Baerbock contro Merz sulla politica estera femminista: “Mi si spezza il cuore, sa perché?”

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Annalena Baerbock (durante l'incontro con il primo ministro ucraino, 7 feb 2022). Kmu.gov.ua, CC BY 4.0 , via Wikimedia Commons

Mercoledì nell’ambito di un dibattito al Bundestag, si è creata una frizione tra la ministra degli esteri Annnalena Baerbok e il capogruppo dell’Unione, nonché leader dell’opposizione, Friedrich Merz.

Merz ha infatti chiesto che il fondo speciale di 100 miliardi stanziato dal governo tedesco e destinato alla Bundeswehr sia usato, per l’appunto, solo per le forze armate e non per la “politica estera femminista” promossa dalla ministra.


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Annalena Baerbock difende la politica estera femminista: “Mi si spezza il cuore!”

“Potete fare una politica estera femminista o una politica femminista di aiuti allo sviluppo, per quanto mi riguarda. Ma non con questo bilancio!” ha ribadito Merz. La riposta di Annalena Baerbock non si è fatta attendere ed è stata veemente e non priva di sfumature emotive. Dopo aver guadagnato il podio, l’esponente dei Verdi ha infatti esordito dicendo: “Ho pensato a lungo se reagire. Ma ho deciso di farlo perché l’argomento è venuto fuori già due volte, ieri, con il signor Dobrindt e oggi con lei, signor Merz”.

Baerbock ha quindi aggiunto che sentir parlare della Bundeswehr, e subito dopo sentire denigrare la politica estera femminista, è una cosa che la addolora molto. “Mi si spezza il cuore. Sì, e sa perché? Sa perché?” ha incalzato, spiegando quindi le ragioni per cui ritenga importante una politica che tenga conto delle donne.

Friedrich Merz
Il neo-eletto leader della CDU Friedrich Merz durante la conferenza stampa del 17 dicembre 2021 a Berlino. EPA-EFE/FILIP SINGER / POOL

Una politica di sicurezza del 21° secolo include una prospettiva femminista

“Ero con le madri di Srebrenica. Una settimana fa. E mi hanno parlato di quanto i segni della guerra che hanno vissuto siano dentro di loro” ha dichiarato Baerbock. Ha quindi aggiunto di aver saputo da quelle donne, violentate insieme alle loro figlie e alle loro amiche, che nessun provvedimento fu preso per sanzionare gli stupri di guerra avvenuti all’inizio degli anni ’90.

Lo stupro non era riconosciuto come arma di guerra. Non è stato perseguito dalla Corte penale internazionale. Ed è per questo che una politica di sicurezza del 21° secolo include una prospettiva femminista. Non parliamo di chiacchiere, ma di un tema perfettamente in linea con i tempi” ha concluso Baerbock, chiarendo che questo non ha niente a che vedere con il voler investire nella Bundeswehr, ma con una visione più ampia, che includa tutte le vittime della guerra, e con una strategia di sicurezza nazionale non limitata alle spese militari urgenti, ma legata a un discorso più articolato.

“I diritti delle donne sono un indicatore di democrazia”

Il riferimento alle “chiacchiere” fatto da Annalena Baerbock è specifico e non generico. La ministra ha infatti utilizzato un termine, “Gedöns”, che si può tradurre, appunto, con “chiacchiere”, “solfa” o anche “confusione” e che allude a una frase dell’ex cancelliere dell’SPD, Gerhard Schröder, peraltro attualmente nell’occhio del ciclone per i suoi legami con Putin.

Nel 1998, infatti, Schröder descrisse il ministero della famiglia, degli anziani, delle donne e dei giovani come “Un ministero per la famiglia e tutto il resto delle chiacchiere”.

 

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“Nei regimi autoritari, sono i diritti delle donne e dei gruppi emarginati i primi a essere compromessi.Tali diritti sono quindi un indicatore globale di democrazia e, di conseguenza, anche di sicurezza” ha concluso la ministra, che ha postato un estratto del suo discorso anche su Instagram.

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