A 25 anni dalla prima Love Parade, cosa resta di quella generazione

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© Sam Granleese / CC BY ND 2.0
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© Sam Granleese / CC BY ND 2.0

di Sara Lazzari

Il 1 Luglio di venticinque anni fa poco più di un centinaio di persone sfilava lungo la Kurfürstendamm scuotendosi ai ritmi acidi della più nuova e sovversiva corrente musicale che si stava diffondendo nel mondo.

Era l’estate del 1989 e il Muro ancora intatto. Techno, Disco, House, Electro: comunque la si denominasse, o la si parcelizzasse, quella era la colonna sonora di una nuova era e segnava in modo ufficiale e definitivo l’ingresso del tecnologico anche nel panorama musicale.

La comunità che tale corrente ha riunito attorno a sé era costituita in gran parte dalla Generazione X: nati tra l’inizio degli anni ’60 e i primi anni ’80, i figli del boom economico del dopoguerra. Quei 140 individui riunitisi a ridosso del Tiergarten in un pomeriggio di luglio di un quarto di secolo fa hanno fatto Storia: con loro nasceva la Love Parade.

Gli ideatori del progetto sono stati Matthias Roeingh (meglio conosciuto come Dr. Motte), musicista e dee jay berlinese e Danielle de Picciotto, all’epoca sua compagna, artista poliedrica e musicista lei stessa.

Con l’aiuto di un generatore e di qualche automobile, la manifestazione dal tema Friede, Freude, Eierkuchen (locuzione che in tedesco viene usata a definire l’atteggiamento di qualcuno che ignora i problemi piuttosto che risolverli)  si è snodata lungo la via principale di Berlino ovest, portando con sé una carica di euforia e trasgressione  (qui il resoconto dello stesso dr. Motte).

Da allora la Love Parade è diventata un appuntamento fisso della capitale tedesca ed ha attratto un numero straordinariamente alto di partecipanti, fino a trasformarsi in un evento di portata internazionale e a totalizzare 1,5 milioni di visitatori nell’edizione del 1999 (a differenza di quanto succede normalmente in Italia, in questo caso le cifre fornite dagli organizzatori e quelle calcolate dalle autorità combaciano: il successo della tecno-parata è stato davvero notevole).

© marksteelenz / CC BY ND 2.0
© Mark Steele / CC BY ND 2.0

La storia della Love Parade non è stata però rettilinea – prova ne è il fatto che se ne festeggia oggi il compleanno in absentia – e priva di contraddizioni. Inizialmente la parata era stata registrata presso le autorità come manifestazione politica e da ciò derivava che le spese organizzative, di pulizia e risanamento, di personale medico e forze dell’ordine ricadevano per intero sul Comune di Berlino, e ciò vale a dire che gravavano sull’intera cittadinanza.

E se agli albori il movimento preservava quell’elemento da corrente di nicchia – e dunque relativamente contenuto in termini di costi e personale impiegato -, a partire dal 1995 assieme ai numeri di partecipanti sono salite precipitosamente anche le spese: per fare un esempio basti pensare che l’allestimento di un mezzo mobile provvisto di impianto acustico, forze logistiche e di sicurezza veniva a costare non meno di 50.000 euro.

Una conseguenza diretta dell’aumento delle spese è stata la defezione, in qualità di sponsor, di un numero crescente di case discografiche indipendenti e di club.

D’altro canto cominciava in quello stesso periodo a farsi netta la protesta degli abitanti e di organizzazioni per la tutela del territorio, contro quello che poteva esser definito come una vera e propria devastazione dello spazio pubblico: oltre al disturbo acustico, i danni provocati da una tale fiumana di individui danzanti erano tanto ingenti da richiedere interventi di reimplantazione di zolle erbose nel parco del Tiergarten.

© adriagarcia / CC BY SA 2.0
© adriagarcia / CC BY SA 2.0

L’assommarsi delle problematiche ha condotto infine nel 2001, per decisione del Senato, al rifiuto di riconoscere la Love Parade quale manifestazione politica.

Tale deliberazione ha segnato il declino dell’intero evento: al termine dell’edizione di quell’anno i costi di mantenimento dell’intera struttura organizzativa si sono rivelati schiaccianti per la LP GmbH (azienda diretta dallo stesso Dr. Motte, fondata con lo scopo di diffondere lo spirito della manifestazione nel mondo), che da allora ha concesso sempre maggiori spazi a investimenti privati.

La commercializzazione dell’intera iniziativa è proseguita tra battute d’arresto (le edizioni del 2004 e del 2005 sono saltate soprattutto per mancanza di fondi adeguati) e impennate feroci; l’altalena si è infine arrestata nel 2006, quando Roeingh si è dileguato definitivamente e la società è stata salvata dal fallimento grazie alla sua acquisizione da parte del gruppo Mc Fit.

Ciò che è seguito è in parte scontato, ma anche paradigma dell’evoluzione della nostra società: gli spazi pubblicitari sono stati ingranditi e venduti a grandi aziende, la selezione musicale ha subito una decisa svolta verso il commerciale, perfino il ballare non è stato più spontaneo e libero, con l’introduzione di go go dancers a monopolizzare i palchi. Più sofisticazione, meno spazio d’espressione.

A partire dal 2007 la Love Parade si è spostata nella regione della Ruhr e ha avuto luogo in città diverse fino ad arrivare all’ultima – tragica – edizione del 2010 a Duisburg. 21 morti, più di 600 i feriti: questo il bilancio di una giornata in cui si voleva celebrare l’amore e ci si è invece ritrovati soffocati dalla polvere.

Il processo giudiziario  che si è concluso nel febbraio di quest’anno non ha dileguato le molte opacità in termini di responsabilità per una simile catastrofe. Con quei ragazzi, è morta la Love Parade.

Rimangono il ricordo, le immagini, il mito. Un’intera generazione ha ballato la notte intera, senza limiti, quella musica che fonde melodie, ritmi e linee di basso; convinta che la potenza che ne scaturiva potesse abbattere qualsiasi Muro. È davvero tutto finito?