Ministero della salute tedesco: il marito di Spahn e l’ombra del conflitto di interessi

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Martin Kraft, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

L’approvvigionamento di mascherine da parte del ministero della salute tedesco è nuovamente causa di imbarazzo per la CDU e per il governo. Pare infatti che nel 2020 la Burda GmbH, l’azienda nella quale lavora Daniel Funke, il marito del ministro della salute Jens Spahn abbia venduto al ministero una fornitura di circa 570.000 mascherine protettive FFP2 al costo di 1,73 Dollari l’una, per un valore complessivo di oltre 900.000 Euro.

A dare la notizia per primo è stato il quotidiano Der Spiegel, parlando di un rapporto del ministero stesso, sottoposto all’attenzione della commissione federale sul bilancio e la salute.


Armin Laschet

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La fornitura di Burda costituirebbe solo una piccola parte degli ordini effettuati dal ministero, ma ciò che ha attirato l’attenzione della commissione è il fatto che Burda non produca mascherine né sia un fornitore di presidi di protezione individuale, ma un’azienda di comunicazioni. A gestire l’ordine non sarebbe stata inoltre la società stessa, ma un’azienda di Singapore della quale Burda possiede circa il 10%, la piattaforma di acquisti Zilingo.

Le dichiarazioni dell’azienda e del Ministero della Salute tedesco

Un portavoce dell’azienda ha dichiarato che le mascherine sono state vendute a prezzo di costo e senza commissione e che l’azienda si è semplicemente offerta di aiutare il ministero a procurarsi la quantità di PPI necessari per far fronte alla pandemia.

Sempre secondo le dichiarazioni ufficiali dell’azienda, Funke, che dirige l’ufficio berlinese della Burda GmbH, non sarebbe stato coinvolto nell’operazione e neppure informato della medesima.

abbassare la guardia
Jens Spahn. Photo by Das Saarland

Il ministero, nel frattempo, ha risposto a Der Spiegel affermando che il contratto con Burda ha seguito una procedura standardizzata a seguito di un’offerta regolarmente ricevuta e conforme ai prezzi di mercato di quel momento.

Giovedì scorso, il ministero ha presentato alla commissione la lista di tutte le aziende dalle quali sono state acquistate forniture di mascherine protettive, con i dati sui relativi contratti.

Le critiche dell’opposizione

Aspre critiche sono arrivate immediatamente dalle file dell’SPD, il cui capogruppo parlamentare Achim Post ha accusato in un Tweet la scarsa trasparenza del ministero di “minare la fiducia nelle istituzioni democratiche” e ha ribadito la richiesta del suo partito di istituire la figura del commissario per la trasparenza degli appalti, che agisca in modo indipendente proprio per evitare conflitti di interessi come quello che si profila per il ministro della salute Jens Spahn.

Nel rapporto ministeriale si evidenziano le difficoltà di approvvigionamento di mascherine protettive a partire dal febbraio dello scorso anno, indicando in particolare la drastica impennata dei prezzi di tutti i presidi di protezione. Nel caso delle mascherine, per esempio, il prezzo è passato da 22 centesimi a 1,17 Euro al pezzo, per poi arrivare a cifre record che superavano addirittura in 30 Euro. Al termine della valutazione dei possibili canali di approvvigionamento, il ministero ne avrebbe selezionati quattro con procedure standard. I contratti sarebbero stati conclusi da giugno in poi.