Riportare alla vita Pergamon: a Berlino la suggestiva Panoramica di Yadegar Asisi

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Pergamon
Pergamon Asisi Panometer Berlin "Pergamon" am 12.10.2018Foto Tom Schulze tel. 0049-172-7997706 mail post@tom-schulze.com web www.tom-schulze.com
Le Moire, Agrio e Toante, dettaglio dell’Altare di Pergamon

Riportare in vita Pergamon

di Pasquale Episcopo

Nella mitologia greca la Gigantomachia è la lotta tra i giganti e gli dei dell’Olimpo e rappresenta simbolicamente la rivolta del caos contro l’ordine e la legge. Essa è raffigurata nel fregio dell’Altare di Pergamon, capolavoro dell’arte ellenistica, noto anche come Altare di Zeus, oggi parzialmente ricostruito nel Pergamon Museum di Berlino, uno dei musei più famosi e visitati della capitale tedesca.

Misurando oltre due metri di altezza e più di cento di lunghezza, la dimensione del fregio dell’Altare di Zeus era pari a quella del fregio del Partenone. L’argomento della Gigantomachia era rappresentato nel suo insieme come un grande evento cosmico simultaneo. Tra le scene maggiormente incisive spicca quella della dea Atena che sottomette comodamente il gigante Alcioneo.

Atena contro Alcioneo, dettaglio della Gigantomachia rappresentata sull’Altare di Pergamo

Pergamon, antica città dell’Asia Minore poco distante dalle coste del Mar Egeo, conobbe il suo massimo splendore nel III secolo avanti Cristo sotto la dinastia degli Attalidi, che ne fecero un centro artistico di grande importanza. Oggi è un sito archeologico situato a ridosso della città di Bergama, nella provincia di Smirne, in Turchia. Dal 1999 è patrimonio Unesco dell’Umanità.

L’Altare di Zeus doveva avere una pianta di almeno 36 metri per 34 ed era situato in una delle zone più alte dell’acropoli. Vitelli e tori venivano regolarmente portati all’altare per essere offerti in sacrificio a Zeus. La parte ricostruita a Berlino è quella costituita dalla scalinata anteriore, ampia circa 20 metri, che portava a un colonnato superato il quale si accedeva a un cortile interno che conteneva l’altare sacrificale. Forma e dimensione dell’edificio sembrano rifarsi alla descrizione che Omero da del palazzo di Zeus sul monte Olimpo. Il fregio dell’Altare

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Panorama della città di Pergamon, con l’acropoli e il teatro, foto di Tom Schulze © asisi (web www.tom-schulze.com)

Dal 2014 l’Altare di Pergamon non è più visitabile perché sottoposto a restauri che dureranno fino al 2024. Dal 2018 tuttavia è possibile vedere una ricostruzione panoramica della città di Pergamon.

A realizzarla è stato Yadegar Asisi, artista e architetto berlinese di origini iraniane. La realizzazione è una replica rivista e migliorata dell’esposizione panoramica già attuata nel 2011-2012 che, in esattamente un anno di apertura, ha attirato un milione e mezzo di visitatori di tutto il mondo.

Yadegar Asisi nel suo studio. Foto di Felix Broede © asisi

La panoramica a 360 gradi offre una rappresentazione di Pergamon nel II secolo dopo Cristo, quando la città era sotto il dominio romano, precisamente ai tempi dell’imperatore Adriano, che la visitò nel 124 d.C..

L’intera città è riportata in vita in tutte le componenti che ne costituivano il tessuto umano e sociale, dall’anfiteatro, ai templi di Atena, Dionisio e Traiano, alle concerie, al mercato degli schiavi, all’officina degli scalpellini, all’Altare di Zeus. Moltitudini di persone di entrambi i sessi e di tutte le età – è stato calcolato che a quel tempo Pergamon contava circa 150.000 residenti, schiavi compresi – riempiono gli spazi rappresentati rendendoli vivi e armoniosi.

Sono cittadini di Bergama che si sono prestati ad essere fotografati indossando costumi dell’epoca. Tutt’intorno la macchia mediterranea e la vista, a perdita d’occhio, di colline e pianure attraversate da corsi d’acqua e di montagne in lontananza. Le suggestioni visive sono accompagnate e amplificate dagli effetti luminosi che creano l’alternanza giorno-notte e dalla colonna sonora che si ripete ogni dieci minuti.

Pergamonmuseum, foto di Tom Schulze © asisi (2018)

Quella di Pergamon non è l’unica esibizione panoramica creata da Yadegar Asisi.

