La Germania fa marcia indietro sull’energia nucleare: si asterrà dal voto Europeo sull’atomo “verde”

La sfida delle energie alternative e della sostenibilità, in Europa, sta mostrando profili estremamente complessi: da un lato ci sono gli obiettivi climatici che l’Unione si è posta e che sono enormemente ambiziosi – ma necessari a contenere emissioni e cambiamento climatico entro limiti gestibili per il pianeta. Dall’altro ci sono una pluralità di interessi e la necessità di soddisfare il fabbisogno energetico dell’intero continente salvaguardandone gli equilibri politici e sociali. L’oggetto delle più accese discussioni su questo tema, negli ultimi giorni, è stato l’utilizzo dell’energia nucleare e la decisione della Commissione Europea di classificarla fra quelle che si definiscono “pulite” o “verdi”. Dopo una iniziale presa di posizione contro questa decisione, in linea con i durissimi giudizi dei Verdi del vice-cancelliere Habeck in materia, il governo Scholz ha fatto marcia indietro, essenzialmente astenendosi dal voto in Consiglio sulla classificazione Europea delle fonti sostenibili e non chiedendo a Bruxelles  di operare modifiche di rilievo alla decisione della Commissione.

La Germania esce quindi dalle fila dei Paesi che si erano dichiarati fortemente contrari all’inclusione del nucleare nelle politiche di sostenibilità energetica europea. Fra questi ci sono l’Austria, la Danimarca, il Portogallo e il Lussemburgo. Fra i favorevoli, invece, la Francia, che ha la rete di centrali nucleari più fitta del mondo, con ben 56 impianti, mentre la Germania si appresta a disattivare per sempre gli ultimi tre.

La Germania ha abbandonato l’energia nucleare, ma è ancora dipendente dal gas naturale

Sulle motivazioni di questa scelta si specula da più parti. Certamente questa particolare decisione presentava altri punti di particolare interesse per la Germania, dal momento che, fra le fonti di energia da riclassificare come sostenibili c’era anche il gas naturale, al quale il governo tedesco conta di affidarsi in misura crescente in futuro. Proprio a questo punta la costruzione del controverso gasdotto Nordstream 2, che renderà in futuro la Germania ancora più dipendente dal gas naturale russo. Inoltre, il governo tedesco non vuole creare attriti con la Francia durante la corsa all’Eliseo di Macron.

D’altra parte l’astensione potrebbe avere anche una funzione strategica proprio in termini di mantenimento di rapporti distesi con i principali partner europei, a fronte del cedimento su una battaglia che appariva già persa in partenza. Anche la ministra dell’ambiente Steffi Lemke (Verdi), che come Habeck si era espressa molto duramente sul documento diffuso da Bruxelles, aveva ammesso che le possibilità di invertire la rotta erano scarse se non nulle, dal momento che la maggioranza dei Paesi europei erano favorevoli alla mozione.


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Perché la risoluzione della Commissione Europea è importante

La risoluzione della Commissione Europea avrà un impatto enorme sulle scelte degli Stati Membri in materia di approvvigionamento energetico, poiché detta quali tipi di impianti sono considerati “eco-sostenibili” e possono quindi essere finanziati con i fondi del New Green Deal. Da questa classificazione dipenderanno quindi in modo sostanziale le politiche energetiche di moltissimi Paesi e, di fatto, le percentuali di fondi che sarà possibile destinare alle rinnovabili, come l’eolico e il solare.

La Francia, per esempio, ha puntato quasi tutto sull’energia nucleare da molti anni a questa parte e può contare su una penetrazione scarsissima di pannelli solari e turbine eoliche, nonostante un clima mediamente più soleggiato di quello della Germania, che invece ha puntato maggiormente su queste tecnologie.

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