Promuovere la cultura italiana in Germania: intervista con Maria Carolina Foi, direttrice dell’IIC Berlino

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Maria Carolina Foi
La Professoressa Maria Carolina Foi, direttrice dell'IIC Berlino. © Dario Jacopo Laganà (www.norte.it)

Abbiamo incontrato la Professoressa Maria Carolina Foi, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Berlino. Abbiamo parlato della sua storia, dei suoi progetti, dell’attività dell’Istituto, delle difficoltà incontrate durante la pandemia, ma soprattutto della voglia di superarle per promuovere la cultura italiana in Germania con rinnovato entusiasmo. E voglia di far circolare idee profonde, interessanti e importanti.

Professoressa Foi, ci parli un po’ di lei, qual è la sua storia e come è arrivata all’IIC?

La mia storia comincia a Padova e precisamente alla facoltà di giurisprudenza, dove ho studiato per tre anni. Erano anni cupi, tra le fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80 e lo studio del diritto mi poneva una serie di questioni, anche esistenziali.

Io amavo da sempre la letteratura tedesca e a un certo punto, anche se avevo dato quasi tutti gli esami, ho deciso di studiare letteratura tedesca a Trieste, con Claudio Magris. A Trieste la mia formazione giuridica ha però lasciato il segno e uno dei miei campi di ricerca è diventato quello delle relazioni tra cultura giuridica e letteratura, in particolare la letteratura tedesca.

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Istituto Italiano di Cultura (diretto dalla Professoressa Maria Carolina Foi). DANTE 700 – Dante e i suoi luoghi nelle fotografie di Massimo Sestini. Mostra a cura di Associazione MUS.E.. Concerto del Quartetto Indaco © Dario Jacopo Laganà (www.norte.it)

Vuole farci un esempio?

Recentemente ho riletto i drammi del teatro di Schiller dal punto di vista del dibattito politico e giuridico del suo tempo. Analizzando quindi tutta la tematica dei diritti umani e civili, del tirannicidio, affrontato nel “Guglielmo Tell”, o della pena di morte comminata per motivi politici, che compare in “Maria Stuart”.

Lo studio della letteratura tedesca alla fine l’ha avvicinata alla Germania anche fisicamente. Come?

Devo ringraziare anche il sistema di sostegno alla ricerca tedesco. Se sono riuscita a trascorrere lunghi soggiorni in Germania lo devo al DAAD, che è il servizio di interscambio accademico, ma anche alla fondazione Alexander von Humboldt. Ho inoltre passato diversi periodi di ricerca al FRIAS, l’istituto di studi avanzati di Friburgo, nell’ambito di iniziative di eccellenza varate dalle università tedesche. Sono stati periodi fecondissimi, da tanti punti di vista.

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Istituto Italiano di Cultura (diretto dalla Professoressa Maria Carolina Foi). Omaggio ad Alda Merini. Elettra de Salvo Catia Gatelli e Paolo Migali. © Dario Jacopo Laganà (www.norte.it)

Ora mi trovo in una fase della vita in cui, dopo che per tanti anni mi sono quasi assimilata al mondo tedesco, avverto l’esigenza di far conoscere anche in Germania la cultura italiana, quella del nostro patrimonio sedimentato, ma anche quella che forma una nuova immagine dell’Italia, animata dai contributi degli artisti e degli intellettuali contemporanei. Valorizzando anche il campo della cultura scientifica e della produzione digitale.

Com’è stato prendere servizio e gestire l’attività dell’Istituto in piena pandemia?

Se posso dirlo, è stato terribile e all’inizio davvero disorientante. Io sono arrivata a Berlino esattamente il giorno in cui, l’anno scorso, erano stati riaperti i voli e i rapporti tra i Paesi Schengen. E mi sono trovata in un Istituto che era chiuso da marzo e con tutto il personale in home office. Mi sono chiesta come potessi farmi un’idea del lavoro che mi aspettava e conoscere le persone con cui avrei dovuto svolgerlo, cioè i collaboratori.

Devo dire che in questo ho avuto un grande sostengo da parte dell’Ambasciata e dell’Ufficio Cultura. Abbiamo capito insieme che c’erano anche dei problemi logistici di base, avrei dovuto in primis rendere l’istituto sicuro per l’accesso del personale e del pubblico nei successivi eventi in presenza rivedere tutto alla luce delle norme di prevenzione e contenimento dell’epidemia da Covid19.

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Istituto Italiano di Cultura (diretto dalla Professoressa Maria Carolina Foi). DANTE 700 – Dante e i suoi luoghi nelle fotografie di Massimo Sestini. Mostra a cura di Associazione MUS.E. Concerto del Quartetto Indaco. © Dario Jacopo Laganà (www.norte.it)

E come vi siete mossi in questo senso?

Abbiamo utilizzato la pausa forzata della chiusura per affrontare dei lavori molto impegnativi che sono andati avanti per due mesi: abbiamo aperto una nuova sala conferenze al pian terreno, abbiamo risistemato l’accoglienza per avere il controllo dei flussi di visitatori e abbiamo rideterminato gli spazi secondo gli indicatori di areazione e distanza richiesti.

Il 23 settembre dell’anno scorso siamo riusciti finalmente a inaugurare una splendida mostra fotografica dedicata a Letizia Battaglia. Diciamo che è stata una grande occasione per mostrare, qui in Germania, la capacità di reazione del nostro Paese, anche in una situazione di emergenza.

