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Adolf Ziegler: il pittore fallito che perseguitò l’arte degenerata nella Germania nazista

La crociata del regime nazista contro l’arte degenerata – ovvero qualsiasi forma di espressione artistica non glorificasse il regime e le sue rivoltanti ideologie – è nota ai più come uno dei tanti orrori del Terzo Reich e, spesso, comprensibilmente associata alle invidie di Hitler, pittore fallito, secondo tutti coloro che avevano ottenuto più riconoscimenti di lui.

Non possiamo dire con certezza in che misura delirio e meschinità si mescolassero nella mente del Führer, quando criticava l’arte degenerata definendone i soggetti “Storpi e cretini deformi, donne che possono essere solo irritanti, uomini che sono più vicini agli animali che agli esseri umani, bambini che, se vivessero così, dovrebbero essere considerati come la maledizione stessa di Dio”. Quello che sappiamo, però, è che dietro questa feroce opera di repressione c’era un altro aspirante pittore, oggi dimenticato dai più, la cui frustrata carriera artistica si trasformò, grazie ai contatti con il regime, in una folgorante ascesa politica e accademica: Adolf Ziegler.

l'arte degenerata
Adolf Ziegler

Nel leggere la biografia di Ziegler viene quasi voglia di associarlo ad Eichmann. Nonostante Ziegler non abbia avuto alcun ruolo nel genocidio nazista, nelle sue scelte di vita riecheggia quella medesima perniciosissima mediocrità che spinse Hannah Arendt a coniare la definizione di “banalità del male”.

Se la Storia, come le storie, avesse una morale, in questo caso la si potrebbe interpretare come una messa in guardia contro il bieco nepotismo e contro il conferimento di potere ai sicofanti e a chi porti con sé un carico di frustrazioni e risentimenti verso chi ha ottenuto risultati migliori.

Franz Marc in una fotografia del 1910

Adolf Ziegler, il pittore che non riesce a emergere

Nato a Brema nel 1892, Ziegler frequentò prima l’Accademia di Belle Arti di Weimar e poi quella di Monaco, dove fu accettato nella scuola di disegno di Angelo Jank e dove si diplomò nel 1924, dopo essere tornato dalla prima guerra mondiale.

In una prima fase della sua carriera si interessò all’espressionismo, in particolare allo stile di Emil Nolde e Franz Marc, ma il suo amore per questa corrente non fu ricambiato e, non riuscendo a emergere, Ziegler si dedicò a un genere di pittura meno emozionante ma più redditizio, realizzando nature morte floreali e ritratti alla maniera dei vecchi maestri classici, per il pubblico dei circoli borghesi di Monaco. In questo ambiente incontrò l’industriale Albert Pietsch, la cui figlia adottiva sposò alla metà degli anni ’20.

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Manifesto di Hitler per le elezioni presidenziali tedesche del 1932.

Ziegler si avvicina al partito nazista e conosce Hitler

Il suocero fu forse l’incontro più importante della vita di Ziegler, poiché lo introdusse fra le fila del neonato partito nazionalsocialista, del quale era un fervente sostenitore.

Grazie a questa “introduzione in società”, Ziegler ebbe modo di conoscere Hitler, il quale divenne rapidamente il principale ammiratore della sua pittura, al punto da acquistare da lui diversi quadri e commissionarne altri, fra cui il ritratto di sua nipote Angela Geli Raubal (della cui tragica storia abbiamo già parlato e che si suicidò in casa di Hitler all’età di 23 anni).


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Una pittura con al centro la cosiddetta “bellezza ariana”

Della pittura di Ziegler, Hitler ammirava la rappresentazione dei corpi – e non è difficile ipotizzare che Ziegler, avvezzo a compiacere i committenti, sapesse esattamente che tipo di corpi e in particolare che tipo di nudi femminili potessero corrispondere ai gusti del Führer.

Nella concezione nazista delle arti visive, infatti, il centro della rappresentazione doveva essere la bellezza ariana, rappresentata come simbolo di purezza e ideale al quale aspirare nella riproduzione, occasionalmente affiancandola a immagini di guerra e possenza a gloria del Reich. In quest’ottica, le opere di Ziegler furono esposte, all’apice del regime, nelle mostre di arte tedesca che venivano presentate come contraltare proprio a quella stessa arte degenerata la cui mostra Ziegler inaugurò nel 1937.


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Il Maestro dei Peli Pubici Tedeschi

Se il partito e la propaganda ufficiale lo glorificavano, tuttavia, lo Ziegler pittore incontrava soprattutto scherno in qualsiasi contesto critico che non fosse sottomesso, per paura o fanatismo, agli standard del regime.

La rivista americana Time pubblicò nel 1939 la seguente critica del suo “Terpsichore”: “Quasi in qualsiasi altra parte del mondo Terpsichore sarebbe considerato il tipo di immagine che si mette sul calendario pubblicitario di una birra. Non così nella nuova Germania”. Inoltre, per la sua scolastica pedanteria nel rendere i particolari anatomici nei nudi femminili, i critici del suo tempo soprannominarono ironicamente Ziegler “Il Maestro dei Peli Pubici Tedeschi”.

DEUTSCHES HISTORISCHES MUSEUM - Berlin

L’ascesa di Ziegler e la Camera delle Belle Arti del Reich

Il partito nazista si rivelò l’ambiente ideale perché l’ambizione di Adolf Ziegler potesse svilupparsi in tutto il suo distruttivo potenziale. Essendosi guadagnato rapidamente le simpatie del suo omonimo, l’oscuro imbrattatele di Brema, i cui quadri non erano mai stati esposti pubblicamente, iniziò un’ascesa rapidissima e inarrestabile nel mondo delle arti.

