La città giardino di Falkenberg, a Berlino: un quartiere costruito per vivere con gioia

Falkenberg
Foto: Detaman, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

Passeggiando per le sue vie, costeggiate da case per lo più basse e colorate, si potrebbe essere tentati semplicemente di pensare che si tratti di un bel quartiere, vivibile e piacevole. E invece la Città giardino di Falkenberg è molto di più: si tratta di un progetto di edilizia abitativa ben preciso e il suo valore storico ed estetico è tale aver fatto meritare, a questo angolo a sud-est di Berlino, il titolo sito patrimonio mondiale dell’UNESCO.

La Città Giardino, infatti, rappresenta un esempio significativo e storico di edilizia popolare di inizio secolo. Affettuosamente soprannominata “Tuschkastensiedlung” (che si potrebbe tradurre più o meno come “insediamento scatola di inchiostro”) per l’uso audace e variegato dei colori sugli edifici, che genera un effetto quasi espressionista, è un chiaro riflesso dello stile del movimento delle città giardino inglesi dell’epoca. Questo movimento mirava a perseguire nuovi obiettivi sociali e politici nell’ambito dell’edilizia, proponendo soluzioni innovative per migliorare le condizioni di vita delle classi lavoratrici.

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Foto: Gavailer, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

La rivoluzione di Falkenberg: spazi vivibili

All’incirca intorno al 1910, le condizioni abitative a Berlino, come del resto in tutta l’Europa della rivoluzione industriale avanzata, erano estremamente difficili, in particolare per i lavoratori e le classi sociali meno abbienti. I più poveri e gli operai delle fabbriche si trovavano non di rado a vivere in grandi edifici spesso sovraffollati, tipici dell’edilizia popolare di allora, con profili che oggi definiremmo alienanti. Questi edifici, che si elevavano per quattro o cinque piani, erano organizzati in ali che circondavano un cortile interno e le condizioni di vita al loro interno erano spesso tutt’altro che confortevoli e salubri.

Il movimento delle città giardino, originatosi nel Regno Unito all’inizio del XX secolo, si proponeva di affrontare il problema di come garantire una vita sana ai lavoratori, creando edifici economicamente sostenibili, ma anche vivibili, sane e perfino esteticamente gradevoli – in un’epoca in cui pensare al piacere estetico delle classi lavoratrici era un’idea pressoché inconcepibile. L’obiettivo era quello di creare comunità economicamente autosufficienti, che offrissero un’alternativa sia alla vita frenetica delle grandi città sia alla vita arretrata delle campagne e che permettessero a chi ci viveva di soddisfare quanto più possibile le proprie necessità senza dover coprire grandi distanze, ma, soprattutto, di abitare con piacere nel proprio quartiere. La vera rivoluzione era questa: preoccuparsi del fatto che anche le classi meno abbienti avessero diritto a una quotidianità che comprendesse la gioia.

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Foto: Gavailer, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Il progetto di Bruno Taut

In Germania, l’idea delle città giardino trovò un terreno particolarmente fertile e diversi insediamenti di questo tipo furono realizzati nel primo decennio del XX secolo. Tuttavia, a differenza dell’Inghilterra, questi progetti non furono concepiti con l’obiettivo dell’autosufficienza economica. La Società delle Città Giardino tedesca, fondata nel 1902, istituì una cooperativa edilizia apposita per berlino e, dopo lunghe e difficili trattative, riuscì ad acquisire un terreno nei pressi di Falkenberg, su una collina vicino ad Altglienicke. Nel 1912, l’allora sconosciuto architetto Bruno Taut ricevette l’incarico di progettare un nuovo complesso residenziale ispirato proprio ai principi della città giardino.

Il progetto originale di Taut prevedeva la realizzazione di 1.500 appartamenti, destinati ad ospitare fino a 7.500 persone. Tuttavia, le difficoltà economiche scaturite dalla Prima Guerra Mondiale interruppero i piani della cooperativa edilizia e, dopo il 1918, l’attuazione del progetto di Taut si arrestò. Tra il 1913 e il 1916, furono completati solamente 128 appartamenti, realizzati in due fasi distinte. Il terreno in pendenza richiese a Taut un adattamento dei gruppi di case al contesto topografico, una sfida che l’architetto affrontò con maestria.


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Il trionfo dei colori

L’individualità delle case è enfatizzata dall’uso innovativo delle superfici murali colorate come elemento di design (ben 14 tonalità diverse utilizzate in varie combinazioni.), una caratteristica che Taut impiegò per la prima volta in questo progetto e che in seguito divenne il suo marchio di fabbrica. Le case, inoltre, non erano disposte simmetricamente, poiché l’intenzione di Taut era quella di rompere con la simmetria architettonica tradizionale e di favorire un senso di comunità tra gli abitanti, perché non si sentissero più “ingabbiati” nelle “celle” spersonalizzanti mdei grandi complessi edilizi, ma piuttosto parte attiva di un “villaggio” nel quale si viveva in relazione diretta gli uni con gli altri.

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Foto: Gavailer, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Il concetto di città giardino includeva già l’importanza della piantumazione come elemento chiave del design. Il complesso di Altglienicke stabilì nuovi standard in questo senso, essendo il primo complesso residenziale di Berlino dotato di un sofisticato concetto di architettura del paesaggio e dei giardini. La città giardino di Falkenberg, infatti, fu il primo complesso residenziale di Berlino che considerava il giardino una parte indispensabile dell’unità abitativa: ogni appartamento ne aveva uno, di dimensioni variabili, con alberi da frutto e pergolati.

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