Verdi tedeschi contro Merkel e Scholz: “La Germania deve aiutare chi sta peggio. Favorevoli agli Eurobond”

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I leader dei Verdi tedeschi, Annalena Baerbock e Robert Habeck. © Dominik Butzmann

Verdi tedeschi contro Merkel e Scholz: “La Germania deve aiutare chi sta peggio. Favorevoli agli Eurobond”

di Maurizio Costa Clari

In un’intervista rilasciata al quotidiano WELT, Robert Habeck, uno dei due leader del partito tedesco dei Verdi, dichiara di supportare l’Italia nella sua richiesta di aiuto da parte della Germania e dell’UE. Dichiara inoltre essere favorevole agli Eurobond e di vedere l’Europa come un modello importantissimo, ma solo se capace di essere davvero fondata sulla cooperazione degli Stati membri. Intanto l’altra leader del partito, Annalena Bärbock, parla apertamente degli “Stati uniti d’Europa”, vale a dire di una Repubblica Federale Europea in grado di occuparsi anche della protezione sociale, della sicurezza interna e della difesa.

Ma torniamo all’intervista rilasciata da Habeck a Claus Christian Malzahn e Jacques Schuster, che è densa di spunti molto importanti per capire i diversi volti della politica tedesca e la pluralità di istanze degli europeisti, tutti comunque preoccupati circa il destino dell’Unione in questo momento di crisi indotta dal Coronavirus.

Robert Habeck, leader dei Verdi tedeschi. © Nadine Stegemann

L’attacco al governo tedesco

Habeck attacca il governo federale non solo in relazione al divieto di esportazione di materiale sanitario di protezione, come ad esempio le mascherine.
“Da anni l’Italia, la Francia e altri Paesi desiderano che il governo tedesco pensi all’Europa, sul piano delle riforme e degli investimenti, ma questi auspici sono stati vani” asserisce, per poi chiosare con un lapidario: “Non c’è da stupirsi che l’Italia si senta sola”.

Il riferimento alla Cina

A questo proposito non manca neanche un diretto riferimento alla Cina, “che sta inviando materiale e personale” ove l’Europa latita, e di fatto, secondo Habeck, starebbe facendo di in modo di inserirsi all’interno dell’Unione Europea come un cuneo, atto a dividere gli Stati membri e a minare la coesione del sistema.

Cosa dovrebbe fare la Germania

Su cosa debba fare l’UE, Habeck invoca maggiore cooperazione, nel settore sanitario, ma anche nella lotta contro la crisi economica. E attribuisce alla Germania un ruolo centrale. “La Germania non deve ripetere gli errori commessi durante la crisi finanziaria e non deve lasciare il compito di risolvere le cose alla Banca Centrale Europea” dichiara, per poi ribadire la necessità di una solidarietà fiscale tra Paesi membri.
Il politico definisce inoltre “esemplare” il fatto che diversi stati Federali tedeschi abbiano aiutato pazienti italiani, accogliendoli nelle loro cliniche, e auspica che questo tipo di aiuto concreto venga fornito ancora, “fintanto che abbiamo ancora questa possibilità”.

Eurobond

Su questo tema, Habeck non ha dubbi: “Come molti altri capi di governo ed economisti dell’UE, sono a favore degli Eurobond. Gli Stati economicamente più forti, come la Germania, devono aiutare chi al momento sta peggio di noi” asserisce. Aggiunge poi un rilievo pratico: “È anche nel nostro interesse nazionale che l’economia italiana sopravviva a questa crisi. Siamo una nazione che esporta e possiamo continuare a farlo solo se le economie dei Paesi economicamente in difficoltà non vanno in crisi”.

Annalena Baerbock, leader dei Verdi tedeschi. © Urban Zintel

I debiti europei e la BCE

A una domanda diretta sulla possibile comunitarizzazione dei debiti europei Habeck scende ancora più nel dettaglio: “I debiti che la BCE inserisce nel suo bilancio sono già comunitarizzati, ma non sono politicamente responsabilizzati” dice, “I bond comuni sarebbero un modo più democratico e trasparente per raggiungere una maggiore stabilità in Europa”.

Una dichiarazione di intenti che si distanzia moltissimo dalle posizioni di altri partiti, tedeschi e non solo. “Avremmo dovuto prendere le misure necessarie per far fronte alla crisi finanziaria già nel 2011” sostiene ancora il leader dei Verdi, “ed è deludente che i ministri delle finanze europei si siano nuovamente allontanati da questa possibilità, nei loro ultimi colloqui”.

Infine una chiamata in causa eccellente, anzi, due: “Non capisco proprio il signor Scholz e la signora Merkel”.

La paura che la crisi possa minare lo spirito democratico

A una domanda sulla possibilità che la crisi del Coronavirus possa condurre a misure di emergenza sempre più distanti dai diritti civili, particolarmente cari alla lotta politica dei Verdi, Robert Habeck ribadisce la sua fiducia “nella stabilità della nostra democrazia e nei principi della nostra costituzione” e parla della crisi attuale come di un’invasione delle nostre libertà personali mai vista prima.

Il pericolo ungherese

A questo proposito parla anche del caso dell’Ungheria e, in misura molto diversa, della Cina. “La narrazione secondo cui i governi autoritari sono in grado di gestire meglio le crisi rispetto alle democrazie liberali è pericolosa” dichiara, “è vero invece il contrario: una società aperta, solidale e in grado di imparare, può affrontare queste situazioni in modo migliore e più umano”.

Il federalismo tedesco

Sul fatto che il federalismo tedesco possa costituire un modello per l’Europa, Habeck si esprime rispondendo affermativamente. “Il nostro federalismo ha un suo senso e dimostra la sua forza” specifica, “è un fattore protettivo nei confronti delle eccessive limitazioni dei diritti civili ed è capace di scongiurare certe esagerate ambizioni centralistiche”. Ma fa anche delle precisazioni: “Federalismo non vuol dire che ogni Paese fa quello che vuole” spiega, “significa semplicemente che c’è bisogno di un buon coordinamento centrale e, soprattutto, costante”.

Più o meno Europa?

A questa domanda, che assume mille sfumature ulteriori, in tempi di Coronavirus, Habeck risponde: “Più Europa. Quello che ho detto sul federalismo vale anche in questo caso”. Ma ovviamente parla di un’Europa capace di garantire la cooperazione interna attraverso politiche condivise, senza limitarsi a passare la palla alla BCE nei momenti di crisi.