Biennale Musica 2021: 5 domande alla direttrice artistica Lucia Ronchetti

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Lucia Ronchetti
Lucia Ronchetti, foto di Stefano Corso

“Riscoprire la voce, lo strumento più difficile da suonare” – Conversazione con Lucia Ronchetti – Intervista a cura di Michele Santoriello 

Dal 17 al 26 settembre 2021 si svolgerà a Venezia, in vari luoghi della città lagunare, la 65esima edizione del Festival internazionale di Musica contemporanea dal titolo “Choruses”, dedicato alla drammaturgie vocali. In questa edizione la dimensione del genere corale per ensemble a cappella, lo spazio dato ai giovani compositori e performer, così come le cerimonie di consegna dei Leoni d’oro e d’argento,  rappresentano al contempo altrettante tappe di un pellegrinaggio musicale dell’ascoltatore tra i luoghi storici di Venezia.

Oggi incontriamo Lucia Ronchetti, direttrice artistica della kermesse, ma anche compositrice ben conosciuta ed apprezzata dal pubblico tedesco ed italiano in Germania, per porle in anteprima alcune domande su questo evento che si aprirà tra alcuni giorni.

Lucia Ronchetti. Di Stefano Corso, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

Partiamo proprio dal titolo da Lei scelto per questa edizione, “Choruses”, un titolo che rinvia volutamente alla dimensione del genere corale per ensemble vocale: può descrivere ai nostri lettori in Germania il perché di questa scelta?

Ho scelto il titolo Choruses perché il termine inglese offre una moltitudine di riferimenti, importanti per la programmazione del Festival. “Choruses” si riferisce alla vocazione del comunicare vocalmente insieme, da parte di un vasto numero di persone, ma anche denota la funzione drammaturgica di una singola voce nell’ambito del dramma, una voce che recitando il prologo, indica la concezione di un testo teatrale e si pone come tramite tra l’opera e il pubblico.

Allo stesso tempo, la parola Choruses rimanda più esplicitamente alla funzione del coro della tragedia greca e, letta in senso verbale, racchiude la potenzialità dell’attivarsi volontario di un ensemble corale nella performance sonora.

Choruses, è anche la definizione di diverse forme di trattamento del suono che ne moltiplicano la realtà individuale e quindi simboleggia il percorso straordinario della formazione della realtà polifonica nel progressivo sovrapporsi delle singole voci. Il sottotitolo “Drammaturgie vocali” intende chiarificare la vastità delle possibili intenzioni compositive e il forte rapporto tra la creatività corale e la produzione teatrale e testuale contemporanea.

Lucia Ronchetti

Il programma di Biennale musica di quest’anno pone l’accento su un tentativo di (ri)costruire un dialogo con le diverse istituzioni musicali veneziane: può spiegarci da dove nasce questa esigenza?  Può presentarci brevemente alcuni degli eventi in programma?

La presenza di San Marco e della Cappella Marciana nel programma sono fondamentali e sottolineano il collegamento e la continuità ideale tra la produzione vocale sperimentale della Scuola di San Marco e la rinascita della polifonia vocale attuale. A Christina Kubisch, pioniera della sound-art tedesca e a Marco Gemmani, direttore della Cappella Marciana,  è stato chiesto di collaborare per costruire un progetto per lo spazio della Basilica di San Marco che presenti i lavori storici della Scuola di San Marco attraverso una visione contemporanea.

Venezia, piazza San Marco. Gelatina, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

La collaborazione con la Basilica di San Marco, come quella con il Teatro la Fenice di Venezia, che sotto la direzione di Fortunato Ortombina è diventata una delle istituzioni operistiche più aperte al rinnovamento del teatro musicale contemporaneo, quella con il Conservatorio di musica “Benedetto Marcello”, diretto da Roberto Gottipavero,  fucina di studio della tradizione e laboratorio incessante di progetti attuali, e non ultima la collaborazione con la Fondazione “Giorgio Cini”, in particolare nella figura del direttore dell’Istituto per la Musica Gianmario Borio, sono presenti nel primo festival e si svilupperanno nei  4 anni del mio mandato.


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Nel futuro prossimo altre istituzioni musicali storiche attive a Venezia, come La Scuola Grande di San Rocco, la Scuola Grande di San Giovanni, La Biblioteca Marciana, la Fondazione Levi saranno coinvolte nell’ambito della programmazione.

Spero che il dialogo tra le diverse realtà della produzione e conservazione musicale della città possa generare una nuova percezione del fare musica, come condivisione profonda e necessaria tra i musicisti, gli studiosi e il pubblico della città, per evidenziare quella che Mario Messinis definiva la “civiltà musicale veneziana”.

Lucia Ronchetti. Di Stefano Corso, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

La commissione della Biennale Musica a Marta Gentilucci, fa anche riferimento a San Marco, alle tradizionali celebrazioni in forma di processione con testi cantati e parlati, riportate da infiniti documenti anche iconografici, come il telero della processione in piazza San Marco di Gentile Bellini del 1496.

