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Il caso Zverev: ecco perché il tennista ha fatto espellere uno spettatore dagli US Open

Chiunque segua il tennis ha visto questa scena. Il tennista tedesco Alexander Zverev ha raggiunto i quarti di finale degli US Open per la terza volta consecutiva. Zverev ha sconfitto l’italiano Jannik Sinner con un punteggio di 6:4, 3:6, 6:2, 4:6, 6:3, dopo oltre quattro ore di gioco martedì mattina.

La reazione di Zverev

Durante il match con Jannik, però, si è verificato un episodio che ha distolto brevemente l’attenzione degli sportivi e del pubblico dallo scambio fra i due tennisti. Uno spettatore, dagli spalti, ha urlato “Deutschland über alles”, ovvero “la Germania prima di tutto”, suscitando un’immediata reazione di sdegno da parte di Zverev.

 

L’atleta ha prontamente segnalato l’incidente all’arbitro James Keothavong, puntando il dito nella direzione dalla quale era piovuto il commento offensivo e dicendo “Ha gridato la frase più famosa di Hitler! Questo è inaccettabile!”. L’arbitro ha fatto quindi identificare l’uomo, che sedeva nella sezione inferiore dell’Arthur Ashe Stadium, durante la successiva pausa del gioco. Il tifoso è stato allontanato dallo stadio e non ha potuto assistere agli ultimi due set.


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Zverev ha sottolineato che la sua reazione si è resa assolutamente necessaria di fronte al comportamento dello sconosciuto.”Come tedesco, non sono orgoglioso di questa storia e non è bello comportarsi così” ha dichiarato “Era seduto in prima fila, quindi molte persone lo hanno sentito. Non reagire sarebbe stato brutto da parte mia.”

Perché quel verso del vecchio inno nazionale è offensivo per i tedeschi

Questo tipo di comportamento si verifica raramente davanti alle telecamere, specialmente in un contesto prestigioso come gli US Open, ma non si tratta di un caso isolato. Uno degli incidenti più celebri di questo genere ha visto protagonista il cantante Robbie Williams, che, durante un concerto a Norimberga, ha intonato proprio quella strofa dell’ex inno nazionale tedesco davanti a 80.000 persone, riuscendo a farsi fischiare dal 100% del suo pubblico. “Deutschland, Deutschland über alles“, tecnicamente, non è una frase di Hitler, ma è l’inizio di quello che era l’inno nazionale tedesco sotto il nazionalsocialismo ed è proprio intonando queste parole che le truppe naziste marciarono in molti Paesi europei. Da allora, il verso è stato collegato a quel particolare capitolo della storia tedesca e dal dopoguerra l’inno nazionale non lo comprende più.

Perché alcuni ritengono sia una buona idea gridarlo alla presenza di un tedesco o, come nel caso di Williams, di 80.000 tedeschi? Le ragioni si possono ricercare prevalentemente in due forme di ignoranza: l’ignoranza generale della storia tedesca e la non consapevolezza del fatto che la stragrande maggioranza dei tedeschi trovino gravemente offensivo essere associati al nazismo.

Nel primo caso, che potrebbe essere quello di Williams, quel verso è stato ascoltato più volte, probabilmente senza prestare attenzione, in film e documentari sulla guerra. E d’altra parte, per moltissime persone in tutto il mondo, il primo e spesso anche l’unico contatto con la storia tedesca inizia e finisce con il racconto del nazionalsocialismo e dell’olocausto. Su quello si concentrano gli stereotipi nazionali e le prese in giro, la facile convinzione che “i tedeschi” in blocco siano associabili a quel modo di essere e di pensare. Inutile dire che, per la quasi totalità della popolazione, questi commenti sono fonte di enorme frustrazione e sono considerati gravissimi insulti. Peggiori sono solo le istanze in cui essi vengono intesi come complimenti, ovvero quando qualcuno – come forse lo spettatore dell’incontro di Zverev – utilizza questi riferimenti pensando di far piacere a un tedesco. La reazione del tennista è un perfetto esempio di quanto questa idea sia sbagliata.

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