Haus der Wannsee Konferenz – un capitolo nero della storia tedesca

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Foto di Stefano Comi
Contributo e fotografie a cura di Stefano Comi (Sito ufficiale, Pagina Facebook)

Haus der Wannsee Konferenz – La villa in lussuoso stile italiano non nacque sotto una buona stella. Nella colonia che il banchiere Wilhelm Conrad aveva fondato sulle rive del lago nella seconda metà del diciannovesimo secolo con il proposito di richiamare ricchi uomini d’affari, industriali, banchieri, artisti, scienziati, un certo Ernst Marlier, ciarlatano, truffatore, fabbricante e commerciante di preparati “miracolosi” a base di acido tartarico, acido citrico, sale e tuorlo d’uovo, arrestato e condannato più volte per violazione di domicilio, lesioni personali, traffico di medicinali proibiti, truffa, molestie, offese e resistenza a pubblico ufficiale, acquistò qui un lotto di 30.578 m2 e diede incarico all’architetto Paul Baumgarten di costruire una residenza estiva degna di rappresentarlo fra i membri della buona società suoi contemporanei.

Foto di Stefano Comi

Passaggi di proprietà: come la residenza arrivò in mani naziste

Non ci restò molto, prima dello scadere dei sette anni, vendette l’intera proprietà all’industriale Friedrich Minoux, oppositore della Repubblica di Weimar e legato agli ambienti della destra estrema. Dopo la presa del potere dei nazionalsocialisti, Minoux venne chiamato nei consigli di amministrazione di alcune società partecipate del comune di Berlino, ad esempio la BEWAG.

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Nel corso di un controllo fiscale, si scoprì che da dieci anni Minoux amministrava i soldi pubblici in affari inesistenti per gonfiare le proprie tasche. Condannato e imprigionato, vendette la villa in questione alla fondazione Nordhav, voluta dal capo della SS e della RSHA Heydrich che la adibì a soggiorno rigenerativo per agenti e spie del Reich al ritorno da missioni pericolose. Adolf Eichmann, a capo del Gestaporeferats IV B 4, responsabile del Juden- und Räumungsangelegenheiten(Questioni ebraiche e sfratti), su incarico di Heydrich, inviò una lettera che invitava per il 20 gennaio 1942 alle ore 12,00 “compresa la colazione” quindici personaggi fra capi della polizia, SS, NSDAP, Gestapo, sottosegretari e funzionari di ministeri nella Villa “Am große Wannsee 56-58”.

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Haus der Wannsee Konferenz: non fu decisa qui la “soluzione finale”

Contrariamente a quanto si crede, non venne decisa “la soluzione finale” per “il problema ebraico”. Di fatto lo sterminio degli ebrei era già in atto e ordinato da Hitler durante una conferenza con i suoi fedelissimi il 12 Dicembre 1941 (testimonianza di Joseph Goebbels nel suo diario personale). Quello che la conferenza di Wannsee doveva stabilire, era la cooperazione fra i vari ministeri interessati e gli organi di polizia perché la deportazione e l’eliminazione degli ebrei, specialmente dai territori dell’est Europa conquistati, procedesse senza intoppi nonostante il numero elevatissimo di vittime.

Foto di Stefano Comi

Il protocollo segreto di Wannsee

A conferenza finita vennero redatte trenta copie del protocollo segreto e inviate agli organi e persone competenti. Delle trenta copie se ne salvò per una circostanza singolare, una sola, ritrovata a marzo del 1947 negli archivi del ministero degli esteri. Il linguaggio contenuto nel documento è, nella sua sobrietà, agghiacciante: “Invece della migrazione (Der Madagaskar-Plan; n.d.A.), è ora emersa l’ulteriore possibile soluzione, con il preventivo permesso del Führer al riguardo, dell’evacuazione degli ebrei dell’est. […] Sotto una appropriata direzione, nel corso della soluzione finale, gli ebrei devono in modalità adatte, essere impiegati nel lavoro. In grandi colonne di lavoro, divisi per sesso, gli ebrei in grado di lavorare, saranno scortati in questi territori per la costruzione di strade, tenuto conto che una gran parte di loro, a causa delle ridotte capacità naturali, sarà esclusa”.

Foto di Stefano Comi

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Il senso di quel “sarà esclusa” è raccontato da fotografie e documenti raccapriccianti raccolti nel museo della villa a testimonianza dell’orrore indescrivibile della storia. Dopo alcuni passaggi di mano alla fine della guerra, il 19 Gennaio 1992, su iniziativa dell’allora sindaco di Berlino, Eberhard Diepgen e dell’associazione “Erinnern für die Zukunft – Trägerverein des Hauses der Wannsee-Konferenz e.V.”, la villa è stata adibita a museo permanente, memoriale e struttura di formazione. Alcuni giornali americani lamentarono l’assenza all’inaugurazione dell’allora Presidente della Federazione Richard von Weizsäcker e del Cancelliere Helmut Kohl.

Foto di Stefano Comi

Come arrivare alla villa della Conferenza: S1, S7 Wannsee e proseguire con il Bus 114 – Haus der Wannsee Konferenz.

In automobile: digitare Zum Heckeshorn 27, 14109 Berlin. Parcheggio e ingresso alla Villa gratuiti.
P.S.: non è una passeggiata, è una visita a un luogo carico di storia da intraprendere con rispetto.

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