Come trascorro la quarantena, #WirBleibenZuhause: Cesare Marino, fotografo

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Cesare Marino
Cesare Marino

Come trascorro la quarantena, #WirBleibenZuhause: Cesare Marino, fotografo

a cura di Gabriella Di Cagno

Abbiamo intervistato alcuni italiani a Berlino, creativi e professionisti, chiedendo loro di rispondere brevemente a poche domande standard. Le risposte ci restituiscono la “fotografia” di una comunità che sta mostrando il volto migliore della socialità digitale e sfruttando al meglio le proprie risorse intellettuali. Speriamo che i lettori trovino nuovi spunti e che vogliano partecipare a questo dialogo con commenti sulla propria esperienza personale in tempi di pandemia CoronaVirus.

Cesare Marino
Nato a Cosenza nel 1965
a Berlino dal 2017
Attività: fotografo

Come trascorri il tuo tempo quotidiano in quarantena?

In realtà non ho modificato di molto le mie abitudini. Ho sempre amato, almeno negli ultimi anni, trascorrere tanto tempo in casa. Per lo più coltivo le mie passioni: leggo, ascolto musica, lavoro sulle mie fotografie. E poi un po’ di social e qualche telefonata a qualche amico. Ah! Adesso perdo un po’ più di tempo a cucinare…

Quali nuove abitudini ha portato con sé questa quarantena?

Beh, la prima che mi viene in mente è lavare le mani per un numero insensato di volte, ogni giorno…

A quale delle tue abitudini non hai rinunciato?

Non ho rinunciato alle mie uscite fotografiche in bici, sopratutto adesso che la città è semi-deserta e posso godermi vedute insolite di Berlino, nei suoi luoghi più turistici, ma senza le orde di turisti.
Questa mi sembra un’occasione che difficilmente si ripresenterà e di cui dover approfittare.
E poi non vorrei rinunciare ai miei bagni di sole a Viktoriapark. Vengo dal sud Italia. Ho bisogno della mia dose massiccia di sole, quando posso…

Quali riflessioni e/o suggestioni per la tua attività, ti ha ispirato questa situazione?

Io fotografo principalmente architettura, facciate di edifici, finestre, quindi, per lo più scenari privati della presenza umana. Mi impegno, il più delle volte, a cercare l’assenza.
In questi giorni l’assenza è diventata condizione innata dei paesaggi urbani, mentre, al contrario, dietro ogni finestra, c’è più vita che mai.
Questo sconvolgimento dei parametri colpisce il mio sguardo attraverso l’obiettivo.
Se la mia fotografia racconta una delle facce della socialità urbana, è evidente più che mai, in questo momento, la portata del cambiamento…

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