Gli ambientalisti tedeschi assegnano il premio “avvoltoio d’oro” per il greenwashing a Shell

greenwashing

La sostenibilità è diventata una parola chiave del marketing. Più che nei programmi politici o nelle proposte di riforma, ormai da anni, gli aggettivi come “verde” e “sostenibile” e i riferimenti all’economia circolare proliferano nelle campagne promozionali dei marchi di tutto il mondo. In più di qualche occasione, tutto il lessico della sostenibilità viene usato in modo capzioso e non esattamente a proposito, dando luogo a quello che comunemente si chiama “greenwashing”, ovvero il tentativo di vendere un prodotto o un servizio come non dannoso (o addirittura benefico) per l’ambiente senza che queste affermazioni riflettano la realtà dei fatti. Proprio per denunciare pubblicamente i casi di greenwashing, l’associazione ambientalista tedesca Deutsche Umwelthilfe (DUH) ha creato il premio “Avvoltoio D’Oro” (Goldener Geier) per le bugie ambientali più sfacciate. Il primo posto, quest’anno, è andato alla compagnia petrolifera Shell.

1.1 cent al litro per viaggi “verdi”? Per DUH è greenwashing

La DUH ha motivato la scelta facendo riferimento alla campagna di Shell che promuoveva un progetto di offsetting della CO2 in ragione di 1,1 centesimi per litro di carburante. Le campagne di offsetting sono progetti dall’impatto ambientale positivo nei quali, almeno in teoria, le aziende possono investire per controbilanciare le emissioni che non riescono a eliminare dai propri processi produttivi. L’idea alla base di questa pratica è quella che un’azienda che emette una certa quantità di tonnellate di CO2 possa rendersi neutrale dal punto di vista ambientale finanziando progetti che ne assorbano la stessa quantità. Il problema si presenta quando le affermazioni sul potenziale dei progetti non sono veritiere e, soprattutto, quando le aziende usano i programmi di offsetting per apparire sostenibili, senza però investire per ridurre il proprio reale impatto ambientale.

Proprio per questo, la DUH ha accusato Shell Germania di “greenwashing a spese del clima, dell’ambiente e dei consumatori”. Nella campagna incriminata, l’azienda petrolifera affermava che “gli automobilisti potevano usare i loro veicoli senza sensi di colpa e senza danneggiare il clima” proprio in virtù del sovrapprezzo di 1,1 centesimi che sarebbero stati destinati, appunto, all’offsetting delle emissioni. Nulla di tutto questo, secondo DUH, riduce le emissioni di CO2 e l’azienda non ha spiegato “come esattamente queste emissioni dannose per il clima saranno compensate in progetti all’altro capo del mondo”. Secondo gli ambientalisti tedeschi, non è in alcun modo possibile che aumentare il prezzo del carburante di 1,1 centesimi basti ad annullare l’impatto ambientale di un viaggio in un veicolo che brucia combustibili fossili.


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DUH ha anche dichiarato di voler intraprendere un’azione legale contro Shell e altre cinque aziende “per aver ingannato i consumatori con una presunta neutralità climatica”.

Fra i “nominati” anche Edeka e Lufthansa

Fra i candidati allo stesso premio, per lo stesso motivo, c’era Lufthansa, che aveva promosso una nuova tariffa per “voli a zero emissioni di CO2”. La compagnia aerea tedesca si è classificata al secondo posto fra gli “avvoltoi”.

Poco sotto si sono classificati la catena di supermercati Edeka, per aver sostituito i sacchetti di plastica monouso ormai vietati con sacchetti di plastica leggermente più spessi, dichiarandoli riutilizzabili e il brand di acqua in bottiglia Volvic, del gruppo Danone, per aver promosso le proprie bottiglie di plastica monouso come “ecologiche” in quanto composte al 100% da PET riciclato.

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