La sua opera processionale coinvolge le voci recitanti di quattro poetesse, autrici del libretto, Elisa Biagini, Irène Gayraud, Evie Shockley, Shara  McCallum, e coro misto, formato dall’ Ensemble vocale Sequenza 9.3, e le voci degli studenti di canto del Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia diretti da Catherine Simonpietri, con la regia di Antonello Pocetti e i costumi di Maria Grazia Chiuri.

L’elaborazione contrappuntistica della voce attraverso il live electronics, è protagonista della commissione della Biennale Musica a George Lewis, compositore afro-americano computer-media artist, professore di composizione alla Columbia University, attualmente artista in residenza presso il Wissenschaftskolleg zu Berlin, uno dei più importanti istituti di ricerca europei, e riconosciuto protagonista sperimentalismo afro-diasporico.

Il suo nuovo lavoro per i Neue Vocalsolisten di Stuttgart rappresenta un unicum nel suo percorso, la prima composizione per ensemble vocale a cappella e elettronica. George Lewis ha scelto di ripercorrere la vita e le teorie filosofiche di Anthony William Amo, filosofo settecentesco di origine ghanese, che dopo essere stato comprato come schiavo, poté studiare, scrivere e insegnare nelle università di Halle e Jena, situazione unica e poco conosciuta che ha generato nuovi interrogativi e riflessioni sul concetto di identità e identità artistica, nell’ambito del vasto movimento dell’ Afro-Modernismo della musica contemporanea.

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George E. Lewis. Nomo michael hoefner / http://www.zwo5.de, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

Il Leone d’oro alla carriera quest’anno va alla compositrice finlandese Kaija Saariaho mentre il Leone d’argento all’ensemble  Neue Vocalsolisten di Stoccarda: due premi che toccano due modalità  particolari e diverse di fare e proporre musica anche ad un pubblico non specialista. Ci spiega quali sono gli aspetti che ha voluto sottolineare con questa scelta e i motivi di questa sua decisione?

Kaija Saariaho è uno dei maggiori compositori viventi e uno dei più eseguiti al mondo, come è anche confermato da un sondaggio organizzato dalla BBC Music Magazine nel 2019. La sua musica ha il dono della potenza e dell’immediatezza e genera affreschi acustici inediti e narrazioni sonore originali. Nel 2000, la sua prima opera L’amour de loin è stata prodotta dalla Metropolitan Opera di New York e ha vinto nel 2011 il  Grammy Award for Best Opera Recording. A partire da questo primo immenso successo, Kaija Saariaho ha composto altre opere, sempre per importanti istituzioni, ottenendo grandi successi e innumerevoli nuove produzioni in tutto il mondo.

Nell’ambito della sua vasta produzione per voce, ensemble vocale e coro, Kaija Saariaho sarà premiata con il Leone d’Oro in particolare per il suo pezzo Oltra mar, per coro e orchestra, composto nel 1999, considerato un capolavoro assoluto nell’ambito della produzione musicale contemporanea.

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Kaija Saariaho à la Cité de la Musique. Jean-François Gornet from Paris, France, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons

I Neue Vocalsolisten, premiati con il Leone d’argento, sono il più rappresentativo ensemble vocale dedito alla musica contemporanea. L’ensemble è composto da sei solisti eccezionali, le cui interpretazioni si distinguono per la teatralità e l’efficacia drammaturgica, lasciando emergere la peculiarità di ogni voce e la forte personalità di ogni componente del gruppo: Johanna Vargas, soprano, Susanne Leitz-Lorey, soprano lirico, Truike van der Poel, mezzosoprano, Daniel Gloger, controtenore, Martin Nagy, tenore, Guillermo Anzorena, baritono e Andrea Fisher, basso.

L’ensemble ha dato spazio ad innumerevoli nuovi compositori e ha creato delle produzioni dove la voce dell’ensemble diventa strumento di riflessione sulla realtà attuale. Il loro impegno intellettuale, unito all’impegno tecnico ha creato un’officina musicale unica al mondo che paragonabile alla bottega artistica rinascimentale.

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Sono stati invitati quest’anno ensemble vocali a cappella e cantanti solisti di altissimo livello tra cui alcuni dalla Germania: questo focus sulla produzione corale in Germania ha un significato particolare?

Sicuramente, la Germania negli ultimi decenni ha ospitato e sostenuto diverse forme di creatività musicale contemporanea, dando la possibilità a diversi ensemble vocali e corali di sviluppare un nuovo repertorio in collaborazione con compositori provenienti da tanti paesi nei quali sarebbe stato impossibile lavorare. Ne è emerso un dialogo tra le istituzioni tedesche e la creatività musicale mondiale che sarà oggetto di studi nel futuro, in quanto eccezionale.

Uno dei risultati più impressionanti per quello che riguarda la musica vocale scritta è la La Wölfli-Kantata di Georges Aperghis (2004-2005) per le sei voci soliste dei Neue Vocalsolisten e l’ SWR Vokalensemble composto a 24 parti reali. Un’ affresco sonoro di 70′ che sarà presentato nel festival  della Biennale Musica il 21 settembre alle 18 al Teatro alla Tese dell’Arsenale.

Venezia è sempre stata una città dove la libertà di espressione e di scrittura musicale ha avuto un ruolo di primo piano, anche agli inizi del ‘900 con compositori italiani quali Bruno Maderna e Luigi Nono che hanno studiato e lavorato sulla voce.  La scelta di concentrarsi nuovamente su questa dimensione è anche un messaggio che desidera lanciare ai giovani compositori e agli ascoltatori? Cosa si aspetta da questa edizione della Biennale musica?

Quello che è alla base del rinascimento della scrittura vocale a cappella attuale è un rinnovato interesse dei compositori contemporanei nei confronti del testo, che diventa materiale sonoro e motore compositivo oltre che mezzo comunicativo. Per questo la figura di Adrian Willaert è fondamentale, in quanto creatore di una scuola di contrappunto vocale polifonico sperimentale che considerava il valore sonoro del testo, prima ancora della sua interpretazione.

A partire dalla creazione del repertorio della Scuola di San Marco, si è generata una continuità di ricerca sulla voce nell’ambito della creatività veneziana nella produzione polifonica, madrigalistica e operistica, che ha portato alla formazione di un repertorio unico e sconfinato, riscoperto poi dai compositori veneziani dell’inizio del 900.

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Grazie al lavoro incessante di Gianfrancesco Malipiero di lettura e analisi del repertorio polifonico del passato Veneziano, i suoi allievi diretti e indiretti, Bruno Maderna e Luigi Nono, hanno potuto concepire la scrittura vocale in un modo nuovo, alternativo al processo operatico e concepire la voce in insieme anche come mezzo espressivo di istanze sociali. Il loro lavoro di sintesi e rinnovamento ha avuto una forte influenza sulla scrittura vocale della generazione seguente e porta con sé la sorgente compositiva veneziana rinascimentale.

La diverse forme della vocalità contemporanea sono presentate nel festival soprattutto dalla nuovissima generazioni di compositori internazionali, selezionati nell’ambito della Biennale Musica College e sostenuti nel loro lavoro di ricerca e produzione sulla voce dai tutors del College.

Maria Vincenza Cabizza e Manuel Hidalgo Navas presentano due nuovi lavori per ensemble vocale a cappella; Chonglian Yu ha realizzato una installazione sonora basata sulle voci dei turisti e dei passanti che riconosce la Piazza San Marco di oggi come un’opera vocale collettiva. Jack Sheen per il Salone del Conservatorio Benedetto Marcello ricostruisce l’ acustica virtuale di San Marco e dei suoni vocali che la hanno illuminata, e il loro svanire nel tempo. Le performance sperimentali di Daniele Carcassi, X.Lee e Agita Reke al Teatro delle Tese presentano frammenti di voci radiofoniche e campionate sono elaborate in tempo reale e diffuse nello spazio acustico.

Breve biografia di Lucia Ronchetti

Lucia Ronchetti nasce a Roma. Nel 1987 si diploma in composizione ed in musica elettronica presso il Conservatorio di S. Cecilia e si laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università La Sapienza di Roma. A Parigi ottiene il D.E.A. in Estetica presso la Sorbonne e nel 1999 discute la tesi di dottorato. Negli anni successivi ha frequentato corsi e ottenuto borse di studio e soggiorni di ricerca presso prestigiose istituzioni artistiche e culturali in diversi paesi nel mondo tra cui, per citarne alcuni: l’Akademie Schloss Solitude di Stoccarda, la DAAD di Berlino e la Corporation of Yaddo di New York la Mac Dowell Nel 2005 vince il premio Fulbright quale Visiting Scholars alla Columbia University di New York.

È stata infine allieva di Salvatore Sciarrino, Gerard Grisey e Tristan Murail. Numerose sono le produzioni musicali degli ultimi anni; tra le più recenti: l’opera “Esame di Mezzanotte” con libretto di Ermanno Cavazzoni, commissionata dal Nationaltheater di Mannheim, “Uraufführung des Jahres” nel 2015 secondo la rivista Opernwelt; l’opera corale “Inedia prodigiosa”, “Les aventures de Pinocchio”, che recentemente è stata presentata alla Staatsoper di Berlino nella prima versione in tedesco (“Pinocchios Abenteuer”) ed infine l’opera “Inferno” rappresentata a Francoforte in occasione delle celebrazioni dantesche di quest’anno ed andata in scena, con 10 repliche, a fine giugno ed inizio luglio 2021. Da ottobre 2020 è direttrice artistica di Biennale Musica.

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