Ferropolis: da miniera di carbone a luogo di cultura dal fascino postindustriale

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Ferropolis
Foto di Stefano Comi
Contributo e fotografie a cura di Stefano Comi (Sito ufficiale, Pagina Facebook)

Ferropolis – Il tesoro che manteneva in vita l’industria e la produzione di energia nella ex DDR era il Braunkohle. La caratteristica essenziale di questo tipo di carbone è di essere vicino alla superficie e quindi relativamente facile da estrarre, l’alto contenuto di zolfo lo rende però molto inquinante. Nei mesi invernali, quando a Berlino-est migliaia di abitazioni venivano riscaldate con il Braunkohle non era raro, in determinate condizioni atmosferiche, il formarsi di una cappa soffocante che non si arrestava di fronte al muro e costringeva anche il Senato di Berlino-ovest ad ordinare il fermo degli autoveicoli per parecchi giorni.

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Foto di Stefano Comi

L’epoca d’oro delle miniere di carbone

Nella regione centrale sella Sassonia-Anhalt, all’apice della produzione, erano attive venti miniere a cielo aperto che riuscivano ad estrarre fino a cento milioni di tonnellate l’anno e impiegavano sessantamila lavoratori che rifornivano centrali elettriche, fabbriche di mattoncini per il riscaldamento (Briketts), industria chimica. Pochi chilometri a sud di Wittemberg, la città di Martin Lutero, presso la comunità di Gräfenhainichen, iniziarono, a fine degli anni cinquanta del secolo scorso, i lavori per lo sfruttamento di uno di questi giacimenti che serviva essenzialmente a rifornire le centrali elettriche nelle vicinanze di Lipsia.

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Foto di Stefano Comi

L’estrazione del carbone in questa miniera era però molto svantaggioso per due ragioni: per estrarre un metro cubo di carbone era necessario pompare e trasportare altrove sei metri cubi d’acqua della falda e cinque metri cubi di materiale inerte. Non solo; le macchine necessarie a queste operazioni, veri capolavori di ingegneria meccanica, funzionavano esclusivamente con motori elettrici che consumavano il trenta per cento dell’energia prodotta con il carbone estratto.

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Foto di Stefano Comi

Un prezzo che l’utilizzo del restante settanta per cento non avrebbe mai potuto coprire. Nonostante questo, la necessità di energia e di carbone per il riscaldamento nel Paese del socialismo reale era tale che in questa località le macchine erano in funzione ventiquattro ore al giorno, sette giorni la settimana. Nei periodi in cui le macchine funzionavano senza interruzioni, quattro treni di sedici vagoni l’uno venivano caricati in un’ora; a manovrare ognuno di questi mostri alti fino a trenta metri per un peso di oltre mille tonnellate, bastavano tre persone.


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Foto di Stefano Comi

Dalla caduta del muro alla nascita di Ferropolis

Dopo la caduta del muro, a causa della non rentabilità e dell’alto grado di inquinamento del Braunkohle, la miniera venne chiusa lasciando una fossa scoperta di 560 ettari, un ammasso di rovine e molti disoccupati. Grazie all’iniziativa di alcuni di loro e alle alleanze con le istituzioni della regione, è nato il progetto di Ferropolis: la fossa è stata allagata con 70 milioni di metri cubi d’acqua, un’operazione durata cinque anni; il terreno che ospitava gli uffici e le officine è stato bonificato; alcune delle macchine salvate dalla rottamazione sono state messe in sicurezza anche con passerelle per i potenziali visitatori che possono salire fino alla cabina dell’operatore; fra le macchine è stato realizzato uno spazio che ospita fino a venticinquemila spettatori per concerti e altre rappresentazioni.

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Foto di Stefano Comi

Ospiti illustri negli ultimi anni: Mikis Theodorakis a dirigere il concerto di inaugurazione nel 2000, a seguire negli anni Andrè Rieu, Peter Maffay, Deep Purple, Metallica, Jethro Tull, Oasis, Helene Fischer e molti altri. Alle macchine rimaste sono stati dati dei nomi che riassumono, con un po’ di fantasia, le loro caratteristiche architettoniche.

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Foto di Stefano Comi

Il cimitero degli elefanti

Così è possibile passeggiare a fianco di “Moskito”, ammirare la cupola di “Dome”, scrutare con rispetto la sagoma di “Mad Max”, salire fra le torri di “Gemini” e campeggiare all’ombra di “Big Wheels”. A dotare il lago di canneti rigogliosi e di una ricca varietà di pesci ci ha pensato la natura stessa, senza l’intervento dell’uomo. Due spiagge e un viale quasi completamente asfaltato che permette di percorrere il perimetro del lago a piedi, in bicicletta o con i pattini, sono un’altra attrazione che contribuisce alla rigenerazione per gli abitanti del luogo.

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Foto di Stefano Comi

Il ristoro: un piccolo imbiss all’interno dell’area che però sconsiglio. Meglio il ristorante “Il castello” in località Gräfenhainichen, raggiungibile in pochi minuti.
Come arrivare a Ferropolis: non è possibile arrivare con i mezzi pubblici.
In automobile: digitare 06773, Gräfenhainichen, Ferropolisstraße 1 (circa un’ora).
Buona passeggiata!

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