Laboratori di lavoro per persone disabili a Berlino: evento Comites e intervista a L.Garoscio

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Lidia Garoscio

L’associazione Artemisia e.V. organizza il un dialogo a tema sul ruolo dei laboratori di lavoro per le persone con disabilità in Germania e come sono organizzati.
L’evento si terrà sabato 16 settembre, dalle ore 16:00 alle 18:30, presso l’AWO Begegnungszentrum Adalbertstrasse (23 a. 10997 Berlin-Kreuzberg).

L’evento Dialogo a tema si terrà in presenza, ma si potrà seguire la diretta anche su Facebook e fare domande. L’accesso alle stanze è privo di barriere architettoniche ed è disponibile di un sistema di orientamento per le persone con disabilità cognitive. Tutte le informazioni sull’evento Facebook.

L’evento è Patrocinato dal Comites di Berlino. Il presidente del Comites, Federico Quadrelli, farà un breve saluto. L’introduzione sarà a cura di Amelia Massetti, Presidente di Artemisia e.V. e della Commissione Scuola Inclusione e Disabilità del Comites di Berlino, che spiegherà di come si accede ai laboratori del lavoro e di come sono organizzati. La relatrice sarà Lidia Garoscio, sociologa, a cui Massetti ha fatto un’intervista.


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Chi è Lidia Garoscio? Ci può parlare brevemente del suo percorso accademico e lavorativo?

Il mio percorso formativo italo-tedesco mi ha portato ad appassionarmi alla ricerca sociale qualitativa e a svolgere un tirocinio presso un istituto di ricerca, a Berlino. Qui è nato l’interesse di comprendere meglio quale sia il ruolo dei laboratori protetti per le persone con disabilità in Germania (Werkstatt).

La mia tesi di ricerca mi ha portato a conoscere questa realtà e a trascorrere quattro giorni di osservazione all’interno di una Werkstatt di Berlino, intervistando persone lì impiegate ed esperti nel campo. Durante l’incontro presenterò i principali risultati emersi. Attualmente lavoro per la Bundesarbeitsgemeinschaft Werkstätten für behinderte Menschen tedesca, che è l’organizzazione dei laboratori protetti. Sono impiegata in KI-KOMPASS Inklusiv, un progetto di ricerca sull’intelligenza artificiale e l’inclusione delle persone con disabilità nel mondo del lavoro. Il progetto è finanziato dal ministero del lavoro tedesco.

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Lei ha scritto una tesi dal titolo: “Al riparo da cosa? Disabilità e occupazione: il caso di un laboratorio protetto a Berlino” Su cosa si focalizza la sua ricerca?

La mia tesi nasce dall’interesse di comprendere le possibilità reali d’inclusione lavorativa per le persone con disabilità in Germania. Dopo aver visto alcuni documentari e aver letto molti articoli su questo tema, ho pensato di approfondirlo personalmente e più da vicino. È una ricerca sociologica qualitativa. Ho svolto quattro giorni di osservazione partecipante in un laboratorio e numerose interviste con persone italiane, tedesche, disabili, non disabili, esperte e impiegate nell’azienda. Ho intervistato anche due cooperative sociali trentine, una di tipo A e una di tipo B.

La domanda che mi ha accompagnato è stata: quali funzioni ha una Werkstatt nel contesto sociale tedesco? In un primo capitolo ho affrontato teoricamente l’argomento e mi sono anche concentrata sulla realtà italiana delle cooperative sociali. Nella seconda parte ho spiegato la realtà delle Werkstätten für Menschen mit Beeinträchtigungen, e nell’ultima i principali risultati emersi.

Quale è la sua impressione sui laboratori del lavoro per persone con disabilità in Germania?

Sono rimasta molto sorpresa dopo la mia lunga visita al laboratorio. Non conoscevo questa realtà e avvicinarmi così da vicino è stato interessante e a tratti emozionante. Tutte le persone che ho incontrato si sono mostrate disponibili al confronto e a rispondere alle mie domande. È un contesto particolare, dove, nonostante il lavoro scandisca il tempo, le pause sono molte e i dipendenti hanno un rapporto unico con i capogruppo. Per me, la cosa più incredibile è stato vedere come, pur avendo il giorno libero, alcuni dipendenti si siano comunque recati sul posto di lavoro. Le persone passano molto tempo nel laboratorio e il lavoro svolto al suo interno è prezioso.

