Sciopero della fame davanti al Reichstag: i giovani attivisti per il clima chiedono di parlare coi candidati

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Manifestazione di Extinction Rebellion a Berlino - Stefan Müller (climate stuff) from Germany, CC BY 2.0 , via Wikimedia CommonsExtinction Rebellion Berlin, CC0, via Wikimedia Commons

All’inizio erano in sette, ma uno di loro ha abbandonato l’impresa dopo quasi due settimane. Adesso sono rimasti in sei a fare lo sciopero della fame davanti al Reichstag, nel centro di Berlino, chiedendo che i candidati cancellieri dei principali partiti (Armin Laschet per la CDU, Annalena Baerbock per i Verdi e Olaf Scholz per l’SPD) accettino di parlare con loro.


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Gli argomenti che questi giovanissimi attivisti vogliono trattare con i protagonisti della politica tedesca sono quelli scottanti legati al cambiamento climatico e alla sostenibilità. Per questo, da lunedì scorso, si sono installati a tempo indeterminato nelle loro tende di fronte all’edificio simbolo del potere tedesco.

Gli attivisti, che hanno fra i 18 e i 27 anni, chiedono un cambiamento radicale nelle politiche climatiche nazionali. Dalle decisioni del prossimo capo del governo tedesco, dicono, dipenderà l’entità del cambiamento che il riscaldamento globale porterà nelle nostre vite. Quanti migranti climatici si genereranno a seguito delle prossime catastrofi? Di quanto aumenterà la temperatura sul pianeta? Le risposte dipendono, secondo i sei ragazzi e ragazze che hanno intrapreso lo sciopero della fame, in gran parte della decisioni del prossimo cancelliere tedesco.

“Vogliamo sapere cosa faranno i candidati per il clima nel prossimo futuro”

Per questo, hanno dichiarato due attiviste in un’intervista allo Spiegel, chiedono, fra le altre cose, l’istituzione della figura di un consiglio dei cittadini, con il compito specifico di prescrivere misure immediate per combattere il riscaldamento globale. “Vogliamo sapere cosa hanno intenzione di fare [i candidati] nell’immediato futuro”.

Una visione forse semplicistica della politica climatica, che implica un’interazione fra le potenze globali e una serie di compromessi fra settore dell’energia, mondo del lavoro, consumo su larga scala e moltissimi altri fattori, eppure non si può negare che, almeno a livello europeo, l’esempio e le decisioni della Germania abbiano un peso significativo.

Manifestazione di Extinction Rebellion a Berlino – Stefan Müller (climate stuff) from Germany, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons

“Le nostre proteste sempre ignorate. Per questo scegliamo lo sciopero della fame”

Tutti i partecipanti allo sciopero della fame davanti al Reichstag vengono da percorsi di attivismo iniziati nella prima adolescenza, con movimenti come Extinction Rebellion. Nessuno di loro è estraneo alle manifestazioni e agli scontri con la polizia, eppure, dicono “siamo sempre stati ignorati”. Per questo hanno scelto una forma di protesta destinata ad attirare l’attenzione in modo drastico.

Fino a questo momento, nessuno dei tre principali candidati ha offerto alcun riscontro ai giovani manifestanti, che restano accampati ormai da quasi due settimane nello spazio verde dello Spreebogen, dove vengono visitati quotidianamente da medici che ne controllano lo stato di salute.

Altri attivisti, che non partecipano allo sciopero della fame, organizzano veglie quotidiane e si occupano di far avere ai sei giovani accampati nelle tende ciò di cui hanno bisogno per continuare la protesta.

I candidati non rispondono

Alcune attiviste si sono presentate a un comizio di Scholz, esponendo uno striscione con la dicitura “Sciopero della fame per la giustizia climatica” e chiedendo un colloquio con il candidato dell’SPD. Scholz non ha accettato la richiesta e ha invitato le manifestanti a non mettere in pericolo la propria salute. Anche il portavoce di Annalena Baerbock ha fatto sapere che la candidata dei verdi non condivide le modalità della protesta, pur condividendone gli obiettivi, e che ritiene che non dovrebbe essere permesso agli attivisti di fare lo sciopero della fame, mettendo così a rischio la propria salute. Il team di Armin Laschet, fino a questo momento, non ha risposto.

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