“La donna più pericolosa d’Europa”: il lungo attacco di Stern a Giorgia Meloni

Giorgia Meloni la donna più pericolosa
Giorgia Meloni, Genova, September 2022. Photo credits EPA-EFE/LUCA ZENNARO

Sta circolando molto, in Italia, la copertina del settimanale tedesco Stern dedicata a Giorgia Meloni. Il titolo è “La donna più pericolosa d’Europa” e il sottotitolo recita “La post-fascista Giorgia Meloni potrebbe vincere le elezioni italiane, con l’aiuto degli amici di Putin. Questo avrebbe conseguenze estreme per noi”. Va precisato, però, che Lega e Fratelli d’Italia divergono totalmente sulla questione Ucraina. Meloni si ribadisce atlantista, mentre Salvini è sbilanciato verso il Cremlino, con cui il suo partito ha un legame di lungo corso.

La stampa italiana ha riportato per sommi capi quanto pubblicato da Stern, ma vale la pena esaminare meglio il lunghissimo articolo firmato da Luisa Brandl e Andrea Rittler, perché indicativo non solo della linea editoriale del giornale, che è progressista, ma anche della posizione attuale dei media tedeschi in merito al tema.

Giorgia Meloni Fratelli d'Italia
Giorgia Meloni durante una partecipazione alla trasmissione “Porta a Porta”. Foto: EPA-EFE/FABIO FRUSTACI

Giorgia Meloni in copertina su Stern: “La donna più pericolosa d’Europa”

L’articolo di Stern esprime considerazioni sulla leader di Fratelli d’Italia, ma anche su altre figure chiave della competizione elettorale. Dà inoltre un giudizio sulla nostra politica che ricorda molto quello espresso da Oliver Meiler, che sulla Süddeutsche Zeitung ha profetizzato per Meloni un successo “fugace come un peto”. In linea con la volubilità dell’elettorato italiano.


Giorgia Meloni come un peto

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La situazione dell’attuale centro-destra è descritta in modo impietoso. Si parla del “magnate dei media sessista“, cioè Berlusconi, come di un paradossale garante della quota moderata tra Meloni e Salvini, mentre il leader della Lega è descritto come un “teppista politico egocentrico“. Lo zoom dei due autori dell’articolo, però, si allarga molto presto sulla “donna più pericolosa d’Europa”, protagonista assoluta dell’analisi. O dell’invettiva, a seconda dei punti di vista.

Partendo dalla dimensione pop degli slogan di “Giorgia, donna, madre e cristiana” e ricordando un’estate in cui il brano “Il cielo è sempre più blu” ha accompagnato costantemente i comizi di Fratelli d’Italia, il settimanale parla della corsa della leader verso la vetta. Una corsa che, nei mesi, l’ha vista sottrarre sempre più consensi all’alleato-rivale Salvini, che sembra sempre di più il suo personale “ritratto di Dorian Gray” (più lei cresce, più lui si indebolisce).

Intanto, Fratelli d’Italia avrebbe al momento superato il 25%, nei sondaggi, mentre la Lega subisce il peso degli errori politici del suo capo e di un rapporto con Mosca che allarga crepe all’interno della coalizione. Esempio plastico della situazione, l’immagine del confronto tra leader a Cernobbio, con Salvini intento a contestare le sanzioni alla Russia e Meloni che si prende il viso tra le mani.

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Antonio Tajani, Matteo Salvini e Giorgia Meloni a Villa d’Este, Cernobbio, Como, September 2022. Photo credits: EPA-EFE/MATTEO BAZZI

Dagli eccessi alla cautela: una strategia vincente?

Stern parla anche della cautela strategica che la leader di FdI starebbe mostrando in questo momento chiave, in cui le sarebbe indispensabile mostrarsi misurata, evitando eccessi che accendano il folklore degli estremisti e bollino il partito come impresentabile di fronte alla comunità internazionale.

L’articolo parla di una Meloni momentaneamente cauta e poco incline a rilanciare argomenti utilizzati in passato, come l’invocato “blocco marittimo” contro i rifugiati, l’idea sovranista dell'”Europa delle patrie” e le teorie sulla presunta “lobby LGBT” o sulla “sostituzione etnica” voluta dall’UE. Sembrano passati secoli dalla performance resa appena a giugno, al congresso del partito di estrema destra spagnolo Vox. “C’è solo il sì o il no… io dico sì alla famiglia naturale, no alla lobby LGBT… sì alla sovranità del popolo, no ai burocrati di Bruxelles… viva l’Europa dei patrioti!” gridava in quell’occasione Meloni. Le elezioni, però, erano un po’ più lontane di adesso.

A Perugia, invece, durante un recente comizio, i giornalisti di Stern hanno sentito gridare un suo sostenitore: “È la nostra Angela Merkel! Farà tornare grande l’Italia!“. Paragone, quello con la cancelliera, riportato con sottile ironia dai due autori dell’articolo, che conoscono bene l’attaccamento di Merkel all’Unione Europea e ricordano la perenne mobilitazione di Fratelli d’Italia contro la presunta “occupazione franco-tedesca” dell’Italia.