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Potrebbe farci un confronto con la realtà italiana?

Le Werkstätten offrono contemporaneamente un servizio e un lavoro. Proprio per questo motivo il ruolo della persona che lavora nella Werkstatt si definisce legalmente come simile a quello di un lavoratore o di una lavoratrice. Si ha diritto ad un compenso di meno di 200 € e si può fare richiesta per ricevere sostegni finanziari di diverso tipo, come il Grundsicherung.

In Italia il lavoro svolto dalle Werkstätten si divide tra le cooperative di tipo A e di tipo B. La prima offre uno o più servizi per le persone con disabilità. Spesso i laboratori protetti vengono proprio organizzati e gestiti dalle cooperative di tipo A e finanziati da fondi pubblici. Tuttavia, la persona con disabilià che partecipa al laboratorio non potrebbe lavorare e non riceve alcun compenso per l’occupazione. La cooperativa di tipo B invece si differenzia, offrendo alle persone disabili un lavoro vero e proprio, in quello che in tedesco verrebbe definito il mercato del lavoro primario. In Germania una realtà simile è quella delle aziende inclusive.

I laboratori del lavoro per persone con disabilità, nati come formazione finalizzata all’inserimento lavorativo vero e proprio, in realtà non assolvono a questa funzione e quasi tutti coloro che entrano nei Werkstatt ci rimangono a vita. La precentuale delle persone che escono dai laboratori per entrare nel mondo del lavoro è dell’1%, certamente non un bel risultato. Cosa può dirci in proposito?

Sì, in media circa l’1% delle persone impiegate trova spazio nel mercato del lavoro generale. Paradossalmente i laboratori protetti hanno come obiettivo ultimo l’inclusione lavorativa delle persone disabili, ma difficilmente questo accade davvero. Nella mia ricerca parlo della teoria delle preferenze adattive per spiegare come la maggior parte delle persone con disabilità sia apparentemente soddisfatta della scelta di rimanere nelle Werkstätten. Il lavoro in un contesto protetto e sicuro, è una soluzione vantaggiosa per molte persone con disabilità cognitive e psicologiche in Germania, poiché una parte di loro non possiede una formazione adatta a ricoprire un ruolo nel mercato del lavoro generale (Ausbildung o Studium), molte altre persone hanno invece dovuto rinunciare alla precedente occupazione a causa di disabilità o malattie croniche.

Il contesto protetto è un salvagente in una società dove la non occupazione porterebbe alla mancanza di obiettivi. L’occupazione in laboratorio fornisce una struttura giornaliera, un supporto sociale e finanziario. Il mondo del lavoro generale non è completamente aperto e inclusivo e le funzioni dei laboratori sarebbero superflue, se tutto ciò potesse essere offerto dalle aziende nel mercato del lavoro primario. Il timore della stigmatizzazione ha ancor oggi grande rilevanza e nonostante ogni Werkstatt abbiano del personale che si occupa di offrire ai dipendenti un trampolino di lancio, non sono molte le persone con disabilità che hanno il coraggio di tentare.

Crede che ci possano essere dei miglioramenti per la Germania in futuro relativamente all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità nel mondo del lavoro al di là dei laboratori protetti?

Sono molto ottimista. La storia tedesca si differenzia notevolmente da quella italiana, ma noto una grande spinta al cambiamento e all’inclusione. Si parla molto del futuro delle Werkstätten e di come renderle socialmente efficienti. Credo che la cosa più importante sia informare e parlare con le persone con disabilità, per permetter loro di esprimersi e decidere consapevolmente.

L’unione europea ha dato delle direttive chiare e precise relativamente alla partecipazione alla vita lavorativa e credo che la Germania si impegnerà per offrire le migliori strutture ad una società inclusiva e aperta a tutti e tutte.

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