“La Repubblica di Sabbiolino. Ddr… ma non troppo!”. Storia di un simbolo più forte di ogni muro

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Sabbiolino
Sabbiolino

Sabbiolino, in tedesco Sandmännchen, era il protagonista di una trasmissione per bambini che andava in onda sulla tv di Stato della Ddr. Ogni sera Sabbiolino accompagnava a dormire i piccoli telespettatori spargendo su di loro la sua sabbia magica, nel solco della tradizione dei vari “omini del sonno” della tradizione nord-europea.

Protagonista di mille avventure, diventò a tal punto un’icona da generare curiosità anche al di là del Muro e portare la Germania ovest prima a tentare invano di acquistarne i diritti, e poi a produrne delle imitazioni di minor successo.

Dopo l’unificazione tedesca la sua fama non si affievolì. Al contrario, Sabbiolino può essere considerato oggi l’unico prodotto di successo della Ddr, sopravvissuto alla Wende e allo scorrere del tempo per diventare quello che è oggi: un simbolo dell’Ostalgie, non intesa in senso politico, ma come rievocazione poetica di un’infanzia ormai lontana, che non è definita da muri né ideologie.

Ne ho parlato con Francesco Pietro Cristino, autore del libro “La Repubblica di Sabbiolino. Ddr… ma non troppo!“. Giornalista e vice-caporedattore della redazione Interni del Tg1, Cristino è stato collaboratore dell’emittente radiofonica multilingue Funkhaus Europa del servizio pubblico tedesco Ard-Wdr e ha una profonda conoscenza della storia e della cultura tedesca. Nel libro racconta infatti non solo la storia del piccolo eroe dei palinsesti della Ddr, ma anche quella, complessa e piena di sfumature, dell’intera Germania.

(Lucia Conti)

Sabbiolino
Sabbiolino

Secondo il Guardian era “il comunista più carino della Germania”. La sua fama ha superato i confini della DDR al punto da essere uno dei suoi pochi successi internazionali. Compare anche in un famosissimo film, Goodbye Lenin. Chi era Sandmännchen, cioè Sabbiolino, e come spiega il suo successo?

Sandmännchen, Sabbiolino per noi italiani, era il protagonista dell’Abendgruß, il sempre puntuale ‘carosello’ che andava in onda ogni sera sulla tv di Stato della Ddr e che ancora oggi (incredibilmente per un prodotto del socialismo reale) viene trasmesso sui canali della Germania riunificata.

La sua genesi, nel 1959, è figlia della Guerra Fredda: i primi ad avere l’idea di una trasposizione televisiva del mitico personaggio dell’omino della nanna furono gli autori della tv di Berlino Ovest. Venuti a conoscenza della notizia, dalle parti della Fernesehen der Ddr non la presero molto bene: intuirono subito come dietro una mossa apparentemente innocua si celasse, in realtà, la volontà dell’Occidente di catturare non solo l’immaginario dei bambini ma anche dei loro genitori. Una vera minaccia, insomma.

Da qui l’ordine di attivarsi immediatamente per la realizzazione di un ‘nostro Sabbiolino’ che potesse, come si diceva all’epoca del socialismo reale, ‘superare senza raggiungere’ il suo diretto competitor. E così andò: Unser Sandmänchen non solo bruciò sul tempo il Sabbiolino dell’Ovest, ma si rivelò addirittura un prodotto migliore. A decretarne il successo, fin da subito, fu il carisma sprigionato dal pupazzo: uno studiato mix tra la saggezza della vecchiaia (vedi il pizzetto bianco, omaggio a quello dell’allora leader Walter Ulbricht) e la tenerezza dell’infanzia. Nulla a ché vedere con l’immagine raffazzonata, e anche un po’ mostruosa, del primo Sabbiolino occidentale.

Una signora, dopo aver letto il libro, mi ha scritto: “Io abitavo a Berlino ovest e mia nonna aveva casa proprio vicino al Muro: lì la tv dell’Est prendeva meglio e così io, ogni sera, andavo da lei per vedere Sabbiolino…”. Ecco, l’infanzia più forte di ogni ideologia o muro.

Walter Ulbricht. Photo by stephanr66

Da qui la forza, e il fascino, di un personaggio in grado di fornire un’inedita chiave di lettura della Storia: dalla Guerra Fredda alla corsa allo spazio, dall’Ostpolitik ai 28 lunghi anni all’ombra del Muro di Berlino. E ancora: la riunificazione tedesca, l’Ostalgie, fino ai nostri giorni. Quelli, in chiaroscuro, del Covid.

