La scena queer della Berlino anni ’20: quando la trasgressione era la norma

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CABARET ... by mrbill78636

di Sara Bolognini

La scena queer della Berlino degli anni ’20 è solo una delle innumerevoli espressioni di un’era di lustrini, i balli sfrenati, notti folli, i libertini… quella della Repubblica di Weimar era una società aperta e la voglia di sperimentare scorreva nelle vene delle nuove generazioni.

Che Berlino sia la città delle mille possibilità e trasgressioni non è una novità del nostro secolo, anzi, già all’inizio del ‘900 veniva citata come prova della “degenerazione” della modernità e della vita urbana. Cabaret, balli arditi di ragazze che mostravano le gambe, foto di nudo: questa era la realtà della Berlino di Weimar, prima che i nazisti tornassero ad imporre come ideale l’icona della famiglia tradizionale.

Joel Grey in “Cabaret”. Photo by mrbill78636

La scena queer, in particolare, ha sempre avuto una grande vitalità e una voce propria. Per gli omosessuali dell’epoca Berlino rappresentava la speranza, un luogo in cui essere se stessi. La città offriva club per tutti i gusti e categorie: cabaret per le classi alte, bar per i ceti più poveri, circoli per sole donne e molto altro.

In questi contesti si poteva ballare senza problemi e a stretto contatto fisico con partner dello stesso sesso. L’atmosfera era solitamente festosa, animata da pianisti e cantanti, anche se alcuni locali per le classi lavoratrici, in cui i soldati si prostituivano per arrotondare, scadevano spesso nello squallore.

BERLIN, 1927. Bmrbill78636

Quello che caratterizzava la scena era comunque il fatto che la natura di ognuno avesse la possibilità di esprimersi e gli omosessuali più effeminati, in particolare, amavano dare pieno risalto e radicalizzare questo aspetto della loro personalità. C’è da dire che la scena queer degli anni ’20, a Berlino, proponeva in generale un mondo capovolto, con uomini truccati e imbellettati e ragazze dai capelli corti, in smoking.

Erano i locali per travestiti ad attirare il maggior numero di visitatori e iniziarono presto ad essere un ritrovo anche per intellettuali e artisti di ogni orientamento. Molti scrittori hanno descritto quella che veniva considerata la “parte decadente” di Berlino, le storie più famose sono forse quelle di Christopher Isherwood, che hanno ispirato il famoso film “Cabaret“.


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La cosa più interessante è che i club per omosessuali non erano solo luoghi di cosiddetta trasgressione, ma erano soprattutto l’unica occasione in cui classi sociali completamente diverse si incontravano. In questi locali le persone entravano in contatto a prescindere da ceto, genere e cultura. Non è forse la prova che siamo tutti accomunati dalle stesse passioni, dalla stessa voglia di comprendere noi stessi e dalla stessa voglia di sperimentare e godere appieno la vita? In fondo questo accade oggi, come nei lontani giorni di Weimar.