Vaccinazione eterologa: perché Stiko la raccomanda in caso di prima dose di AstraZeneca

vaccinazione eterologa

La Commissione Permanente per le Vaccinazioni in Germania (Stiko), ha di nuovo modificato la raccomandazione ufficiale sulla seconda dose della vaccinazione contro il Covid-19, per coloro che abbiano già ricevuto la prima con il preparato di AstraZeneca. A motivare questa nuova modifica alle posizioni ufficiali della commissione è la diffusione della cosiddetta Variante Delta del virus, che – secondo quanto riportato dal Robert Koch Institut – risulta notevolmente più contagiosa delle altre, anche se non vi sono dati circa una sua maggiore patogenicità (ovvero, chi viene contagiato dalla Variante Delta non contrarrebbe il Covid in forma più grave rispetto agli altri).

L’efficacia della doppia vaccinazione con AstraZeneca è risultata, dai primi dati raccolti, inferiore rispetto a quella della vaccinazione eterologa, ovvero quella che combina una prima dose con vaccino a vettore di adenovirus (come il preparato Vaxzevria di AstraZeneca) con una seconda dose effettuata con vaccino mRNA, come BioNTech/Pfizer o Moderna.


variante delta

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Gli studi sulla vaccinazione eterologa

Fino a questo momento, in Germania, la vaccinazione eterologa era raccomandata solo per gli under 60 che avessero ricevuto la prima dose di AstraZeneca, mentre adesso la Stiko ha adeguato la propria raccomandazione eliminando il limite di età. Nella fase di autorizzazione iniziale dei vaccini, non sono stati condotti studi sulla combinazione fra due tipi di vaccino diversi. Tali studi, molto più recenti, sono stati intrapresi solo in una fase successiva.

Fra i più citati dagli esperti sono uno studio spagnolo, uno inglese e uno tedesco. Lo studio spagnolo, pubblicato il 25 giugno sulla rivista The Lancet, che ha coinvolto 676 partecipanti di età inferiore ai 60 anni, il 100% dei quali avrebbe sviluppato entro due settimane anticorpi neutralizzanti del Covid-19, senza particolari reazioni avverse. Lo studio inglese, anch’esso pubblicato su The Lancet il 12 maggio, ha coinvolto 830 partecipanti e ha evidenziato effetti collaterali gestibili. Quello tedesco, infine, è stato condotto dall’università del Saarland e ha concluso che la risposta immunitaria data dalla vaccinazione eterologa (con AstraZeneca e Pfizer) risulta essere dieci volte superiore a quella ottenuta con la doppia dose di AstraZeneca e leggermente superiore a quella ottenuta con due dosi di Pfizer.

La Stiko ha anche evidenziato come la tempestività della seconda vaccinazione sia essenziale nel contenimento della diffusione della Variante Delta. Dopo la prima dose, infatti, la protezione sarebbe decisamente insufficiente contro questa variante, mentre la doppia dose garantirebbe una copertura pari a quella che si riscontra con le altre mutazioni del virus note fino a questo momento. Gli intervalli fra le due dosi dovrebbero essere da tre a sei settimane per BioNTech/Pfizer, da quattro a sei settimane per Moderna, da nove a dodici settimane per AstraZeneca (nel caso qualcuno ricevesse ancora la doppia dose di questo vaccino) e di almeno quattro settimane per la vaccinazione eterologa con una combinazione di AstraZeneca e vaccino mRNA.

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