Sabbiolino entrò nella casa dei bambini tedeschi la sera del 22 novembre 1959. Quali furono le reazioni dei piccoli spettatori?

È curioso, ma il grande successo all’esordio va commisurato alla raffica di proteste che arrivarono l’indomani alla tv della Ddr. La prima puntata, ambientata in una gelida sera con tanto di neve, si concludeva infatti con Sabbiolino accovacciato in un piccolo, freddo, angolo di strada. Gli uffici della televisione vennero così inondati dalle lettere di protesta di genitori e bambini, con i più piccoli felicissimi di offrire riparo al pupazzo nei loro caldi lettini. Sabbiolino funzionava.

La Germania ovest cercò di rincorrere la Ddr sul suo stesso terreno e realizzò un suo Sabbiolino. Come andò?

Ne ha realizzati diversi e tutti differenti tra loro. Alla fine una versione ribattezzata Sandmann-West (ideata, peraltro, da un autore fuggito dall’Est e già collaboratore dello stesso regista di Unser Sandmänchen), riuscì anche a tenere testa al Sabbiolino orientale, senza mai intaccarne però il primato.

Capitava così che ai bimbi della Ddr, la maestra a scuola chiedesse: ‘Quanti Sabbiolini hai visto ieri sera?’. Se il fanciullo non era scaltro e diceva ‘due’, beh… potevano essere guai seri: voleva dire che in famiglia si guardavano le trasmissioni dell’Ovest!

Photo by Javier Kohen

La tv della Repubblica Federale tentò persino di comprare Sandmänchen, raccogliendo la disponibilità della Fernsehen der Ddr ad intavolare una trattativa. C’è da dire che la Germania est, nonostante la propaganda parlasse di ‘vil denaro capitalista’, non si è mai tirata indietro dal chiudere ‘affari’ con l’Ovest: dalla ‘vendita’ di prigionieri e oppositori, all’apertura di nuovi varchi al confine.

Il tutto in cambio di preziosa valuta occidentale, vitale per il sostentamento della propria economia e dello stato sociale. Per la licenza del programma, la tv dell’Ovest offrì un bel gruzzoletto ma dopo una serie di valutazioni, perlopiù politiche, la Ddr a sorpresa rispose ‘no, grazie’. ‘Su questo siamo i migliori’ pensarono. Unsere Heimat, unser Sandmännchen, ‘la nostra Patria, il nostro Sabbiolino’.

Leggendo il suo libro ho appreso che i Klaus Renft Combo, band della Ddr costretta allo scioglimento nel 1975 perché non allineata, ha tra le sue hit un brano chiamato Kinder, ich bin nicht der Sandmann (‘Bambini, io non sono Sandmann’). Sabbiolino doveva avere una grande influenza, per essere diventato persino il bersaglio politico di un gruppo rock!

Nelle intenzioni del regime Sabbiolino doveva essere un ‘compagno’ tout court per i più piccoli. Il suo compito era infatti quello di educare i fanciulli ai valori e alle magnifiche sorti e progressive del Sozialismus. Un Held der Arbeit, un ‘eroe del lavoro’ insomma. Il brano di Klaus Renft, noto un tempo come il ‘Mick Jagger dell’Est’, credo fosse un modo per rivendicare la propria distanza dal mainstream, di cui Sandmännchen al tempo rappresentava nel suo piccolo un simbolo.

Photo by goobersmash

Sabbiolino era un perfetto custode dei simboli del regime ma al tempo stesso viaggiava ovunque, nello spazio, in tutto il mondo e, ovviamente, al di fuori della Dr (Giappone, Egitto, deserto del Sahara). Pensa che un personaggio così amato dai bambini possa aver sviluppato in loro una voglia di viaggiare proibita dal sistema?

Nell’ordine di servizio che diede il via alla produzione del programma c’è un passaggio decisivo: ‘Attenzione – scriveva il direttore della tv ai suoi collaboratori – poiché große politische Wirkung durch Emotionen, ovvero ‘attraverso le emozioni passano importanti significati politici’.

Così negli episodi di Sabbiolino andava in scena quello che la Ddr avrebbe voluto essere e non è mai stata: una società davvero giusta e fondata su uno sviluppo tecnologico avanzato. Da questo punto di vista, Sandmännchen ne era il perfetto testimonial: ogni sera, infatti, arrivava con un mezzo diverso (dal trattore al razzo spaziale), facendo impazzire i bambini. Peccato che i loro genitori dovessero aspettare in media 10-15 anni per avere una Trabant.

