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Pedopornografia e chat neonaziste: lo scandalo che travolge la polizia dell’Assia

Le forze dell’ordine del Land tedesco dell’Assia si trovano nuovamente al centro di un’indagine collegata all’estremismo di destra e in particolare le chat neonaziste. Dopo i sospetti legati al caso NSU 2.0 e al fatto che l’autore dei messaggi minatori avesse avuto accesso ai database della polizia, gli agenti della SEK (le forze speciali tedesche) si trovano ora a investigare sull’operato di venti loro colleghi accusati di aver preso parte a chat nelle quali si condividevano contenuti di chiaro stampo neonazista e, in un caso, anche di aver acquisito e condiviso materiale pedopornografico.


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Pedopornografia e chat neonaziste: la sconcertante attività online di un poliziotto delle forze speciali

Proprio da un’indagine sulla pedopornografia è partita l’operazione che ha portato alla scoperta di chat di stampo neonazista alle quali partecipavano numerosi rappresentanti delle forze dell’ordine. Il caso originario riguardava un agente della SEK di Francoforte. L’uomo, un trentottenne residente a Mainz, nella vicina Renania-Palatinato, è stato accusato di possesso e distribuzione di materiale pedopornografico e, nel corso dell’indagine, gli sono stati sequestrati i telefoni cellulari. L’analisi delle sue comunicazioni ha fatto emergere la sua partecipazione anche a diverse chat di estremisti di destra. L’identificazione degli altri partecipanti, alcuni dei quali si sono rivelati essere poliziotti, ha messo in moto la macchina investigativa. Nella giornata di mercoledì, diversi appartamenti e alcuni uffici della polizia di Francoforte sono stati perquisiti.

Alcuni ufficiali avrebbero coperto i colleghi

Le indagini, che sono in corso da aprile di quest’anno, riguardano l’utilizzo di simboli di organizzazioni vietate dalla costituzione tedesca (ovvero di simboli collegati al nazional socialismo) e, solo nel caso dell’agente di Mainz, la distribuzione di materiale pedopornografico. Gli indagati hanno fra i 29 e i 54 anni e, fino a questo momento, solo uno di loro è stato sospeso dal servizio, mentre gli altri 19 sono formalmente ancora in attività, ma non autorizzati a svolgere le loro mansioni in questo momento. Fra gli indagati ci sono anche tre ufficiali, i quali sono sospettati di aver ostacolato attivamente le indagini e coperto le attività illecite dei colleghi.

La maggior parte dei messaggi incriminati sarebbero stati scambiati fra il 2016 e il 2017, ma alcuni sarebbero proseguiti fino al 2019.

Il ministro dell’interno dell’Assia Peter Beuth (CDU) ha definito l’adesione di pubblici ufficiali a gruppi estremisti di destra “assolutamente inaccettabile” assicurato che, se le accuse saranno confermate, tutti gli agenti in questione verranno espulsi dalle forze di polizia e che, indipendentemente dal risultato delle indagini, nessuno di loro sarà più attivo nelle forze speciali dell’Assia.

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