Nel 1933 ottenne la cattedra di tecnica pittorica all’Accademia di Belle Arti di Monaco, divenendo ordinario nel 1934. Ci fa sapere lo storico dell’arte Christian Fuhrmeister che, in quell’occasione, ci sono pochi dubbi sulla natura squisitamente politica della nomina di Ziegler, dal momento che l’Accademia aveva già quattro cattedre di tecnica pittorica. Nello stesso anno, Ziegler divenne membro del Consiglio Presidenziale e vicepresidente della Camera delle Belle Arti del Reich, per poi passare alla presidenza due anni dopo, su incarico di Goebbels.

The Four Elements: Fire, Earth and Water, Air, before 1937

La lotta contro l’arte degenerata

Fu in questo ruolo che Hitler lo incaricò di iniziare a stanare ed epurare l’arte degenerata dal Reich, andando a caccia di opere da confiscare in tutti i musei, le gallerie e le collezioni statali della Germania. Ziegler dettò linee guida molto precise rispetto a ciò che era considerato accettabile.

Nel 1937 il drammaturgo Barrie Stavis pubblicò sulla rivista New Masses un’intervista dal titolo “Hitler’s Art Dictator Talks”, nella quale Ziegler dichiarava: “Se gli artisti vogliono esporre nei loro studi o a Monaco, devono essere membri della Camera delle Belle Arti del Reich. La Camera sostiene soggetti come paesaggi pacifici e contadini, oltre a ‘sesso e guerra’. I ritratti di famiglia sono accettati solo se i genitori hanno almeno quattro figli”.

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Locandina dell’esposizione sull'”Arte degenerata” (Entartete Kunst), Berlino, 1938. Di Bundesarchiv, Bild 183-H02648 / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 de, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=37892800

Le commissioni istituite da Ziegler fecero incetta di opere proibite perquisendo studi, musei e gallerie e sequestrando oltre 20.000 lavori, che vennero però distrutti solo in parte. Quelli di maggior valore furono svenduti in cambio di valuta straniera, quelli di calibro intermedio furono scambiati all’estero con quella che si considerava “buona arte tedesca” e il resto fu dato alle fiamme nel famoso rogo del 1939.

Le 700 opere che vennero esposte nella mostra che consacrò per sempre l’arte degenerata furono accompagnate da descrizioni sprezzanti e anche dal prezzo al quale erano state acquistate, allo scopo di suscitare lo sdegno della popolazione contro i curatori dei musei, che avevano sperperato il denaro pubblico per acquistare opere moralmente riprovevoli.

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Grande testa di Otto Freundlich sul frontespizio della guida della mostra (1937). Di Otto Freundlich (1878–1943) – http://sunday-news.wider-des-vergessens.de/wp-content/uploads/2012/03/Katalog-Entartete-Kunst.gif, Bild-PD-alt, https://de.wikipedia.org/w/index.php?curid=8038275

L’arte degenerata e l’odio per l’Espressionismo

Proprio in occasione dell’inaugurazione della suddetta mostra, Ziegler si lanciò in un appassionato discorso contro l’Espressionismo e i suoi esponenti (dal momento che l’arte degenerata veniva identificata soprattutto con questa corrente), contro i direttori dei musei simpatizzanti dell’arte moderna, e contro gli “ebrei” nell’arte e nella cultura.

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Anche Vincent van Gogh fu incluso tra gli “artisti degenerati” della mostra del 1937.

“Abbiamo ancora un triste dovere da compiere, cioè quello di rendere anche il popolo tedesco consapevole che fino a non molto tempo fa esercitavano un’influenza decisiva sulla creazione dell’arte forze che non vedevano nell’arte un’espressione naturale e chiara della vita, ma rinunciavano coscientemente a ciò che era sano e coltivavano tutto ciò che era malato e degenerato e lo lodavano come la più alta rivelazione. […]

Vedete intorno a noi questi figli della follia, dell’insolenza, dell’incompetenza e della degenerazione“. Nello stesso contesto, i commercianti d’arte furono definiti “lestofanti, maiali e bolscevichi dell’arte”, i direttori dei musei accusati di agire “per conto […] dell’ebraismo internazionale“.

Dopo la guerra, nella sua ingloriosa fase di “denazificazione”, Ziegler tentò di minimizzare queste affermazioni definendole “un discorso di natura non politica ad una mostra d’arte”.

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Ernst Ludwig Kirchner, pittore e scultore tedesco espressionista. Durante il nazismo centinaia di sue opere furono sequestrate e rimosse dai musei; molte di queste furono denigrate nella mostra sull’arte degenerata del 1937 e poi distrutte. Kirchner si suicidò il 15 giugno 1938 a Davos.

La caduta di Ziegler e il tentativo di “denazificarsi”

La gloria di Ziegler terminò anche prima di quella del regime che lo aveva nutrito e protetto. Accusato di aver utilizzato i suoi contatti con il primo ministro inglese Winston Churchill per “partecipare agli sforzi di pace”, nel 1944 Ziegler perse tutte le sue cariche e fu internato per sei settimane a Dachau, dal quale fu rilasciato senza ulteriori indagini, si sospetta su ordine diretto di Hitler, che apparentemente non aveva perso la simpatia personale per l’ex “collega”.

L’essere caduto in disgrazia proprio in relazione al processo di pace giocò a favore di Ziegler quando, come molti illustri esponenti del regime, fu costretto a tentare di “denazificare” il proprio passato – tentativo parzialmente riuscito che gli permise di ritirarsi senza clamori prima a Costanza e poi a Varnhalt, nella provincia di Baden-Baden, dove morì nel 1959.

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