Berlino, l’attivista Seyran Ateş: “Sanzioni per chi rifiuta l’integrazione”

rifiuta l'integrazione
Seyran Ateş. Foto di Ayla Ateş

Seyran Ateş è un’attivista per i diritti civili nata a Istanbul, ma cresciuta in Germania e residente a Berlino, la fondatrice della moschea inclusiva Ibn Rushd-Goethe, dove gli uomini e le donne pregano insieme e le donne possono ricoprire il ruolo di Imam, e una donna sotto protezione, per tutti questi motivi, dal 2016.

Chi rifiuta l’integrazione va affrontato, senza timori

A Berlino l’attivista 58enne, che nel 1984 ha subito un gravissimo attentato, ha lottato a lungo contro i matrimoni combinati, la violenza patriarcale e i radicalismi religiosi che permangono in una parte della comunità di cui fa parte e che conosce.

In relazione a questi temi Ateş si esprime in modo sempre molto reciso e lo ha fatto anche recentemente, con dichiarazioni che hanno attirato molta attenzione e che riguardano dinamiche di mancata integrazione registrate sul suolo tedesco.


Seyran Ateş

Leggi anche:
Seyran Ateş: a testa alta e senza paura. Rischiare la vita e continuare a lottare

 


Il quotidiano tedesco BZ ha infatti riportato alcune dichiarazioni rese dall’attivista al Tagesspiegel, in cui Ateş ha auspicato da parte del sistema “maggiori sforzi per integrare i rifugiati di altre culture” e proposto “sanzioni contro chi rifiuta l’integrazione“. Ateş ha inoltre dichiarato: “Stiamo perdendo bambini che si allontanano dalla scuola e vengono educati da istituzioni religiose come le moschee, che diffondono una visione del mondo molto conservatrice”.

Vivere nella diversità sotto l’ombrello della democrazia

Per far fronte a questo tipo di emergenza, Ateş ritiene che si debba lavorare fin dalla scuola primaria, con adeguati strumenti pedagogici. Lo scopo è fare in modo che “si possa vivere insieme, in modo inter-religioso e interculturale, all’interno della società”. L’attivista ha lamentato anche profonde carenze nell’educazione alla democrazia, che dovrebbe essere ulteriormente sviluppata e incentivata. “Solo se riusciamo a far capire alle nuove generazioni cosa significhi vivere nella diversità sotto l’ombrello della democrazia, faremo progressi” ha dichiarato.


Seyran Ateş

Leggi anche:
Seyran Ateş e l’Islam patriarcale: denunciarlo non è islamofobia

 


“Basta aver paura di fare il gioco della destra”

Infine, Ateş ha fortemente criticato chi non parla del problema per ragioni politiche o per timore di essere ingiustamente accusato di razzismo o xenofobia. Ha aggiunto che da anni la diversità culturale e religiosa a volte crea problemi di convivenza e che questo è noto a tutti. Riferendosi in particolare ai matrimoni forzati, contro i quali si è sempre battuta, e alla visione arcaica della sessualità presente in alcuni contesti, l’attivista ha dichiarato: “Il più grande fallimento è la negazione permanente di problemi di questo tipo per paura di fare il gioco della destra”.

A proposito delle sanzioni invocate per chi si rifiuta di integrarsi e rispettare i diritti tutelati nel Paese in cui vive, Seyran Ateş ha infine concluso dicendo: “Ci sono persone che si rifiutano di integrarsi. Dobbiamo farcene una ragione”. E aggiunto che in questo caso l’unica strada sia quella di misure punitive come, ad esempio, il taglio delle prestazioni in denaro erogate dallo stato o la negazione dello status di residente regolare.

P.S. Se questo articolo ti è piaciuto, segui Il Mitte su Facebook!

facebook
Twitter
Pinterest