Sabbiolino, inoltre, aveva assoluta libertà di viaggio (talvolta pure ad Ovest) mentre nella vera realtà della Ddr c’era il Muro e un governo pronto a sparare sui cittadini che tentavano la fuga. Anche le avventure di Sabbiolino, magari in maniera inconscia, finirono così per sviluppare una voglia di evasione.

Quando die Wende ha spazzato via la Ddr, Sabbiolino ha resistito all’onda d’urto a suon di proteste. Nel suo libro parla addirittura di “rivoluzione pacifica dei fan”. Cosa ha permesso a quest’icona di un mondo finito di continuare a vivere?

Dopo la riunificazione, Sabbiolino rischiò effettivamente la cancellazione per una questione di costi. Ad opporsi, in una sorta di piccola ‘rivoluzione pacifica’, furono proprio i suoi fan che scesero in strada per protestare contro la paventata chiusura dello show. Sabbiolino però non si limitò a sopravvivere, anzi: ‘invase’ in poco tempo anche i canali televisivi dell’Ovest mentre il suo competitor occidentale, il Sandmann-West, veniva dimenticato.

Sandmännchen, quindi, da un lato rappresenta l’unico vero vincitore della Ddr ovvero l’unico prodotto commerciale-culturale che ce l’ha fatta rispetto al prodotto dell’Ovest, dall’altro un campione della riunificazione dell’infanzia perché, partendo da Est, è riuscito ad annettere tutta l’infanzia tedesca al suo mondo, quello della nanna.

Trabant 601. Photo by Adrian Kot

Il suo libro si apre con una dedica: “A Giuseppe Savoca. Sei anni. Morto nella Sprea, il 15 giugno 1974. Una motovedetta della Ddr poteva salvarlo, ma non lo soccorse. Che la ‘sabbia della nanna’ ti sia lieve”. Come mai questa scelta?

La vicenda di Giuseppe Savoca, una delle vittime più giovani del Muro, è per me il simbolo dell’infanzia offesa e ferita dalle regole inspiegabili degli adulti. Il piccolo Giuseppe cadde nella Sprea mentre giocava con un suo amichetto turco ma in quel punto le acque del fiume erano territorio della Ddr. Una motovedetta orientale era lì a pochi metri, poteva soccorrerlo ma non lo fece perché l’ordine era quello di non avvicinarsi troppo al confine.

Sono convinto che anche Giuseppe, bimbo italiano nato a Berlino, fosse un fan di Sabbiolino. Non esistono infatti bambini dell’Ovest o dell’Est, bambini socialisti o capitalisti: esistono i bambini e finché loro ci saranno ci sarà anche l’omino della nanna.

Photo by Etienne Girardet

Nel suo libro ci offre anche un’altra verità sui fatti che il 9 novembre 1989 portarono alla caduta del Muro di Berlino. Ma cosa c’entra Sabbiolino?

Nell’ultimo capitolo rileggo i fatti di quel convulso 9 novembre 1989 grazie alla testimonianza di Riccardo Ehrman, l’allora corrispondente dell’Ansa a Berlino celebre per essere stato il giornalista che con le sue domande fece ‘crollare il Muro’.

La narrazione che va per la maggiore, soprattutto in Germania, è che il portavoce della Ddr Schabowski avesse commesso in realtà un errore, anticipando di un giorno (al 9 e non al 10 novembre) l’entrata in vigore delle nuove regole per i viaggi all’estero dei cittadini della Germania est. Nel mio libro, 30 anni dopo, è però lo stesso Ehrman a scagionare Schabowski: ‘Aveva ragione’, rivela ‘era davvero ab sofort, da subito!’.

Cosa c’entra Sabbiolino? Quel giorno lo show, per far spazio alla conferenza stampa, andò in onda eccezionalmente sul secondo canale. Ma proprio alle 18.50, cioè alla consueta ora di trasmissione del programma, Riccardo Ehrman prese la parola dando il via alla serie di domande che porteranno agli storici eventi di quella sera.

E così, invece di Sabbiolino, toccò ad un giornalista italiano in giacca e cravatta (e con un cognome tedesco) portare a grandi e piccoli di tutta la Germania un nuovo e inaspettato mondo dei sogni, quello della caduta del Muro di Berlino.

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