La prima fu Everest, realizzata nel 2003 a Lipsia. Ad essa seguirono, per durate medie di circa due anni, svariate altre esibizioni tra cui Roma ai tempi dell’imperatore Costantino, Dresda barocca, Dresda 1945, Amazonia, Grande Barriera Corallina, Titanic e altre ancora.

Sempre a Berlino dal 2012 al Checkpoint Charlie è possibile visitare Die Mauer, in cui Asisi condensa numerosi aspetti della guerra fredda in un’esposizione panoramica che mostra il Muro visto da Ovest verso Est, nella Sebastianstrasse, in una grigia giornata di novembre degli anni ’80.

Panoramica Asisi, Altare di Zeus. Foto di Pasquale Episcopo

Quasi tutte le esposizioni panoramiche di Asisi hanno avuto luogo in città della ex-DDR, dove l’artista ha vissuto fino al 1978.
La scelta di allestirle nella Germania-Est è legata alla storia personale di Asisi, nato da genitori iraniani a metà degli anni ’50. A quel tempo la Persia era una dittatura sotto il giovane Scià Reza Pahlavi.
Il padre, ufficiale dell’esercito e membro del partito comunista vietato Tudeh, si rivoltò contro il suo regime. Fu smascherato e giustiziato insieme ad altri 19 uomini nel 1955. A seguito di accordi tra il Tudeh e il SED (Partito di Unità Socialista di Germania) la madre ottenne rifugio politico nella ex-DDR insieme a 4 figli. Durante il viaggio Yadegar nacque a Vienna.

Asisi trascorse la sua infanzia e la sua giovinezza nella dittatura del SED a Halle e Lipsia. A Dresda studiò architettura. Nel 1978 la situazione politica cambiò radicalmente a causa della rivoluzione islamica guidata dall’Ayatollah Khomeini che, dopo il rovesciamento dello Scià, prese il potere a Teheran.
Yadegar Asisi venne espulso dalla ex-DDR e visse nella patria dei suoi genitori per un anno, poi tornò a Berlino Ovest. Fino al 1984 studiò pittura e frequentò l’Accademia delle Belle Arti. Negli anni successivi e prima di dare sfogo alla sua vena visionaria, l’artista ha svolto attività didattica. Contemporaneamente ha maturato la consapevolezza della strumentalizzazione subita durante gli anni trascorsi nella DDR, che tuttavia non ha mai rinnegato.

Yadegar Asisi nel suo studio, foto di Caro Krekow © asisi

Ma torniamo al Altare di Zeus di Pergamon. Perché dopo due millenni dopo continua a sedurci così?

La verità è che sappiamo molto poco di questo meraviglioso monumento. Il suo misticismo enigmatico è accentuato dalla mancanza di fonti certe sulle date di inizio e di completamento dell’opera e sul suo significato. Quello che è possibile dire è che la Gigantomachia rappresentata nel fregio che percorre l’Altare non è una rievocazione mitologica fine a se stessa. Essa è stata realizzata dopo il trionfo della dinastia regnante degli Attalidi sui Galati e, simbolizzando il prevalere della civiltà sulla barbarie, contiene un forte messaggio politico e propagandistico.

Uno dei protagonisti rappresentati nella gigantomachia è Eracle, antenato degli Attalidi. Sulle pareti del cortile interno dell’altare un secondo fregio raccontata la leggenda del figlio di Eracle, Telephos, considerato il mitico fondatore di Pergamon. Come si vede nella rappresentazione di Asisi, il fregio dell’Altare di Zeus era colorato. L’uso del colore nell’antica scultura greca (ma anche romana) è ormai un dato di fatto accertato.
I bellissimi Grifoni di Satriano, rinvenuti negli anni 70 nelle campagne della cittadina in provincia di Foggia, ne sono un esempio evidente. Furono realizzati nel IV secolo a.C. con preziosi marmi provenienti da Afrodisia altra località dell’Asia minore fiorente ai tempi di Pergamon.

Grifoni di Ascoli Satriano (Foggia)

In virtù dell’accordo col sultano dell’Impero Ottomano Abdul Hamid II, l’Altare di Zeus, dal 1886, è a Berlino. Averlo collocato fuori contesto ne rende ancor più difficile l’interpretazione, limite che riguarda i reperti dei musei archeologici di tutto il mondo.
Il merito di Yadegar Asisi è quello di averlo riportato, sia pur artificialmente e grazie al connubio tra arte, scienza e tecnologia, nel suo contesto originale restituendogli vitalità e significato storico.

In un momento in cui le coste del Mediterraneo, che per millenni fu culla di civiltà, sono sempre più caratterizzate da conflitti e migrazioni, dobbiamo essere grati a Yadegar Asisi per averci aiutato a capire il ruolo svolto dalla città di Pergamon nell’antichità.