Un Gassi fra i resti della Anhalter Bahnhof, testimonianza dei viaggi degli italiani del passato

© Paolo Brasioli

Di Merlin, Elena e Paolo Brasioli. Disegni di Paolo Brasioli

Hallo, oggi desidero, con tutti voi, fare un lungo, lunghissimo Gassi!
No, non tanto fisicamente, anche date le mie kurze Beine, le mie gambe corte, ma invece idealmente, fantasiosamente! Andiamo in un luogo molto particolare in Berlino, anche soprattutto per gli italiani di una volta. Il rintocco delle campane della chiesa di San Luca scandiscono i miei passetti ed ecco che, dietro l’angolo alla fine della rettilinea Bernburger Straße appare lontana ed isolata, nel vasto piazzale tra strade ed aiuole, una sagoma apparentemente informe. Quasi uno scoglio tra le onde, un avanzo di una golosissima e decorata torta, un tronco reciso di un enorme albero secolare! Sono i resti del portico di ingresso e parte della facciata della storica stazione ferroviaria Anhalter Bahnhof.

Quei treni che da Anhalter Bahnhof arrivavano fino in Italia

Innaugurata nel 1841 ed ampliata a più riprese nel 1860, nel 1872 e nel 1880. Aveva 18 ingressi e i 6 binari passeggeri erano coperti da una fantastica ed ardita tettoia arcuata in ferro e vetro larga ben 60 metri! Era considerato il più grande terminal ferroviario d’europa e fu questa la “porta del sud” per Berlino. Partivano ed arrivavano infatti da qui corse per Dresda, Lipsia, Monaco e Francoforte ma anche per la ben più lontana Italia (Roma e Napoli) fino ad Atene!

© Paolo Brasioli

Un frammento di storia urbana arrivato fino a noi

Dopo le vicende belliche continuò a funzionare fino a 70 anni fa. Poi dal 1960 ne iniziò la demolizione! Nel 2003 un attento restauro ne ha conservato con cura un brano, il portico di ingresso su strada a tre arcate appunto.

Che emozione avvicinarsi ad esso ed immaginarsi come fosse qui la vita urbana 180-150-100 anni fa! Tram, bus, carrozze, taxi, persone che transitano in infiniti percorsi intrecciati e concitati in un immenso spettacolare via-vai!

Dunque, arrivo sotto questo elegante elemento realizzato in laterizi con leggiadre decorazioni floreali a rilievo, e raccolgo qui la prima forte emozione annusando e sfiorando questi rossi mattoni. È l’eredità di questo luogo nonluogo, di questo manufatto che sorprendentemente, pur piantato saldamente, caparbiamente direi, nel terreno, ci fa “viaggiare” e ci fa partire lontano e nuovamente arrivare!

Immaginate con me, quante persone e destini si sono qui, proprio sotto questo portico, sfiorati occasionalmente o cercati animosamente. Molti si sono ritrovati e riabbracciati, molti altri si son lasciati per un breve periodo o per sempre. Molte mani qui si son salutate fino a perdersi nelle prospettive dei destini, molti fazzoletti son stati sventolati fino a sparire all’orizzonte delle vite di ognuno.

Quando gli italiani arrivavano a Berlino in treno

E appunto quanti italiani hanno avuto qui il loro primo “contatto” con Berlino. Quanti ad esempio son stati accolti qui, per iniziare una nuova vita provenendo dal mite clima mediterraneo, dal pungente vento freddo nordico che si infilava sotto le arcate. E qui sotto le prime fraterne parole italiane di saluto e di benvenuto di amici e parenti! E tante altre sensazioni ed emozioni. Questo portico fu davvero un ideale e reale nartece, un estremo simbolo di iniziazione per molti italiani in terra di Germania!


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Tutte le lunghe distanze e gli infiniti tempi di percorrenza dei viaggi, sotto questo portico furono rarefatte in un minimo spazio e contratte in un istante.

Le bronzee statue allegoriche in sommità di “Tag und Nacht” (qui son state posizionate delle copie mentre gli originali sono nel Deutsches Techinikmuseum) ci ricordano appunto il valore del tempo che nei viaggi del passato, lenti e lunghissimi, era amplificato, e quasi santificato e vissuto come avventura.

© Paolo Brasioli

Sotto questo portico, dalla particolare acustica, data dalla sua forma con tre elegantissime volte a vela, sento ancora infatti i tanti vocii, abbaiare di amici cani, richiami di nomi, rombi di motori, stridori di freni, clacson e campanelli che si sono susseguiti e sovrapposti come in una incessante esibizione orchestrale dedicata al viaggio… alla vita!

Poi ho attraversato i tre varchi bianchi verso l’interno, che sento vibrare quasi come magiche porte del tempo, e mi son affacciato al vasto e silente spiazzo, che una volta era proprio l’ambiente della stazione coperta e che ora è un campo di calcio ed un parco. Ho superato il bianco Tempodrom e son arrivato a perdermi, tra i resti di banchine, brani di binari e traversine sconnesse che, inghiottite ora da un boschetto, si stringono tra loro avvicinandosi al Landwehrkanal.
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Nella prospettiva che si perde nella nebbiolina, in direzione sud verso l’Italia, ho ideamente salutato, un po’ come il mio idolo Argo, il cane di Ulisse, tutti i viaggiatori, e tra loro appunto i tantissimi italiani, che nei tempi che furono partirono ed arrivarono a Berlino! Herzlich willkommenAuf Wiedersehen..gute Reise… Ciao!


L’autore: Architetto Paolo Brasioli – Quattro | architectura

Provenendo da una famiglia di artisti veneti, Paolo Brasioli è stato influenzato presto dal ricco patrimonio culturale e artistico italiano. Fondamentale è stata l’influenza di suo padre, Alfredo Brasioli, rinomato fumettista, illustratore e grafico italiano.

Il suo lavoro fino ad oggi si è concentrato sulla costruzione di hotel di alta qualità e sull’interior design per abitazioni, hotel e strutture di gastronomia e benessere, così come sulla creazione di mobili, lampade, accessori e arte.

Ha lavorato con rinomate compagnie e gruppi alberghieri come Best Western, Crowne Plaza, Falkensteiner, Hilton, Hyatt, Le Meridien, Leonardo Hotels, Marriott, NH Hotels, Rocco Forte Hotels e Sheraton. Molte delle sue creazioni sono state esposte in rinomate fiere d’arte e di design.

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