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«Fredda, opportunista e tenace: vi racconto chi è davvero Angela Merkel»

[© Thierry Ermann on Flickr / CC-BY 2.0]
Thierry Ermann on Flickr / CC-BY 2.0]

Ancora pochi giorni e la Germania sarà chiamata alle urne per scegliere il successore di Angela Merkel al Cancellierato.

A meno di clamorose sorprese o avvenimenti in grado di cambiare le carte in tavola – improbabili, anche se l’intervento militare in Siria potrebbe essere tra questi – non ci sarà bisogno di sostituire il nome sul campanello del Bundeskanzleramt: Angela Merkel, infatti, è destinata a restare in carica per un altro mandato.

La storia della donna forte (e vincente) della CDU, ad oggi, è ancora tutta da raccontare nei suoi risvolti meno conosciuti: il nuovo ebook “Enigma #merkel. In Europa il potere è donna: Angela Merkel” scritto da Ubaldo Villani-Lubelli – ricercatore, saggista e blogger esperto di politica e cultura tedesche – ed edito dalla casa editrice digitale goWare, delinea il profilo politico e umano di una Merkel segreta, che il lettore italiano conosce ancora poco,  ma che condiziona molte scelte dei governi italiani, cercando di mettere ordine nei numerosi contributi usciti recentemente in Germania.

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L’autore ripercorre la storia della Cancelliera e ne analizza lo stile politico che è stato chiave del suo successo: dall’avvento in politica avvenuto dopo la caduta del Muro di Berlino e sostenuto da Helmut Kohl, al distacco dal suo mentore e all’ascesa al vertice della CDU, il partito democratico-cristiano tedesco di cui è riuscita a rinnovare profondamente i valori conservatori.

Il Mitte ha incontrato Ubaldo Villani-Lubelli per approfondire il profilo politico di Angela Merkel e analizzare l’attuale campagna elettorale e le imminenti elezioni federali, cercando di capire quale potrebbe essere l’elemento in grado di ribaltare un esito che si annuncia, ad oggi, più che scontato.

La percezione italiana di Angela Merkel, oggi, è filtrata senza dubbio dalle vicende dell’Eurocrisi. Come descriverebbe invece la figura politica della Merkel da un punto di vista tedesco? Quali sono, secondo lei, i suoi tratti e le sue caratteristiche principali?

L’immagine della Merkel in Italia è molto distorta per due ragioni di fondo: il maschilismo della società italiana e una diffusa antipatia per i tedeschi. Naturalmente sono generalizzazioni e come tali hanno dei limiti, ma credo siano due aspetti che incidono molto nella valutazione generale di Angela Merkel. Se poi entriamo più nello specifico, la nostra idea distorta di Angela Merkel è evidente dalla crisi dell’Euro: in Italia la consideriamo anti-europeista, poco solidale nei confronti dei Paesi del Sud Europa e rappresentante della linea più intransigente. In Germania è esattamente il contrario in quanto regalerebbe i soldi dei contribuenti tedeschi ai greci, spagnoli e portoghesi.

Una di queste due immagini di Angela Merkel corrisponde a verità?

No, naturalmente. La Cancelliera è europeista, ma ha il limite di essere volutamente attendista. Ha più volte detto che la fase storica che viviamo è complessa e pone problemi nuovi che richiedono analisi e riflessioni approfondite. Angela Merkel inoltre è una straordinaria conservatrice dello status quo. Può sembrare un paradosso considerato che i suoi governi hanno affrontato crisi e situazioni eccezionali, ma la forza della Germania sta nella sua solidità della sua struttura sociale e consistenza economica che Merkel ha saputo mantenere e tutelare al meglio. Merkel è un leader specchio della forza del Paese che guida.

Angela Merkel è uno dei premier più potenti d’Europa. Qual è il segreto di questo potere, secondo il tuo libro?

