Fuga da Bernauer Straße: quando Berlino fu spaccata in due

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Foto di Stefano Comi
Contributo e fotografie a cura di Stefano Comi (Sito ufficiale, Pagina Facebook)

Bernauer Straße, Berlino – Immaginate un sabato sera di metà d’agosto. Avete finito il vostro turno di lavoro e decidete di iniziare il meritato fine settimana al bar con gli amici, dall’altra parte della strada. Una birra, una chiacchiera, forse una disputa concitata sugli avvenimenti degli ultimi giorni, la situazione non è buona. È da poco passata la mezzanotte e qualcuno entra nel locale in evidente stato di eccitazione. La strada pullula di poliziotti e di membri della Kampfgruppen der Arbeiterklasse (gruppi di combattimento della classe operaia), una milizia del Partito Socialista Unificato di Germania (SED), formata da membri di partito e operai ritenuti affidabili dal punto di vista politico.

Alcuni avventori decidono di uscire dal locale per rendersi conto di cosa sta accadendo e ritrovarsi in compagnia di qualche abitante del quartiere svegliato dal rumore dei camion e dagli ordini secchi degli ufficiali. Alcuni operai stanno già srotolando il filo spinato. Chi si avvicina alla truppa viene decisamente allontanato senza possibilità di replica. A nulla vale far presente che abitate dall’altra parte della strada e che volete tornare a casa, un fucile spianato è un argomento al quale non è possibile ribattere.


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Foto di Stefano Comi

La crisi non è arrivata all’improvviso. Dopo la divisione del Paese e della capitale in quattro settori (inglese, americano, francese e sovietico), le incomprensioni fra i tre alleati occidentali e il partner sovietico si sono via via acuite e, quasi con profetica intuizione, un numero sempre crescente di abitanti della Germania est, lascia casa e lavoro per trovare rifugio nei settori occidentali. Questo ha costretto il Governo socialista a chiudere i confini con la Germania dell’Ovest: unica breccia ancora aperta è Berlino. Infatti qui è possibile passare dal settore orientale a quello occidentale senza troppe difficoltà: nei primi dodici giorni di Agosto il centro di raccolta di Berlino-Marienfelde registra più di quattordicimila profughi! Professionisti, ingegneri, operai, artigiani, lasciano le fabbriche e le officine dell’est privandole della mano d’opera specializzata, la già difficile economia del dopo-guerra rischia il collasso e l’esodo deve essere fermato, costi quel che costi.

Foto di Stefano Comi

Il paradosso di Bernauer Straße, simbolo di una città divisa

Il dramma che si verifica nella Bernauer Straße rappresenta forse il risvolto più tragico di quei giorni. La barricata è in fondo alla strada, ma gli ultimi palazzi hanno gli ingressi sulle vie del settore sovietico e le finestre dalla parte occidentale. Nei giorni successivi le truppe delle Kampfgruppen der Arbeiterklasse fanno irruzione nelle case con l’ordine di evacuare gli abitanti, ma in molti hanno ormai la certezza che il processo in corso sarà irreversibile.

Foto di Stefano Comi

Raccolto il possibile nelle valigie e in fagotti improvvisati, chi può si affretta alla finestra e, con azioni rocambolesche, si lancia sul marciapiede sottostante dove, ad attendere e a dare una mano, ci sono poliziotti, pompieri, parenti e vicini del settore occidentale. Le finestre vengono successivamente murate, la fuga continua sotto la superficie. Nei mesi a seguire vengono scavati dei tunnel sotto il muro e il filo spinato a partire dalle cantine delle ultime case. Alcune di queste operazioni hanno fortuna e donne, uomini, bambini possono essere trasferiti dall’altra parte, altri vengono scoperti, il più delle volte a causa di spiate e tradimenti; vengono sparati i primi colpi d’arma da fuoco.

Foto di Stefano Comi

I controlli si fanno più aspri, per costruire il muro, sul lato orientale dalla Bernauer Straße non si esita a passare sopra un cimitero. Viene creata una striscia di terra munita di dispositivi esplosivi, fossati, torri di guardia, lampioni che illuminano a giorno il territorio. Nel 1985 si arriva a far saltare con la dinamite la Chiesa della Conciliazione che si è venuta trovare proprio sulla striscia.

Foto di Stefano Comi

Testimoni di tutte queste vicende, sono rimasti nella Bernauer Straße 1400 metri di traccia con tratti di muro, il segno dei tunnel sul prato che ha sostituito la striscia della morte, una cappella costruita sulle fondamenta della Chiesa della Conciliazione, delle gigantografie sulle facciate dei palazzi prospicienti, una torre di guardia e numerose tavole informative. A rendere l’idea della stupidità di una scelta politica scellerata, alcuni tratti di muro sono stati sostituiti da sbarre di ferro verticali che permettono la vista dello scorrere della vita nella normalità “dall’altra parte”.

Foto di Stefano Comi

Il ristoro: Espresso House nell’edificio della Nordbahnhof offre cappuccino gigante, grande varietà di dolci, panini, e una focaccia farcita gigante; terrazza sulla piazza.
Come arrivare alla Bernauer Straße: U8 Bernauer Straße; S1, S2, S25, S26, Tram 12, M8, M10, Bus 247 Berliner Nordbahnhof. Buona passeggiata.

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