Unconventional Berlin Diary: angeli e immondizia a Berlino

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Photo by db Photography | Demi-Brooke
immondizia a Berlino
Photo by Uli H.

L’altra sera ho rischiato l’apoteosi fantozziana. Tornata a casa dopo una giornata massacrante e vittima di un colpevole eccesso di diligenza ho deciso di smaltire un po’ della spazzatura che rendeva la nostra cucina qualcosa simile a un vicolo di Calcutta. Sono uscita in giardino con in mano diversi sacchi maleodoranti e le chiavi di casa e quando ho lanciato la spazzatura nel bidone dell’indifferenziata le chiavi sono volate dentro in un unico fluido movimento.

Per qualche istante sono rimasta paralizzata come la moglie di Lot. Nella mia testa sfilava pigro il proverbiale rotolacampo del Colorado, treni merci sfrecciavano fischiando, mucche frisone li guardavano passare e ragazzini immaginari cantavano “Sur le pont d’Avignon” mentre fissavo la spazzatura. Stavo ancora meditando il da farsi (o forse il suicidio) quando è arrivato un ragazzo biondo dall’aria sana e cordiale, una tipologia umana che avrei trovato rassicurante se non avessi letto “Apt pupil” di Stephen King.

smiling man photo

Ad ogni modo gli ho chiesto una mano. Mi aspettavo che mi aiutasse a cercare un bastone per agganciare in qualche modo le chiavi, invece, superando le mie più rosee aspettative, si è infilato per metà nel bidone e le ha recuperate da un letto di cenere e melma.
Erano talmente sporche che mi hanno unto le mani e a casa ho dovuto disinfettarle con uno spray antisettico, ma la cosa che mi ha veramente spiazzata è stata la totale disponibilità di uno sconosciuto a compiere un’azione che io stessa avevo scartato in quanto intollerabilmente disgustosa. Oltre che tragicamente metaforica, vista la mia tendenza a sentirmi io stessa un rifiuto urbano.

Photo by db Photography | Demi-Brooke

L’episodio mi ha messo di buon umore e mi ha tolto di dosso quel peso fatto di stanchezza e malinconia che mi affliggeva fin dalle prime ore del mattino. Colpa della mia vita, che punta i piedi, e della primavera, che tarda ad arrivare.
Shirley Manson dei Garbage canta “I’m only happy when it rains, I’m only happy when it ‘s complicated”. Io invece sono contenta quando le nuvole virano al bianco panna e quando persone insolitamente gentili risolvono un problema che non hanno creato con la provvidenziale grazia degli angeli di Frank Capra!

♠ Colonna sonora: “I’m only happy when it rains”– Garbage♠

Lucia Conti

Lucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte” ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitare mostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Attualmente vive e resiste a Berlino.

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