Continuano le tensioni fra Russia e Germania: chiusa la sede di Deutsche Welle a Mosca

Frank Vincentz, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons

L’ambasciatore russo a Berlino aveva annunciato ripercussioni per la vicenda RT. Dopo che la Germania aveva sospeso le trasmissioni della sede tedesca dell’emittente Russia Today, citando alla radice del provvedimento la mancanza di una licenza televisiva. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha commentato la decisione delle autorità tedesche, dichiarando all’agenzia di stampa Interfax che quello disposto da Berlino era un attacco alla libertà di parola e di informazione. La reazione di Mosca non si è fatta attendere ed è arrivata questa settimana con la chiusura della sede russa di Deutsche Welle. All’emittente tedesca è stato vietato di trasmettere e ai giornalisti che vi lavorano sono stati ritirati gli accreditamenti.

La dirigenza di Deutsche Welle ha appreso della chiusura dai media

Christoph Jumpelt, portavoce di Deutsche Welle, ha dichiarato al quotidiano Der Spiegel che all’emittente non è stata fatta alcuna comunicazione ufficiale, né all’ufficio di Berlino né a quello di Mosca, e che la dirigenza ha appreso della risoluzione delle autorità russe soltanto attraverso i media. Il Cremlino, tuttavia, non si ferma a una reazione uguale di segno contrario e rilancia. Sempre secondo quanto riportato dallo Spiegel, infatti, potrebbe ora essere redatta una lista, non destinata alla pubblicazione, di tutti coloro che hanno avuto un qualche ruolo nella chiusura della sede tedesca di RT e che hanno esercitato pressioni sull’emittente russa, allo scopo di vietare loro l’ingresso in Russia.


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Lo stesso ministero degli esteri russo avrebbe definito questo passaggio come “la prima fase delle misure di ritorsione”. Oltre alla sospensione di tutte le trasmissioni all’interno della Federazione Russa e al ritiro degli accreditamenti dei giornalisti, infatti, dovrebbe anche essere avviata una procedura per riconoscere Deutsche Welle come un’emittente mediatica straniera che opera come un “agente straniero” sul territorio russo.

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