Arrestato a Berlino “NSU 2.0”, il presunto autore di 115 lettere minatorie

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Si faceva chiamare NSU 2.0 Alexander M., il pregiudicato cinquantatreenne arrestato a Berlino dalle forze speciali della polizia dell’Assia, con l’accusa di aver inviato, a partire dal 2018, 115 lettere minatorie, contenenti insulti e minacce di morte a istituzioni, personalità della politica e dei media, soprattutto in Assia, ma anche in altri Land tedeschi e in Austria.


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Alexander M.: alle spalle una lista di gravi reati

Fra le vittime, l’attuale leader di Die Linke Janine Wissler, l’avvocata di Francoforte Seda Basay-Yildiz e l’attrice e cabarettista Idil Baydar. L’arresto è avvenuto nella serata di martedì, in seguito a una perquisizione nell’appartamento dell’uomo, un cittadino tedesco disoccupato e già condannato in passato per diversi reati fra i quali lesioni personali, minacce, ingiurie, frode, falsificazione di documenti, ricettazione, possesso di pedopornografia. Alcuni dei reati attribuiti ad Alexander M. sono stati ascritti all’ambito dell’estremismo di destra.

Nel suo appartamento sono stati sequestrati diversi supporti informatici che adesso verranno analizzati per determinare i collegamenti con i reati di cui l’uomo è accusato – fra gli altri, minacce, incitamento all’odio e utilizzo di simboli proibiti dalla costituzione.


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Qual è il reale rapporto tra Alexander M. e la polizia?

Uno degli aspetti più delicati di questo caso riguarda il rapporto fra NSU 2.0 e la polizia: alcuni messaggi sembrerebbero addirittura essere partiti da computer della polizia e alcuni dei dati personali delle vittime sarebbero stati acquisiti tramite informazioni in possesso delle forze dell’ordine, nonostante l’uomo arrestato non abbia mai lavorato a nessun titolo per nessun dipartimento di pubblica sicurezza.

Il coinvolgimento di un presunto contatto interno alle forze di polizia nella vicenda, sul quale non è ancora stata fatta chiarezza, ha portato, nel 2020 alle dimissioni del capo della polizia statale dell’Assia Udo Münch. Fra le ipotesi avanzate c’è anche quella secondo cui l’autore delle lettere potrebbe aver ottenuto i dati e gli indirizzi dei destinatari illegalmente, acquistandoli sul Deep Web. Ad alimentare i sospetti che NSU 2.0 possa aver avuto un appoggio interno alla polizia o almeno godere delle simpatie di alcuni agenti ha contribuito la scoperta di una chat di estrema destra nella quale diversi poliziotti si sarebbero scambiati commenti compromettenti e foto di Hitler. Gli agenti coinvolti sono stati sospesi.

Le lettere minatorie collegate a questo caso e riportanti la firma “NSU 2.0” sarebbero in realtà 133, ma si ritiene che 18 siano opera di emulatori. I messaggi sono stati inviati soprattutto per email, ma alcuni sono arrivati a destinazione anche via fax, SMS o moduli di contatto di siti internet ufficiali.

L’origine del nome NSU 2.0

La sigla NSU (che sta per Nationalsozialistischer Untergrund, ovvero “Underground Nazionalsocialista”) era quella utilizzata dai due terroristi Uwe Mundlos e Uwe Böhnhardt, responsabili di dieci omicidi tra il 2000 e il 2007. Le vittime erano quasi tutte di origine straniera – principalmente turca. L’ultima fra i loro complici a essere condannata è stata Beate Zschäpe, nel 2018.

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