Ziegeleipark Mildenberg: da qui venivano i mattoni che “costruirono” Berlino

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Foto di Stefano Comi
Contributo e fotografie a cura di Stefano Comi (Sito ufficiale, Pagina Facebook)

Ziegeleipark Mildenberg – “Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco” (Genesi 11, 3) è forse la testimonianza più antica del genio di cuocere l’argilla per farne dei mattoni più resistenti. Gli archeologhi hanno trovato mattoni cotti al fuoco anche fra le rovine di Gerico, la città biblica distrutta da Giosuè, figlio di Nun, al suono della tromba. Grandi esperti dell’arte della cottura dei mattoni furono gli antichi romani e le numerose rovine di acquedotti, teatri, terme sparsi in Europa e nel nord Africa ne sono eloquenti testimoni. È grazie a loro che il mattone arrivò anche in Germania dove, secondo Publio Cornelio Tacito, gli abitanti dediti al gioco dei dadi più che al lavoro nei campi, eccezionali consumatori di alcol, amanti delle risse, abitavano tristi case di legno non lavorato, raramente ricoperte d’argilla lisciata e dipinta (Tacito – Germania).

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L’arte dell’argilla arriva in Germania

Berlino e il Brandeburgo non vennero occupate dalle legioni e restarono ancora a lungo barbare. Solo nel dodicesimo secolo, con il prevalere dei coloni germanici e la lenta estinzione dei casati slavi, è garantita ai primi monaci cistercensi l’opportunità di fondare e consolidare i monasteri di Lehnin, Chorin, Zinna, Zehdenick e introdurre l’arte di cuocere l’argilla. Nasce così una vera e propria industria e uno stile architettonico regionale, il Backsteingotik, letteralmente il gotico di pietra cotta. Nel medio evo, il mattone arriva finalmente anche a Berlino.

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La lavorazione non è semplice. Il materiale grezzo, raccolto prevalentemente in riva ai fiumi, deve essere ripulito dai residui di rami, sabbie, sassi, fino a raggiungere la qualità adatta per essere modellato e plasmato. Come un impasto di farina per il pane, il grado di umidità deve raggiungere percentuali tali da agevolare la cottura anche delle parti interne senza provocare crepe o rotture nella parte esterna.

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Berlino, mattone su mattone

L’espandersi della città, i numerosi edifici nobili, l’attività di architetti dell’arte neo-classica, sono un incentivo determinante per il crescere della lavorazione del mattone che avviene ancora ed esclusivamente a mano, di regola nei mesi da aprile ad ottobre; nei mesi invernali infatti non è possibile asciugare i mattoni all’aria aperta, operazione necessaria prima della cottura.

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Un lavoratore specializzato (Handstreicher) con due aiutanti, riesce a produrre ca. 170 mattoni in un’ora, ma ad essere pagati saranno solo quelli che supereranno tutte le fasi fino alla cottura. La regione di Zehdenick in riva al fiume Havel a meno di un’ora da Berlino, ha una fortuna particolare: l’argilla è relativamente pulita e non richiede lunghe lavorazioni prima di essere impastata.

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Nel frattempo, grazie all’invenzione dei forni circolari dell’ingegnere Friedrich Hoffmann, la cottura arriva a dimensioni industriali abbattendo il consumo del materiale combustibile a un terzo. L’idea è geniale: in una galleria circolare (in realtà ellittica) vengono sistemati i mattoni asciugati al sole, il fuoco, alimentato dall’alto, viene fatto avanzare a tappe nella parte più interna così da preparare lentamente alla cottura la quantità di materiale ammassata nelle sezioni che saranno riscaldate in seguito e dare la possibilità ai mattoni già cotti di raffreddare gradualmente. Tolti i mattoni finiti attraverso delle porte esterne al forno, si libera lo spazio per nuovi mattoni da cuocere. Il forno, da aprile a ottobre, non viene mai spento e la cottura procede ventiquattro ore al giorno. Solo la preparazione nelle forme continua ad avvenire a mano.

Foto di Stefano Comi

Dal nazismo alla DDR, fino alla creazione di Ziegeleipark Mildenberg

Con l’avvento del nazionalsocialismo, Zehdenick, che ha raggiunto il numero di ben sessantatré forni e cinquemila operai, subisce una battuta d’arresto: la maggior parte dei fabbricanti è di origine ebraica e costretta a vendere le fabbriche a prezzi irrisori; la crisi legata al sopraggiungere della guerra darà il colpo di grazia. Alla fine del conflitto, solo dieci fabbriche saranno in grado di riaprire per essere poi statalizzate dal governo della ex DDR che nel 1951 le riunirà nel Volkseigenen Betrieb Ziegeleikombinat Zehdenick.

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Nonostante i lavori di modernizzazione, l’introduzione nel 1956 delle macchine per dare forma ai mattoni, i trasporti più rapidi, nel 1991, dopo la riunificazione delle due Germanie, si spegne per sempre l’ultimo forno. Oggi il vasto areale è adibito a parco e museo e permette uno sguardo in profondità a una delle attività più antiche della storia dell’umanità con esposizioni esaustive e una notevole dose di “archeologia industriale” da esplorare liberamente senza fretta.

Foto di Stefano Comi

Come arrivare al Ziegeleipark Mildenberg

Digitare sul navigatore, Ziegelei 10, 16792 Zehdenick, ampio parcheggio gratuito.
Punti di ristoro dentro e fuori il parco. Numerosi spazi per il picnic portato da casa. Area giochi. Buona passeggiata.

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