Atlete tedesche alle Olimpiadi rifiutano il body: “Stufe di sentirci in imbarazzo!”

0
460
rifiutano il body
Martin Rulsch, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

Rifiutano il body e indossano pantaloni lunghi elasticizzati, le ginnaste tedesche che hanno partecipato alle olimpiadi di Tokyo.

Elisabeth Seitz, Kim Bui, Sarah Voss e Pauline Schäfer sono scese nell’arena rifiutando l’abbigliamento succinto che ha accompagnato le esibizioni sportive delle donne per decenni, rivendicando il diritto di abbigliarsi come i loro colleghi maschi.

Elisabeth Seitz. Martin Rulsch, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Atlete tedesche rifiutano il body: “Ognuno sia libero di vestirsi come vuole”

Il messaggio è lo stesso veicolato, sempre con la scelta di tute integrali, anche durante gli europei di aprile: ognuno dovrebbe avere la libertà di abbigliarsi come vuole, durante una competizione sportiva. Specie quando un determinato dress code non ha altra motivazione che una palese sessualizzazione del corpo femminile.

Sarah Voss è stata la prima ginnasta a presentarsi in una competizione internazionale con le gambe coperte. In aprile Seitz aveva invece lanciato l’iniziativa “It’s my choice” (è la mia scelta), dichiarando a RTL: “Facciamo molte spaccate e assumiamo spesso posizioni che ci portano a tenere le gambe larghe”.

Sarah Voss. Martin Rulsch, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Gareggiare in abiti succinti può causare imbarazzo

Con queste parole la ginnasta aveva sottolineato come la natura di alcune posizioni esponga il corpo delle ginnaste in modo potenzialmente imbarazzante. Anche perché i body sono davvero molto succinti e basta un movimento di troppo o un’angolazione diversa della telecamera per offrire dettagli imbarazzanti all’occhio degli spettatori.


seno

Leggi anche:
“Seno uguale per tutti!” la protesta della donna cacciata da un parco acquatico di Berlino

 


“È importante che ognuno si presenti nel modo in cui si sente a suo agio. Questo è il segnale che vogliamo mandare come squadra” aveva aggiunto Seitz, aggiungendo che il focus dovesse essere più sul “sentirsi bene e sulla buona ginnastica” che sulla nudità.

rifiutano il body
Pauline Schäfer. Di Pierre-Yves Beaudouin / Wikimedia Commons

Anche l’allenatrice della nazionale Ulla Koch si è trovata a dover recepire questa istanza, soprattutto dopo che un’atleta le aveva rivelato di sentirsi “quasi nuda”, nel body previsto dal regolamento.

“È allora che devi reagire come trainer e chiederti cosa puoi fare concretamente”. Nel suo caso, “Tre mesi dopo, il primo prototipo di una nuova tuta era pronto”.

Simone Biles. Di Agência Brasil Fotografias – EUA levam ouro na ginástica artística feminina; Brasil fica em 8º lugar, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=50584791

Simone Biles resta fedele al body, ma supporta le atlete tedesche

Le tute lunghe sono state introdotte nel 2009, ma sono state finora indossate solo da atlete musulmane e quindi per motivi religiosi. Le atlete tedesche hanno ripetutamente sottolineato di non essere contrarie ai body in assoluto, ma di esigere libertà di scelta, in modo che ciascuna possa optare per la soluzione che ritiene preferibile.

La campionessa statunitense Simone Biles, ad esempio, vuole continuare a gareggiare indossando il body perché ritiene che la impacci meno nei movimenti, ma ha comunque sostenuto la decisione delle atlete tedesche “di indossare ciò che vogliono”.

P.S. Se questo articolo ti è piaciuto, segui Il Mitte su Facebook!