Ad un giovane ambizioso che lascia l’Italia: “La tua libertà non è una colpa”

giovane ambizioso

Giovane ambizioso, ho qualcosa da dirti

783. Sono i chilometri che dividono il confine italiano da Berlino.

Alcuni potrebbero obbiettare che non siano abbastanza. Ma quando la solitudine ti bussa alla porta, senza averla mai incontrata prima d’ora, e quando vieni messo alla prova, giorno dopo giorno, dalle diversità linguistiche e culturali, da un sistema ampiamente organizzato che non ti appartiene, potrebbero, anche 5 chilometri, sembrarti un oceano infinito?

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La nostra generazione è fortunata e debole

Questa prova non sarebbe dovuta apparire così estrema, ma ai tuoi occhi lo è. Perché?

Una generazione, la tua, che non ha avuto contatto con la sofferenza. Questo potrebbe sembrarti un punto a favore, ma i tempi facili, di cui è stata protagonista dalla fine del ‘900 a questa parte, l’ha resa debole. Molto debole.


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Debole nel capire il valore vero di un pezzo di terra. Debole nel riuscire a interiorizzare il senso di responsabilità. Debole nel ribellarsi guidata dal senso della ragione, ma forte nel farlo senza conoscere a fondo il motivo fondamentale della sua ribellione. Indifferenza, superficialità, apparenza, esibizionismo.
Debole nel combattere, non solo per ottenere qualcosa, ma per dignità. Pura.

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Non sapere cosa desiderare, non sapere cosa scegliere

Spesso, quando un giovane italiano percorre quei 783 chilometri di terra, o qualsiasi altro tratto di terreno apparentemente infinito, lo fa per purificarsi.
Purificarsi da quel suo adagiarsi, dai consigli non richiesti, dall’affetto spropositato, dalla noia massacrante di tornare a casa e trovare il piatto pronto sul tavolo.
Purificarsi da quella ferita sempre più profonda, che lo rende colpevole di non sapere cosa desidera. Dalla sfiducia nella politica del proprio Paese. Dall’apatia che il mondo circostante gli offre. Da cosa deriva questa povertà d’animo?

Solo dopo un’overdose di distanza, apprezzerai quel piatto sul tavolo, quel tetto sicuro sulla testa e quella vivacità mediterranea, di cui ormai sentivi solo voci lontane. Apprezzerai il valore vero della possibilità di scegliere.
Solo dopo aver sofferto, almeno un po’.

Giovane ambizioso, cosa cerchi davvero?

Questa purificazione, altro non è se non un tentativo di ricerca inconscio. Cosa vuoi Tu da questo cosmo? Lontano da un ambiente che ti consiglia amorevolmente chi dovresti essere, forse potresti capire chi sei. Se sei scaltro e ambizioso. Altrimenti faresti meglio a non partire mai, perché la libertà, a cui tutti aspirano solo perché non ne conoscono le proprietà, è un’arma a doppio taglio. E se ti tagli, ti fai molto male.

Quando ripercorri quei chilometri al contrario dopo tanto tempo, ti aspetti che quel mondo, a cui tanto hai pensato con nostalgia, ti accolga a braccia aperte. Sei felice di tornare. Euforico, esuberante. Quasi come il primo giorno di scuola. Chissà… come sarà quella strada che percorrevi da bambino? Sarà cambiato l’odore delle tue lenzuola? Come sarà il tuo viso riflesso in quel vecchio specchio? Uguale? Più brutto? Più grasso? Più vecchio? Più maturo? Più consapevole?

Tornare in patria e trovare un muro

La fantasia è anch’essa un’arma a doppio taglio. Spesso ti immagini un mondo che non esiste, e queste aspettative sono velenose. Tutto ciò ha naturalmente i suoi effetti collaterali. Chi sei? Che ci torni a fare qui? Cosa vuoi da una terra dalla quale sei voluto scappare? Sei soltanto un traditore. Sei uno dei tanti colpevoli del fallimento della nostra patria. Uno dei tanti che è scappato dai problemi, senza affrontarli.

La tua gente è distante e tu sei ancor più distante da loro. Le braccia aperte, che nella tua immaginazione ti hanno accolto, cominciano a respingerti. Ma non preoccuparti, questo è solo il modo più diffuso tra la gente comune, per vomitarti addosso la sua invidia. L’invidia nasce principalmente da un sentimento di rifiuto verso le proprie incapacità.

In parole semplici, questa critica non è altro che la manifestazione di quella rabbia scaturita dall’osservarti fare qualcosa che loro sono incapaci di fare. Ma che ovviamente vorrebbero fare, eccome se lo vorrebbero. Come il povero che critica il ricco solo perché in realtà vorrebbe essere al suo posto, ma non ci riesce.

Giovane ambizioso, il tuo è un atto di coraggio

Perché lasciare la propria sicurezza per andare a giocare a mosca cieca superando il confine, non è come passeggiare in riva al mare in una sera d’estate, sicuri di tornare a dormire nelle lenzuola che profumano di bucato.
Perché, se è vero che la Costituzione è un patto tra il cittadino e lo stato e, se è vero che la meritocrazia, l’onestà, il diritto al lavoro sono pilastri portanti della Costituzione italiana, è anche vero che la tua “patria” non è stata mai né esempio di onestà, né di meritocrazia, né ha mai garantito ai suoi figli il diritto al lavoro.

È come essere sposati. Se uno tradisce l’altro, è quest’ultimo giustificato a fare le valigie e
andarsene per i fatti suoi, nonostante il sentimento lo trattenga come una calamita?

Hai un attaccamento viscerale alla tua terra. Sapori, odori, gesti, affetti. Un chiodo che non potrà mai essere scacciato dalla fredda Germania. Un amore quasi platonico.
La rabbia e la dignità sono però più aggressive dell’amore, e a volte anche più durature. Ma a questi, chi glielo spiega? Francamente non ti interessa spiegarlo.

Sei sicuro di ciò che pensi, la ragione ti guida. E sei sicuro di ciò che vivi e non vedi l’ora di continuare il tuo percorso con rabbia, forza e orgoglio. Sentimenti che ti sei guadagnato negli anni, da solo. Altrimenti, come mai, in un mondo di favole, avresti potuto conoscere questi bellissimi istinti? Forse tornerai, per sbatterli in faccia agli invidiosi. Oppure no, e li conserverai per ciò che più t’interessa. Ma l’importante è che tu riconosca ciò che ti rende felice. Lo riconosci?

Sei un cittadino del mondo. Sei giovane, pieno di aspettative.

E se ciò che ti rende libero e felice non intacca la libertà degli altri, questo non può essere giudicato da loro.

Non dimenticarlo mai.

Carla Farris, l’autrice della lettera destinata a un ipotetico giovane ambizioso in procinto di lasciare l’Italia, è una ragazza sarda che vive a Berlino da 6 anni. Attualmente studia filosofia e antropologia alla Freie Üniversität Berlin. Il suo contributo parla delle emozioni di chi espatria per vivere in una nuova nazione, nutrendo aspettative potenti come le incognite che alimentano dubbi e timori. E decidendo di partire, nonostante tutto.

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