La sinistra tedesca si spacca: “Sahra la rossa” se ne va con nove deputati

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Sahra Wagenknecht © Superbass / CC BY-SA 4.0 (via Wikimedia Commons), CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

Sahra Wagenknecht, insieme ad altri nove membri del Bundestag, ha ufficialmente annunciato le dimissioni dalla Linke, la sinistra tedesca, per avviare la creazione di un nuovo partito. Questa decisione, di cui in realtà si parlava da tempo, pare ora aver ricevuto una conferma definitiva e una dichiarazione congiunta di dimissioni sarebbe a disposizione delle redazioni di Berliner Zeitung e Telepolis.

Sahra Wagenknecht e altri nove deputati lasciano la sinistra tedesca

A lasciare il partito insieme a Wagenknecht ci sono altri influenti membri del Bundestag, tra cui Amira Mohamed Ali e Christian Leye. Mohamed Ali, ormai ex co-capogruppo della Linke, ha sottolineato che questa decisione non è stata presa alla leggera e che il motivo della scissione è l’incapacità del partito di correggere il proprio percorso politico nonostante le ripetute sconfitte elettorali, avviandosi, dunque, verso un inevitabile calo di fiducia da parte degli elettori e quindi verso l’irrilevanza.

La fuoriuscita di Wagenknecht e soci produrrà conseguenze significative per la Linke, poiché il relativo gruppo parlamentare si ridurrà da 38 a 29 membri, perdendo così il suo status (che richiederebbe almeno 37 deputati). Oltre a limitare la Linke nella sua attività parlamentare, la mancanza dei numeri necessari per costituire il gruppo comporterà anche la perdita di importanti finanziamenti forniti dall’amministrazione del Bundestag, in particolare relativi all’assunzione di personale.


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Le cause della scissione: contrasti insanabili su valori ed elettorato di riferimento

Secondo i sostenitori di Wagenknecht, a causare il declino elettorale della Linke sarebbe stata una “focalizzazione errata”, con una maggiore attenzione verso gli ambienti urbani, i giovani e gli attivisti, a scapito degli elettori tradizionali del partito, che si sarebbero aspettati un maggiore impegno su temi come la giustizia sociale e la pace. Concetti sicuramente molto ampi, ma che in rapporto, ad esempio, al conflitto in Ucraina, si traducono nella più volte dichiarata volontà di Wagenknecht di premere perché la Germania non rinunci al gas russo a basso costo. Altrettanto evidente è poi la chiusura di Wagenekcht nei confronti delle politiche di protezione del clima, da lei sempre ritenute troppo onerose.

Amira Mohamed Ali, capogruppo in parlamento della Linke. Photo credits: Olaf Kosinsky, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

Il documento congiunto che annuncia le dimissioni afferma che i membri uscenti lasceranno la Linke “senza rancore”, sottolineando che i conflitti interni sono ormai giunti a una conclusione. Questi deputati hanno inoltre chiesto di rimanere all’interno del gruppo parlamentare il più a lungo possibile, in un’ottica di responsabilità nei confronti del relativo personale, almeno fino alle creazione del nuovo partito di cui si parla ormai da tempo.

Verso un nuovo partito

A Berlino, Wagenknecht ha infatti presentato il suo progetto, “Alleanza Sahra Wagenknecht” (BSW), il cui obiettivo è appunto quello di lanciare un nuovo soggetto politico, che esprima appieno i valori di chi sta lasciando la Linke. Amira Mohamed Ali ha inoltre dichiarato che l’Alleanza Sahra Wagenknecht aspira a colmare il divario tra il “governo incompetente dei semafori” e l’estrema destra rappresentata da AfD.

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