“La fragile intesa” di Lorenzo Trapassi: i difficili rapporti tra USA e Germania

La fragile intesa

La Fragile Intesa”, del diplomatico Lorenzo Trapassi, è una lucida ricostruzione della rete dei rapporti diplomatici tra Germania Ovest, Italia, USA e Santa Sede ai tempi della Guerra Fredda.

L’appassionante approfondimento dell’autore restituisce tutto il senso di un equilibrio geopolitico, quello successivo alle due guerre, fondamentale e al tempo stesso fragile, come ricorda il titolo. Un equilibro a perenne rischio di spezzarsi e pervaso da aspettative disattese e illusioni naufragate nella complessità di una congiuntura piena di incognite. Fino ai giorni nostri e ai conflitti attuali.

“La fragile intesa”, un libro sui rapporti internazionali ai tempi della Guerra Fredda

In un momento storico in cui la questione ucraina rimette al centro i rapporti internazionali e le alleanze che definiscono, in senso più ampio, la sovranità degli stati nazionali, questo libro appare più che mai necessario, oltre che interessantissimo da leggere.

Con un focus sui legami tra Bonn e Washington durante il cancellierato Adenauer (1949-1963), il libro di Trapassi ricostruisce, in particolare, il rapporto tra Stati Uniti e Germania e le dinamiche legate al ruolo di quest’ultima nella Nato.

Konrad Adenauer. Bundesarchiv, B 145 Bild-F078072-0004 / Katherine Young / CC BY-SA 3.0 DE, CC BY-SA 3.0 DE <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/de/deed.en>, via Wikimedia Commons

L’importanza dell’affidabilità per i tedeschi e l’incerto rapporto con gli USA

Avendo prestato servizio presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino e avendo vissuto a più livelli l’approccio alla politica e alla diplomazia dei tedeschi, Trapassi sgombra il campo dal luogo comune di una Germania inflessibile e rigida nelle relazioni internazionali. Nel libro si ribadisce piuttosto l’importanza di quell’affidabilità (Zuverlässigkeit) che i tedeschi considerano essenziale nei rapporti di qualunque tipo, dalla politica agli affari, e che a volte gli Stati Uniti hanno fatto mancare. Rendendo quindi instabile il rapporto con Berlino.

Fin dai tempi del cancellierato Adenauer, ad esempio, i partner a stelle e strisce si sono mostrati tanto esigenti nel pretendere la difesa dei confini comuni e la cooperazione economica, quanto relativamente latitanti nel garantire alla Germania occidentale le sue aspettative di unificazione del Paese e di tutela dei confini orientali. Al contrario, gli Stati Uniti hanno spesso sacrificato tali interessi a esigenze di stabilità, nonché all’agenda mutevole e unilaterale della loro politica interna e internazionale. L’aver accettato l’esistenza del Muro di Berlino è, in questo senso, l’esempio più lampante.

la fragile intesa

La delusione dei leader tedeschi e di una Germania trattata come un partner minore

I leader tedeschi hanno cominciato molto presto a sperimentare questa delusione, a partire dallo stesso Adenauer, che pure era definito il “cancelliere degli alleati”. Quella che Trapassi chiama la “divaricazione degli obiettivi” tra Bonn e Washington, ha attraversato tutti gli anni successivi al secondo conflitto mondiale e segnato la storia di una difficile ricostruzione degli assetti internazionali: dal piano Marshall alla Guerra Fredda, dalla crisi missilistica di Cuba al Vietnam, per balzare dalla Guerra del Golfo fino ai giorni nostri. Tutte dinamiche, queste, che hanno ribadito la fragilità di un’intesa in cui la Germania si è sempre sentita una sorta di partner minore.

Come dice Trapassi nella conclusione del suo approfondimento, le ragioni dei contrasti diplomatici attuali fra Germania e Stati Uniti risalgono agli anni Cinquanta. Mentre le critiche più recenti rivolte al “peso massimo” dell’alleanza transatlantica riflettono l’antica insofferenza, provata dai tedeschi, verso un “impero” prevalentemente dedito alla disinvolta promozione di se stesso, ovunque e comunque, talvolta a discapito degli alleati europei.

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L’ex cancelliere tedesco Angela Merkel durante la conversazione “Allora, qual è il mio paese?” con Alexander Osang al Berliner Ensemble di Berlino, Germania, 07 giugno 2022. EPA-EFE/FILIP SINGER EPA-EFE/FILIP SINGER

Cosa chiede oggi la Germania: la ridefinizione di un equilibrio fondamentale

Per restare a Berlino, basti pensare alle critiche della cancelliera Merkel alla guerra preventiva sferrata in Iraq, o alla delusione provata quando Obama, su cui pure molte speranze erano state riposte, ha scelto di tarare la sua politica estera più sul Medio Oriente e sull’Asia che sulle priorità del progetto europeo. In ultimo, ma non per ordine di importanza, come si suol dire, l’aperto contrasto segnato dall’ascesa al potere di Trump, arrivato a definire “obsoleta” la Nato e a prospettare il ritiro delle truppe statunitensi dal suolo tedesco, teorizzando in questo modo la crisi del patto atlantico.

Oggi la Germania chiede a Biden il rispetto del multilateralismo politico ed economico che dovrebbe essere il nucleo dell’alleanza, nonché garanzie concrete sul piano della sicurezza europea. Altrimenti, dice Trapassi con una brillante citazione pop, “la colonna sonora del rapporto fra Washington e Berlino anche ai nostri giorni, non potrà che essere il capolavoro dei R.E.M. del 1991, Losing My Religion“. Espressione gergale americana che non ha nulla a che fare con la religione, ma con la perdita definitiva della fiducia. E della pazienza.

Note sull’autore

Lorenzo Trapassi è un diplomatico italiano e attualmente si occupa della formazione del personale in Farnesina, con particolare attenzione ai temi dell’integrazione europea e della diplomazia pubblica. In precedenza, ha prestato servizio presso le Ambasciate d’Italia a Brasilia e a Berlino. È docente in corsi di geopolitica e di diplomazia presso La Sapienza, la Luiss e l’Università di Teramo. È socio dell’Istituto Affari Internazionali (IAI). Per Luiss University Press ha già pubblicato La terra del futuro (2020).

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