Linke fuori dal senato di Berlino? Centrale è il tema dell’esproprio dei grandi gruppi immobiliari

Katina Schubert
Katina Schubert (Die Linke). Stefan Müller (climate stuff) from Germany, CC BY 2.0 , via Wikimedia Commons

La questione dell’esproprio dei grandi gruppi immobiliari a Berlino si conferma, ancora una volta, la patata bollente che i membri del Senato del Land si passano fin da prima delle elezioni e ora rischia di spaccare la maggioranza di governo nella capitale. La presidente di Die Linke a Berlino, Katina Schubert ha infatti affermato, nel corso della recente conferenza del partito, che, qualora il risultato del referendum non venisse convertito in azione di governo, Die Linke potrebbe lasciare la coalizione con SPD e Verdi.

Katina Schubert alla conferenza di Die Linke: “andare fino in fondo o lasciare il senato”

Schubert ha accusato velatamente gli altri due partiti di aver sottovalutato Die Linke: “non credevano che saremmo andati fino in fondo”. E tuttavia la direzione indicata dalla leader del partito è chiara: il Senato dovrà esprimersi a favore dell’esproprio, rispettando la volontà della maggioranza che ha votato al referendum, e discutere solo delle modalità con le quali questo dovrà avvenire. Proprio sui possibili percorsi da seguire si dovrà esprimere, entro un anno, la commissione di esperti che il Senato ha nominato per esaminare la questione e individuare i possibili percorsi giuridici di una legge sulla socializzazione delle grandi proprietà immobiliari. Sia all’interno della coalizione di governo – specialmente fra le fila dell’SPD – che nella stessa Linke, tuttavia, alcuni senatori sostengono che non sia solo il “come” a dover essere oggetto di dibattito, ma anche il “se”, ovvero l’eventualità stessa che l’esproprio venga effettuato.


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I vertici del partito, naturalmente, sono sottoposti a forti pressioni di segno contrastante. Da un lato i compagni di coalizione moderati che guardano con preoccupazione a una misura radicale come l’esproprio e ai costi che ne deriverebbero, dall’altro la base dell’iniziativa popolare che ha promosso il referendum, che accusa il partito di aver cavalcato la campagna referendaria durante la campagna elettorale, ma di non aver fatto sufficiente pressione in senato per la sua attuazione.

In questi termini si è espresso il rappresentante del movimento “Deutsche Wohnen & Co. Enteignen”, Bana Mahmood, ospite alla conferenza di Die Linke, dicendo che gli attivisti si sono sentiti “ingannati” dal gruppo parlamentare che aveva promesso di rappresentare i loro interessi. Mahmood ha presentato un chiaro aut-aut a Die Linke: il partito dovrà scegliere se stare con l’iniziativa popolare che ne ha sostenuto la campagna o scegliere di pacificare i compagni di coalizione contrari all’esproprio. Gli attivisti minacciano inoltre di boicottare la commissione, non avvalendosi dei tre seggi ai quali hanno diritto al suo interno. Schubert caldeggia invece la loro partecipazione come passo fondamentale verso l’attuazione del risultato del referendum.

Bettina Jarasch (Verdi): “la commissione è la scelta giusta”

Il resto della coalizione assiste alle tensioni interne ed esterne di Die Linke senza muoversi troppo dalle proprie posizioni. Da un lato l’SPD, che non ha mai fatto mistero di essere contro l’esproprio, dall’altro i Verdi, più possibilisti, con la senatrice per i trasporti e l’ambiente Bettina Jarasch che ha espresso “comprensione” per le pressioni alle quali la collega Schubert è sottoposta, ma ha anche ricordato che la coalizione ha promesso un governo stabile al Land di Berlino per cinque anni e ha sostenuto che la commissione di esperti sia la strada giusta da seguire, specificando che tale commissione dovrebbe discutere tanto delle modalità quanto della fattibilità in assoluto di un eventuale esproprio. Queste stesse posizioni sono in realtà condivide anche da una parte dell’assemblea di Die Linke, che ha reagito con scarso entusiasmo alle minacce di Schubert di abbandonare il Senato.

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