È stata una donna e un leader politico sottovalutato a lungo. Si pensava fosse un personaggio privo di personalità e debole, in realtà è forte e tenace. Forse le manca un progetto politico generale, ma ha saputo sfruttare tutte le occasioni che le sono capitate: dalla scandalo di esponenti del suo partito alla crisi del governo rosso-verde del 2005 fino agli errori di zu Guttenberg e Wulff. Infine si è trovata al posto giusto al momento giusto. Ha guidato la Germania nel momento in cui si è ripresa dalla lunga crisi successiva alla riunificazione. Di questa rinascita tedesca Merkel ha pochi meriti.

Si riferisce all’eredità delle riforme incluse nell’agenda 2010 varata da Schröder?

Si, quelle riforme sono state fondamentali per la ripresa della Germania. La riunificazione aveva messo in ginocchio il Paese e non dimentichiamoci che ai primi anni 2000 Berlino era il malato d’Europa e la Spagna veniva considerata la nuova Germania! Il prezzo pagato per quelle riforme è stato altissimo. Socialmente, perché ricordo le tante manifestazioni di piazza, ma anche politicamente. Da allora la SPD non ha saputo più trovare un posizionamento politico chiaro e la presenza della Die Linke rappresenta una spina nel fianco. Merkel, senza dubbio, ha beneficiato di quelle riforme. È stata brava a prendersi i meriti degli effetti di quelle riforme e ha protetto la Germania negli anni della crisi economico-finanziaria e dell’Euro.

Merkel fu per molti anni impegnata politicamente nella DDR: polemiche e presunti “scoop” a parte, qual è (se c’è) l’eredità che la Cancelliera porta dentro di sé di quel periodo a livello politico?

In Germania si è discusso a lungo sui cosiddetti Ostdeutsche, i cittadini della Germania dell’Est che sembravano culturalmente e mentalmente molto diversi dai cittadini dell’Ovest. Credo che questa differenza non esista più, ma Angela Merkel, che ha 59 anni, appartiene a una generazioni che ancora si porta dietro questo passato, l’ha detto lei stessa: “Non si possono cancellare oltre trent’anni di vita nella DDR”. Questo però non significa che un cittadino della ex DDR non possa essere europeista o altre cose del genere. La differenza la si vede in una certa glacialità e schiettezza tipica di molti tedeschi della ex Germania comunista. Nulla di più.

Nel maggio del 2005, in Nord-Reno Westfalia, l’attuale candidato nazionale della SPD Peer Steinbrück perse contro Rüttgers, della CDU. Steinbrück è destinato ad una seconda sconfitta tra pochi giorni? Che cosa manca a questa SPD per tornare ad imporsi in Germania?

Steinbrück potrebbe essere ricordato come un Rudolf Scharping qualunque: un candidato perdente di cui si perderanno le tracce. Ma il problema della SPD non è tanto di persone, quanto di idee. È come se parlasse ad una società che non c’è più. Molti degli ideali socialdemocratici sono diventati valori acquisiti. Alla SPD serve una nuova narrazione. Dovrebbe cambiare completamente strategia: non è possibile che escluda a priori un dialogo o un’alleanza con la Die Linke (ma anche con i Pirati). In questo senso ha ragione Gysi, finché ci sarà questo veto, la SPD perderà le elezioni.

Come giudichi la campagna elettorale attualmente in corso? I toni sembrano abbastanza sommessi.

Le elezioni tedesche non sono mai particolarmente accese, almeno non come possiamo immaginarcele noi italiani. In Italia si ferma un intero Paese. In Germania è diverso: basta vedere le poche pagine dei giornali dedicate alla campagna elettorale o i pochi incontri politici qui a Berlino. Il problema non sono i toni sommessi. La campagna elettorale fino ad ora è deludente perché si è discusso di manifesti elettorali, dei contrasti interni alla SPD, della tassa sul pedaggio autostradale e solo da pochi giorni sull’Euro (e comunque sempre da una prospettiva troppo germano-centrica). Sono curioso di vedere se e quale impatto può avere sulla campagna elettorale la crisi in Siria. Potrebbe essere una sorpresa dalle conseguenze oggi imprevedibili.

twitter @valeriobassan

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