“Gasare i migranti”, Afd caccia il portavoce Christian Lüth. Ma davvero non sapeva chi fosse?

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Gasare i migranti
Gasare i migranti

“Gasare i migranti”, Afd caccia il portavoce Christian Lüth. Ma davvero non sapeva chi fosse?

di Lucia Conti

Gasare i migranti. O sparare loro. Ma prima farli entrare per destabilizzare la Germania, in modo che il partito di estrema destra Afd possa prosperare. Queste le gravissime dichiarazioni che hanno portato Afd a licenziare Christian Lüth, portavoce del partito di estrema destra presso il Parlamento tedesco.

La vicenda nasce dalla circolazione di un documentario girato lo scorso febbraio e trasmesso sull’emittente ProSieben. In questo documentario, intitolato “Rechts. Deutsch. Radikal” (Di destra. Tedesco. Radicale), un membro di AfD esprime una serie di ciniche considerazioni politiche e pronuncia una serie di vergognose considerazioni sui migranti.

“È Afd a essere importante” dichiara “Sembra schizofrenico dirlo, e ne abbiamo discusso a lungo con Gauland (Alexander, leader del partito, ndr), ma peggio va alla Germania, meglio è per AfD“.

Quando gli viene chiesto se sia dunque nel suo interesse che arrivino più migranti a destabilizzare il Paese, l’uomo risponde “Sì, perché la cosa avvantaggerebbe Afd. Possiamo sempre sparare a tutti (i migranti) più tardi. Questo non è affatto un problema. O gasarli, quello che vuoi. Non mi interessa!”.

Il volto dell’esponente del partito, filmato in un bar durante un incontro con un blogger, non è visibile, ma molti media lo hanno riconosciuto: a pronunciare quelle frasi oscene, sarebbe stato proprio Christian Lüth.

Ulteriore conferma è il suo licenziamento da parte dello stesso Alexander Gauland, leader del partito.

“Le dichiarazioni ascritte al signor Lüth sono totalmente inaccettabili” ha dichiarato Gauland all’agenzia tedesca Dpa “E in nessun modo sono in linea con i valori e gli scopi del partito e del relativo gruppo parlamentare” ha aggiunto.

In merito al fatto che Lüth lo abbia direttamente chiamato in causa durante l’intervista che ha innescato la miccia dello scandalo, Gauland si è quindi affrettato a negare ogni complicità ideologica con quanto dichiarato dall’ormai ex portavoce.

“L’affermazione di aver anche solo parlato di queste cose o di aver addirittura approvato le dichiarazioni attribuitemi dal signor Lüth, è del tutto assurda e inventata” ha dichiarato Gauland.

La decisione di licenziare Lüth sarebbe stata presa in modo unanime dal partito e immediatamente comunicata all’interessato, secondo quanto dichiarato lunedì da un portavoce di Afd.

Ma chi è questo 44enne nell’occhio del ciclone e quanto Gauland e i vertici di Afd possono dirsi ignari delle sue posizione estremiste?

Lüth ha lavorato per il partito dal 2013, prima come capo del dipartimento della comunicazione e in seguito, dopo il passaggio di Afd al Bundestag, nel 2017, come capo dell’ufficio stampa del gruppo parlamentare.

A lungo quest’uomo è stato considerato molto influente all’interno della formazione di estrema destra, al punto da aver collaborato a strettissimo contatto proprio con Alexander Gauland, che oggi, comprensibilmente, cerca di creare una maggiore e più opportuna distanza.

Il Tagesspiegel ricorda che nel 2016 l’ex presidente di AfD, Frauke Petry, aveva tentato invano di liberarsi di questo personaggio scomodo e imbarazzante, senza tuttavia essere supportata da una congrua maggioranza interna.

Photo by Medienmagazin pro

Nel 2020 Christian Lüth è stato sospeso dal suo incarico in seguito alla circolazione pubblica di chat private in cui si definiva orgogliosamente “fascista” e “ariano” e magnificava il nonno Wolfgang, ufficiale nazista durante la Seconda guerra mondiale. Anche noi del Mitte abbiamo, in quella circostanza, seguito la vicenda.

Secondo il quotidiano Zeit Online, dalla vicenda era emerso che Lüth avesse un atteggiamento “problematico nei confronti del nazionalsocialismo”, mentre per altri media l’uomo sarebbe stato solito divertirsi cantando ripetutamente vecchie canzoni della Wehrmacht.

Insomma, diciamo che le simpatie estremiste di Lüth non erano esattamente sotto-traccia.

Thomas Haldenwang, Presidente del Verfassungsschutz. Photo by Medienmagazin pro

E a questo proposito, può Afd cadere dalle nuvole quando emerge, in figure come quella di Lüth, una vicinanza ideologica mai realmente nascosta con il peggior retaggio storico che la Germania abbia avuto?

E che dire di altre figure, come quella di Bjorn Höcke? Come ricordato anche dalla corrispondente in Germania per Repubblica Tonia Mastrobuoni, a fine marzo il Verfassungsschutz, l’Ufficio federale della Protezione della Costituzione tedesca, ha predisposto il monitoraggio della corrente più radicale di Afd, il “Fluegel” (l’Ala), guidata proprio da Höcke insieme ad and Andreas Kalbitz.

Secondo il presidente del Verfassungsschutz, Thomas Haldenwang, il “Fluegel” avrebbe infatti avuto “aspirazioni estremiste”.

In seguito a quanto emerso dall’inchiesta dei difensori della Costituzione, Afd ha disposto la dissoluzione del “Fluegel” entro Aprile 2020 e cancellato ogni presenza online del gruppo. Tuttavia, il Verfassungsschutz non ha ancora prove oggettive della fine effettiva del gruppo.

Insomma, possono i vertici di Afd far finta di cadere dalle nuvole di fronte all’ennesima degenerazione di personaggi come Lüthe oppure Höcke?

La seduzione dell’ingresso nella dimensione parlamentare ha portato un partito che si è nutrito di estremismo a dover fare i conti, oggi, con la necessità di rendersi credibile per consolidare o migliorare i propri risultati elettorali.

Ma i fantasmi di una base innervata da ideologie antidemocratiche sono destinati a emergere ancora, ponendo i leader di Afd di fronte a un dubbio cruciale: se e quando verrà purgato dai suoi elementi più imbarazzanti, che fine farà il partito?

Conquisterà una nuova rispettabilità moderata o perderà il sostegno essenziale di una base che i vertici fanno finta di non vedere?

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