Erdogan minaccia di espellere l’ambasciatore tedesco in Turchia

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Ambasciatore tedesco in Turchia
Copyright by World Economic Forum, swiss-image.ch/Photo by Andy Mettler, CC BY-SA 2.0 , via Wikimedia Commons

L’ambasciatore tedesco in Turchia Jürgen Schulz sta per essere dichiarato persona non grata dal ministro degli esteri turco, su richiesta diretta del presidente Recep Tayyip Erdogan, che però non ha dato una scadenza precisa in tal senso. Schulz è in buona compagnia: sono ben dieci gli ambasciatori di Paesi NATO che Erdogan ha indicato come “indesiderabili”, nello specifico quelli di USA, Francia, Canada, Finlandia, Danimarca, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia e Svezia. Il complesso incidente diplomatico, che potrebbe profilarsi come una grave crisi nei rapporti fra la Turchia e il resto dell’occidente, si collega al caso dell’attivista, imprenditore ed editore Osman Kavala, attualmente incarcerato dal governo di Erdogan e considerato internazionalmente un prigioniero politico.

L’ambasciatore tedesco in Turchia ha chiesto il rilascio di Kavala

L’ambasciatore tedesco in Turchia, così come i suoi colleghi, è “colpevole”, agli occhi di Erdogan, di essersi espresso pubblicamente a favore di Kavala, chiedendone la liberazione in un appello lanciato lunedì scorso. L’annuncio del presidente turco è arrivato nella serata di sabato. L’imposizione dello status di persona non grata implica l’espulsione dal Paese, il che rappresenterebbe un atto di ostilità senza precedenti verso ben dieci Paesi con i quali, fino a questo momento, la Turchia ha mantenuto relazioni amichevoli, se pur non sempre prive di tensioni.

Rispetto alle esternazioni degli ambasciatori stranieri che hanno difeso Kavala, Erdogan si è espresso con toni molto duri: “Chi siete voi, per dare lezioni alla Turchia?” e ancora “[Gli ambasciatori] devono imparare a capire la Turchia. Se non la capiscono devono andarsene”.

Il ministero degli esteri tedesco ha avviato intense consultazioni con i corrispettivi degli altri Paesi coinvolti, mentre il dipartimento di Stato americano ha chiesto chiarimenti all’omologo turco.


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Il caso Kavala

Osman Kavala è detenuto a Istanbul dal 2017 con l’accusa di tentativo di colpo di stato in relazione alle proteste di Gezi Park del 2013. Da questa accusa è stato in seguito assolto dopo una detenzione preventiva di due anni e mezzo, per essere arrestato nuovamente subito dopo il rilascio con l’accusa di “spionaggio” in relazione a un tentato colpo di stato nel 2016. Il processo, che coinvolge altre 50 persone, dovrebbe continuare fino alla fine di novembre e per Kavala e altri è stato chiesto l’ergastolo. I sostenitori dell’imprenditore sostengono che le ragioni della sua detenzione siano esclusivamente politiche e legate al suo impegno per i diritti umani con l’organizzazione Anadolu Kültür. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ne ha richiesto il rilascio nel 2019, fino a questo momento senza successo.

Le reazioni della politica

Dalla politica tedesca si leva un coro di voci di sdegno. La vicepresidentessa del Bundestag Claudia Roth (Verdi), in una dichiarazione rilasciata all’agenzia di stampa DPA, ha definito “senza scrupoli” le azioni che Erdogan intraprende contro chiunque lo critichi pubblicamente e ha chiesto sanzioni contro la Turchia per affrontare a livello internazionale questa deriva autoritaria. Dello stesso parere anche Cem Özdemir (Verdi), che ha invitato tutti i Paesi coinvolti a resistere alla pressione e a non considerare negoziabili la democrazie e i diritti umani.

Anche dagli altri partiti dell’arco costituzionale tedesco sono arrivati commenti simili, con particolare riferimento all’inevitabile allontanamento della Turchia tanto dalla UE quando dalla NATO, qualora gli allontanamenti dei dieci diplomatici dovessero essere confermati.

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