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Istituto Italiano di Cultura (diretto dalla Professoressa Maria Carolina Foi). Omaggio ad Alda Merini. Elettra de Salvo Catia Gatelli e Paolo Migali. © Dario Jacopo Laganà (www.norte.it)

Quale pensa debba essere il ruolo di un Istituto Italiano di Cultura?

Gli obiettivi degli Istituti sono molto chiari: promozione della lingua e della cultura italiana in un’ampiezza di settori notevole, dall’architettura alla moda, dal design al cinema. L’importante è che in ogni Paese l’Istituto avvicini la cultura italiana al suo pubblico e quindi, nel nostro caso, l’obiettivo è anche quello di entrare in relazione con i partner e le istituzioni culturali attive a Berlino, allo scopo di creare situazioni bilaterali.

Quali obiettivi si prefigge personalmente?

Quello di ampliare l’offerta. Valorizzando ad esempio anche il settore della saggistica orientata alla divulgazione scientifica, ma che abbia grandi qualità letterarie. In questa direzione abbiamo presentato un libro che si chiama “L’invenzione delle razze: Capire la biodiversità umana” scritto da un genetista italiano, Guido Barbujani, che è non solo uno celebre studioso, ma anche un validissimo scrittore. Abbiamo ospitato anche Stefan Klein, uno dei massimi scrittori scientifici in Germania, che coniuga interessi che riguardano sia la fisica che la filosofia.

Un approccio che davvero estende molto il suo orizzonte di riferimento

Ho un’idea di letteratura molto ampia. In fondo Platone cos’è? Filosofia o letteratura? E i dialoghi di Galileo? La mia attenzione è rivolta a come i vari tipi di sapere si intreccino e sono convinta che la letteratura sia “il discorso dei discorsi”, che di fatto include tutto.

C’è qualche iniziativa che la rende particolarmente orgogliosa, tra quelle organizzate finora?

Un’iniziativa che ci ha dato enormi soddisfazioni è stato il web doc interattivo su Letizia Battaglia, che ci ha permesso di arrivare in finale al Cinello Unlimited, un premio per le produzioni digitali a tutela e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale.


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Siamo poi stati scelti insieme ad altri istituti per inaugurare la maratona “Dante nel mondo” e lo abbiamo fatto con un video dedicato a Dante e alla Commedia. Come tema abbiamo scelto “l’ammiraglio Beatrice” e ripreso, in varie location berlinesi, attori che recitavano in tedesco passi scelti della Commedia accompagnati da un dantista tedesco, che li commentava.

Ha partecipato anche la curatrice del Gabinetto delle stampe, il Kupferstichkabinett, perché qui a Berlino sono conservati dei magnifici disegni di Botticelli proprio sulla Divina Commedia. Questo video è stato poi diffuso attraverso la piattaforma “La lettura”, che è il magazine culturale online del Corriere della sera.

Quali sono invece i prossimi appuntamenti da segnalare ai nostri lettori?

La prima cosa che mi sento di anticipare e valorizzare è la nostra estate in cortile. Abbiamo un programma densissimo, vogliamo dare spazio a chi lo ha perso a causa della pandemia. L’anno scorso abbiamo dovuto sospendere molti eventi di musica, danza, arti performative… quest’anno andremo avanti per tutta l’estate, fino ai primi di settembre.

Cosa dobbiamo aspettarci in termini di programmazione?

Ci saranno concerti di musica classica in collaborazione con l’Accademia musicale Chigiana, performance teatrali e anche una festa più “pop” sulla canzone italiana, quasi sotto ferragosto. Il programma è molto fitto e siamo pronti anche in caso di brutto tempo, siamo attrezzati per ogni evenienza. Gli eventi sono molti di più rispetto agli anni passati, perché il nostro vuole essere un recupero e un rilancio.

Ci sono poi tutte le rassegne di cinema all’aperto che sosteniamo, come l’Italian Film Festival e la rassegna di Mara Martinoli, CineDì Opern Air. Insomma, quella dell’istituto sarà un’estate piena.

Altre novità?

Una cosa interessante è che l’Istituto Italiano di Cultura di Berlino è stato coinvolto come giurato del premio Strega. Questo ci rende felici e onorati. Tra l’altro speriamo di poter avere qui, tra quest’anno e il prossimo, proprio gli autori della cinquina.

Vorrei poi ricordare tre mostre, in primis quella che abbiamo adesso di Massimo Sestini, ispirata a Dante. Ne avremo poi due interessantissime in settembre: una dedicata ad Adriano Olivetti, che si svolgerà in una galleria di Kreuzberg, e una molto importante, che è un recupero dell’anno passato per il centenario di Fellini, ma di cui siamo molto orgogliosi perché la allestiremo noi, dal 19 ottobre fino a dicembre.

maria carolina foi

Utilizzando il nostro magazine, vuole rivolgere un messaggio alla comunità italiana a Berlino?

Il mio desiderio è di incontrarla e conoscerla in presenza, in tutte le sue molteplici sfaccettature, in occasione dei nostri eventi o attraverso contatti e proposte personali che consentano la libera circolazione delle idee.

E poi voglio ringraziarla, perché durante gli eventi virtuali organizzati in pandemia abbiamo avuto la sensazione di non essere soli e di avere un pubblico comunque affezionato, che poneva domande e seguiva le nostre proposte. E questo ci è stato di grande conforto.

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