La marcia indietro sull’Europa, per non escludere il sostegno di Bruxelles

Secondo Stern, in vista dell’opportunità di poter guidare il Paese, Meloni sa bene di doversi rendere presentabile anche agli occhi del mondo. In quest’ultima fase, si presenta come leader di un rispettabile partito conservatore e ad agosto ha dichiarato in ben tre lingue che la destra italiana ha “consegnato il fascismo alla storia da decenni”. Dichiarazione su cui molti hanno parecchio da ridire, ma che muove il passo giusto, sullo scacchiere internazionale.

Guardando oltre confine, Meloni si dichiara infine pronta a dialogare con quell’Europa da cui un tempo si dichiarava pronta a uscire e che invece adesso vuole cambiare dall’interno. Affinché “Bruxelles continui a inviare denaro a Roma”, si accanisce Stern, parlando del fatto che il nuovo capo del governo italiano si troverà a gestire una crisi nera su cui, secondo l’Handesblatt, si scommette in borsa da quando Draghi si è dimesso.

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Giorgia Meloni con Viktor Orbàn, durante un incontro pubblico della manifestazione “Atreju”, nel 2019. Photo credits: EPA-EFE/Fabio Frustaci

Il nuovo e il vecchio volto di Giorgia Meloni

Luisa Brandl e Andrea Ritter non credono, dunque, al “nuovo volto” di Meloni, che considerano una maschera. Parlano infatti apertamente di un partito post-fascista e di una leader politica ispirata da Marine Le Pen, dal partito polacco PiS, da Viktor Orbán e dall’America dei sostenitori di Donald Trump, nonché collegata a una base intollerante di fondamentalisti cristiani e reazionari. Una leader che, se da un lato è interessata ad assicurare all’Italia i soldi di Bruxelles, facendo buon viso a cattivo gioco, dall’altro è pronta a denigrare l’Unione e la Germania, ogni volta che serve alla sua propaganda interna.

A questo proposito il settimanale tedesco fa l’esempio del price cap. Recentemente Meloni ha accusato la Germania di opporsi al tetto massimo al prezzo del gas importato, facendo in questo modo gli interessi di Putin, a discapito di quelli degli italiani. In realtà, sul price cap la Germania si è mostrata possibilista ed è invece fortemente contraria proprio l’Ungheria di Orbán, uno dei modelli di Meloni.


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Fantasia e verità, tra Tolkien e l’aneddotica personale

“Nel caso di Giorgia Meloni, fatti e fantasia si confondono spesso” commenta a questo proposito il settimanale tedesco, che fa riferimento anche alle citazioni di Tolkien, utilizzate per proporre un’esaltata narrativa eroica, e al festival Atreju, chiamato come uno dei protagonisti de “La Storia infinita”. Non viene detto però che gli eredi di Michael Ende si sono opposti a questa operazione. Lo ricordiamo noi, per completezza di informazione.

In compenso Stern ribadisce l’attitudine di Meloni a utilizzare l’aneddotica personale per promuovere le sue idee politiche. La leader di Fratelli d’Italia rivela di essere stata oggetto di bullismo da piccola e di poter dire, proprio per questo, che una legge contro la discriminazione di minoranze specifiche non serve. Racconta che quando sua madre era incinta di lei, arrivò a un passo dall’abortire in clinica, ma capì di aver solo bisogno di aiuto. Afferma di conseguenza di voler tutelare soprattutto il diritto della donne a “non abortire”, aiutandole a superare gli ostacoli sociali alla maternità.

Brandle e Ritter non rilevano il fatto che Meloni sia nata nel 1977 e che quindi l’episodio dell’aborto risalga a quando in Italia la pratica era ancora illegale (la legge 194 è del 1978), constatazione che in Italia ha sollevato qualche dubbio sul racconto. Ribadiscono in ogni caso la sua abilità nell’utilizzare una narrativa furba per convincere, che Stern contrappone alle “urla” di Alternativa per la Germania (AfD), il partito dell’ultradestra tedesca.

Giorgia Meloni (foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica) Quirinale.it, Attribution, via Wikimedia Commons

Quale sarà il destino politico della “donna più pericolosa d’Europa”?

Come si concluderà questa ascesa? Stern lascia intendere che sarà l’eventuale conquista dell’obiettivo a spegnere sia le speranze di Giorgia Meloni, sia l’entusiasmo degli italiani. L’unica fortuna che avrebbe Meloni al momento sarebbe quella di essere ancora percepita come una novità, anche se tecnicamente fa politica da trent’anni. Sarebbe l’ultima di una lunga fila di “salvatori della patria”, in cui il popolo italiano ama riporre ciclicamente ogni speranza, ma che sono destinati a cadere presto in disgrazia in un Paese umorale, come ricordato anche da Meiler sulla Süddeutsche Zeitung.

A questo proposito Stern cita l’ex “nuova speranza” Salvini, già bruciato e retrocesso ad alleato imbarazzante di Meloni, nonché costretto a cavalcare la rabbia di ultima generazione degli italiani per il caro bollette, ma viene citato anche Beppe Grillo, fondatore del Movimento Cinque Stelle, definito senza troppi complimenti un “clown televisivo”. Quanto alla leader di Fratelli d’Italia, presentata sulla copertina del settimanale come “la donna più pericolosa d’Europa”, Stern ricorda che dice di se stessa di essere “un soldato”. Resta solo da capire in quali guerre si imbarcherà insieme all’Italia e quanto a lungo.

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