AperturaIn evidenza

Berlino anni ’20: gli anni dorati tra art déco, charleston e cabaret

di Vittoria Lolli

La Berlino dei Goldene Zwanziger, in italiano “dorati anni Venti”: non la capitale come la conosciamo oggi, ma simile. Un luogo all’avanguardia, segnato da lusso e perdizione, da follie continue nei cabaret berlinesi a ritmo di charleston, lustrini cuciti sugli abiti da sera e glamour, glamour e ancora glamour.

La Berlino degli anni Venti è, ancora una volta e come sempre, fuori dal comune, magnetica, affascinante. Un crocevia culturale che vive in questi anni di fervore uno sviluppo economico, artistico e intellettuale senza precedenti. Teatri, sale cinematografiche, atelier, Ballhaus e gallerie d’arte occupano la città in ogni suo angolo, irradiando di autentico Zeitgeist, il glorioso spirito di quel tempo, tutti i suoi (allora) 4 milioni di abitanti.


anni 20

Leggi anche:
La scena queer della Berlino anni ’20: quando la trasgressione era la norma

È anche l’epoca che introduce un nuovo genere di donna, molto più audace di quella della generazione precedente. Una donna che fuma sigarette, porta i capelli corti, abitini luccicanti e si mantiene da sola. Un esercito di creature ammalianti, dominatrici, fiere, controlla la città, guidato senza alcun dubbio dalla diva di cinema e teatro per antonomasia, Marlene Dietrich, capostipite di un movimento innovativo e trasgressivo, la femme fatale per eccellenza.

Un ballo notturno con musica dal vivo – Berlino, 1927 Foto: Bundesarchiv, Bild 102-05044 / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 DE, via Wikimedia Commons

Marlene veste abiti da uomo nel ’33 ed esibisce la sua attrazione per entrambi i sessi in maniera decisamente esplicita. Non rinnega mai la sua patria, anche dopo essere volata via a Hollywood, ma rifiuta con fermezza l’ideologia nazista, prestando la sua voce alla versione del 1944 di Lili Marleen, la canzone di tutti i soldati al fronte, tedeschi o alleati. Simbolo della cultura tedesca, Marlene ribadisce con decisione più volte: “Grazie a Dio sono nata a Berlino”.


Leggi anche:
Hitler odiava Berlino. E forse era corrisposto

Ma il mood della città non è tutto rose e fiori. La capitale porta ancora con sé gli strascichi della Prima guerra mondiale, affrontando numerosi problemi istituzionali, politici ed economici. Una Berlino dai mille volti, tra cui anche quello della miseria, dell’angoscia e della violenza, alimentata continuamente dalla propaganda politica dell’odio che porrà le basi per l’avvento del nazismo.

Gli anni Venti segnano la sconfitta tedesca nella Grande Guerra, ma grazie agli aiuti economici concessi dagli americani e all’emanazione della legge Grande Berlino, che ampliò notevolmente le dimensione della capitale tedesca, rappresentano anche una promessa di splendore e prosperità per la speranzosa-di-rinascita Repubblica di Weimar, che si dipinge di libertà e fermento creativo e intellettuale, diventando terreno fertile per tutti gli inseguitori di opportunità.

Una scena di “Metropolis”. Foto: Horst von Harbou, Public domain, via Wikimedia Commons

Camminano per le strade e frequentano i cafè della città personaggi come Otto Dix, Heinrich Mann, Fritz Lang, che abilmente sottolinea il fiorire del cinema espressionistico tedesco con il suo distopico Metropolis. Ma anche altri volti, di altre nazionalità, come l’inglese Christopher Isherwood che nel suo Goodbye to Berlin, trasforma la capitale in un palcoscenico interamente illuminato, puntando i riflettori sulla trama azzeccata di una città selvaggia, creativa, centro di gravità permanente di indipendenza e libertà: sessuale, artistica e intellettuale.

È l’avvento delle Ballhaus gremite di persone che ballano libere a passo di fox trot, delle tele espressionistiche nelle gallerie d’arte, del Bauhaus, dell’art déco, del cinema e del teatro, completi di dive, attrici e ballerine, tocco decisivo di quel bizzarro mondo che è lo show business.

Da sinistra: il compositore Richard Strauss (Presidente della Reichsmusikkammer, Dipartimento di Musica del Ministero della propaganda), Heinz Drewes (Generalintendant e Generalmusic-director della Reichsmusickammer) e Joseph Goebbels (capo della propaganda nazista e Presidente della Reichskulturkammer). Foto: See page for author, Public domain, via Wikimedia Commons

Ma il tutto viene spazzato via dall’ascesa di Hitler e del regime nazista, la città cambia volto e la mentalità liberale, innovativa e brillante, forza governativa della città, scompare sotto il sole di Berlino. Di questo Isherwood scrive in Goodbye to Berlin, prima di abbandonare la capitale:

Oggi splende un sole brillante; il clima è molto dolce e caldo. Esco per la mia ultima passeggiata mattutina, lasciando a casa cappello e cappotto. Il sole splende, e Hitler è il padrone di questa città. Il sole splende e dozzine di miei amici sono in prigione, forse morti. Guardo il riflesso del mio volto nella vetrina di un negozio e inorridisco nel notare che sto sorridendo. Non puoi fare a meno di sorridere, con questo splendido clima“.

I dorati anni Venti rappresentano quello che oggi la città è tornata ad essere: una sfera a parte nello spazio, separata da tutto il resto, nella quale però convergono armonicamente i movimenti culturali, le rivoluzioni, le mode e le tendenze che hanno ispirato e continuano ad ispirare tutt’ora tantissime personalità, eternamente insaziabili di libertà, di incontri, di vita.

P.S. Se questo articolo ti è piaciuto, segui Il Mitte su Facebook!

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio