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Olaf Scholz a Washington: la stampa USA non si fida del “cancelliere invisibile”. Ma Biden rassicura: “alleato affidabile”

Il primo viaggio da cancelliere di Olaf Scholz a Washington non è stato un successo. Nonostante le abbondanti rassicurazioni di Joe Biden sullo status di “alleato affidabile” della Germania e le promesse da parte di Scholz di piena comunanza di intenti e azioni con gli Stati Uniti, l’intero incontro e le interazioni con la stampa hanno restituito l’immagine di un cancelliere esitante poco incline a chiamare le cose con il loro nome, impegnato a svicolare e nicchiare, a cercare con tanta insistenza di proiettare un’immagine di sicurezza da ottenere l’effetto contrario. Il New York Times l’ha definito “il cancelliere invisibile” e non c’è da stupirsi che per la stampa americana fosse difficile scorgere il profilo di Olaf Scholz, oscurato com’era dai due colossali elefanti nella stanza: il caso Nord Stream 2 e il mancato supporto militare all’Ucraina.

Olaf Scholz a Washington non ha mai pronunciato le parole “Nord Stream 2”

Durante l’intera permanenza di Scholz a Washington, in effetti, si è parlato della situazione in Ucraina e di poco altro: anche il problema globale delle politiche di sostenibilità è stato agganciato solo di rimbalzo, per le implicazioni che la politica energetica della Germania ha sui rapporti con la Russia. L’interesse di tutta la stampa americana, ma più ancora di quella tedesca presente alla conferenza post-incontro è stato concentrato in buona parte su un obiettivo: far dire apertamente a Scholz che, in caso di invasione dell’Ucraina da parte della Russia, il gasdotto Nord Stream 2 non verrà completato. Dal canto suo, il cancelliere ha impiegato tutte le sue doti retoriche, tanto in tedesco durante la conferenza, quanto in un dignitosissimo inglese durante l’intervista per la CNN con Jack Tapper, per non fare mai quest’affermazione e per non nominare mai Nord Stream 2.

Ci ha pensato Joe Biden, che raramente veste i panni dell’uomo forte, ma che ha detto senza mezzi termini che, in caso di invasione militare dell’Ucraina da parte delle truppe russe, gli USA “porranno fine” al progetto Nord Stream 2. Incalzato dalla stampa sulla posizione che la Germania assumerà in questa eventualità, Scholz ha accuratamente evitato di nominare il gasdotto e anche solo di utilizzare le parole “gasdotto” e “gas” e si è arroccato su quella che in molti hanno definito una “strategica ambiguità” dichiarando che la Germania e gli USA agiranno di concerto e “compiranno gli stessi passi”. Senza risposta è rimasta anche la domanda posta successivamente da Tapper su come, ipoteticamente, gli Stati Uniti potrebbero bloccare la costruzione del gasdotto.


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La Germania si rifiuta di vendere armi all’Ucraina, ma versa aiuti economici

Il secondo tasto dolente affrontato da Scholz a Washington riguarda la mancata fornitura di armi all’Ucraina da parte della Germania (che ha invece inviato alle truppe ucraine dei caschi). Tanto in conferenza stampa quanto sulla CNN, Scholz si è attenuto a una linea precisa rispetto alle critiche in questo senso: ricordare che la Germania, sia singolarmente che all’interno della partnership europea, è il Paese che più di tutti ha contribuito alla stabilizzazione dell’economia ucraina, con aiuti che si aggirano sui due miliardi di Euro. Su questo particolare tema, l’intervista con Jack Tapper è entrata più in profondità rispetto alla conferenza stampa.

Il giornalista americano ha anche ricordato che, proprio a causa della scelta tedesca di non vendere armi all’Ucraina, il presidente Zelensky ha rifiutato di incontrare la ministra degli esteri tedesca Annalena Baerbock (la motivazione ufficiale è un’incompatibilità di calendario, ma voci insistenti suggeriscono una scelta precisa del presidente ucraino). Tapper ha poi aggiunto che la Germania ha anche impedito alla Lituania di reindirizzare le armi acquistate dalla Germania verso l’Ucraina e ha insinuato che l’Inghilterra abbia perfino timore a chiedere alla Germania di attraversare il suo spazio aereo con le forniture di armi dirette all’ex Stato sovietico. Su quest’ultimo punto Scholz ha dichiarato che non avrebbe nulla in contrario a concedere lo spazio aereo per questo tipo di trasporto. La reticenza della Germania, formalmente, si spiega con una legge che vieta di vendere armi a zone di conflitto, ma all’obiezione di Tapper sulle eccezioni fatte per l’Egitto o per le armi passate ai Curdi allo scopo di combattere l’Isis Scholz ha risposto motivando tali eccezioni con la portata ridotta dei conflitti in questione e con la mancanza di alternative.

Il nodo della dipendenza energetica

D’altra parte è rimasta largamente insoddisfatta anche la domanda, declinata in più modi e in più momenti, su come la Germania possa pensare di fare la voce grossa con un Paese dal quale dipende energeticamente. Le risposte vaghe su “sanzioni concordate insieme agli alleati americani” e su “un alto prezzo da pagare” per la Russia in caso di invasione, nonché sul fatto di “essere disposti a pagare noi stessi un prezzo per le sanzioni” sono state motivate da Scholz con il desiderio di non far sapere a Putin, per il momento, quante e quali misure sanzionatorie saranno prese.

Scholz ha inoltre sottolineato che le sanzioni, anche molto pesanti, sono strumenti che vengono considerati in parallelo alla via diplomatica, che deve essere comunque esplorata fino in fondo e che è prioritaria.

Sul tema della dipendenza energetica, il cancelliere ha tentato in parte di sminuire il ruolo del gas russo nella soddisfazione del fabbisogno energetico tedesco e di elogiare il programma di transizione energetica che prevede un passaggio totale alle fonti rinnovabili entro il 2045. Al di là delle lodevoli intenzioni dal punto di vista climatico, non si può dire che i giornalisti siano rimasti soddisfatti, probabilmente perché dubitano che, qualora l’intenzione di Putin fosse davvero quella di invadere l’Ucraina, il presidente russo avrebbe la buona grazia di aspettare 23 anni per offrire un vantaggio negoziale alla Germania.

Friedrich Merz: “Scholz a Washington non ha sanato le crepe nel nostro rapporto con l’America”

In generale, i media americani e soprattutto quelli tedeschi parlano della percezione della Germania come alleata più della Russia che della NATO e di uno Scholz gravato dal peso di riconquistare la fiducia degli alleati. Questo nonostante il pieno supporto espresso da Biden, il quale ha sottolineato che la Germania non deve riguadagnarsi la fiducia degli USA, perché non l’ha mai persa.

In Germania, la performance di Scholz a Washington è stata criticata come troppo poco decisa nei confronti della Russia. Secondo il leader della CDU Friedrich Merz, nonostante i toni rassicuranti di Biden, questo primo viaggio ufficiale è stato tardivo e non è servito a sanare le crepe nelle relazioni tedesco-americane né a rassicurare sulla posizione della Germania, a fronte del generale imbarazzo creato dal ruolo dell’ex cancelliere Gerhard Schröder nel consiglio di sorveglianza della compagnia energetica russa Gazprom.

Di ritorno a Berlino, Scholz ha invitato il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente polacco Andrzej Duda alla cancelleria martedì sera. Seguirà un un ricevimento per i capi di governo baltici, una visita a Kiev il 14 febbraio e un incontro con Putin a Mosca il 15 febbraio.

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