Che cos’è l’aromanticismo? 5 pregiudizi da sfatare

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Aromanticismo
Aromantici e asessuali al pride di Colonia del 2019. © Raimond Spekking

La settimana che va dal 21 al 27 febbraio è stata individuata come settimana della consapevolezza aromantica (o ASAW: Aromantic Spectrum Awareness Week). Per chi non si occupa spesso di identità LGBTQIA, la parola “aromanticismo” è forse la più oscura dell’intera sigla.

Con questo termine si intende l’orientamento di chi non prova o prova molto raramente un’attrazione romantica nei confronti del prossimo. Non si tratta di un orientamento sessuale: esattamente come una persona asessuale può desiderare di vivere una relazione romantica, una persona romantica può desiderare di avere relazioni sessuali.

La visibilità dell’aromanticismo, specialmente se disgiunto dall’asessualità, è aumentata negli ultimi anni, ma i pregiudizi da sfatare sono ancora molti.


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I più diffusi pregiudizi sull’aromanticismo

Nonostante una maggiore apertura sull’argomento, l’aromanticismo è ancora una delle identità sulle quali si concentrano il maggior numero di pregiudizi negativi, anche all’interno del mondo queer. Ecco i più comuni.

I colori della bandiera aromantica

1. Gli aromantici sono incapaci di amare

Una delle accuse che gli aromantici si sentono rivolgere più spesso è quella relativa all’incapacità di amare, associata a freddezza e insensibilità. Questo pregiudizio ne sottende un altro, molto diffuso, secondo il quale l’unico tipo di Amore degno di questo nome sarebbe quello romantico che si prova all’interno della coppia. In realtà gli esseri umani sono in grado di provare diverse forme di amore ugualmente intenso e coinvolgente: gli aromantici semplicemente si concentrano su tutte le altre, mettendo al centro dei propri interessi i rapporti di amicizia o di amore familiare, con lo stesso slancio, entusiasmo e calore di chiunque altro.

2. Gli aromantici non possono formare una famiglia

Proprio perché capaci di amare, gli aromantici possono formare una famiglia felice e spesso lo fanno. La chiave di un buon equilibrio familiare va ricercata nella comunicazione. Sono sempre più numerose, infatti, le persone che scelgono di sposarsi o contrarre unioni civili per motivi diversi rispetto alla ratificazione di una relazione romantica. Un grande affetto, una profonda amicizia, il desiderio di raggiungere degli scopi comuni nella vita, di crescere figli e supportarsi a vicenda formano la base di molte famiglie aromantiche e felici.

3. L’aromanticismo è una patologia legata ai disturbi dello spettro autistico

Questo è un doppio pregiudizio, che coinvolge tanto le persone aromantiche quanto quelle autistiche e che, ancora una volta, conferma l’idea che esista un solo modo “normale” e accettabile di provare e manifestare sentimenti ed emozioni. Esistono persone autistiche e aromantiche e persone autistiche allo-romantiche (ovvero capaci di provare attrazione romantica), così come esistono persone aromantiche che non si collocano sullo spettro dell’autismo: le due cose sono perfettamente indipendenti l’una dall’altra.

4. Gli aromantici hanno solo paura di impegnarsi

Questo pregiudizio presuppone che l’aromanticismo sia un atteggiamento, piuttosto che una condizione. È perfettamente possibile avere paura di impegnarsi e gestire le relazioni in maniera disastrosa pur sviluppando forti attrazioni romantiche. L’aromanticismo, per definizione, è l’assenza di attrazione romantica e non ha nulla a che vedere con il modo in cui ogni individuo gestisce, nel bene e nel male, le proprie relazioni.


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5. Gli aromantici non asessuali sono “predatori”

Qui si incontrano due pregiudizi molto radicati nella nostra società: quello secondo cui l’amore romantico sia ciò che dà senso alla vita e quello secondo cui il sesso sia accettabile solo se nobilitato dal sentimento d’amore. Ne consegue che chi desidera relazioni sessuali al di fuori del coinvolgimento romantico sia un pericoloso “predatore” se è un uomo e una “poco di buono” se è una donna (le identità fluide e non binarie, in questa occasione, le lasciamo fuori perché, di solito, chi nutre questo pregiudizio non le riconosce).

Anche in questo caso si confonde una condizione con un atteggiamento. Un predatore è chi approfitta del prossimo per ottenere con l’inganno un contatto sessuale, per esempio millantando un sentimento che non prova. Queste sono scelte, non orientamenti. Un aromantico allo-sessuale, come qualunque altro essere umano, è responsabile delle proprie azioni e potrà scegliere di comunicare onestamente le proprie aspettative ai potenziali partner sessuali o meno.

Perché è così difficile accettare l’aromanticismo?

Se leggendo questo articolo avete provato un senso di fastidio, se vi siete sentiti come di fronte a qualcosa di alieno, se avete pensato “ma c’era proprio bisogno di un’altra etichetta?”, complimenti: siete in ottima compagnia! Molti reagiscono così la prima volta che sentono parlare di aromanticismo. La seconda buona notizia è che non è obbligatorio comprendere l’identità altrui per rispettarla. Se vi interessa capire un po’ più a fondo il perché di questa reazione, potreste considerare il fatto che la nostra società, la nostra cultura, la nostra arte e perfino il nostro linguaggio attribuiscono all’amore romantico un ruolo centrale nell’esistenza umana, negando e sminuendo qualsiasi altra forma di attaccamento. Questo porta a cancellare o a riscrivere la storia di chi non manifesta interesse per questo tipo di sentimento: nascono così le mistiche degli eremiti e di molti santi e le figure letterarie iper-cerebrali e anti-romantiche come Sherlock Holmes.

Le rivendicazioni di una ricorrenza come l’ASAW non riguardano solo le persone aromantiche, ma sono un invito collettivo ad attribuire pari dignità a tutte le forme di amore e di legame di cui gli esseri umani sono capaci. Potrebbe perfino capitarci di scoprire una realtà più ricca e interessante di quella a cui siamo abituati.

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