“Le persone disabili vanno messe al centro della società”: intervista con Rudi Kogler , volontario Special Olympics

special olympics
Rudolf Krieger

di Amelia Massetti

Dal 17 al 25 giugno si svolgeranno a Berlino gli Special Olympics World Games e la città, come anche altre città della Germania, si sta preparando ad accogliere circa 7.000 atlet* provenienti da 190 nazioni per gareggiare in 26 discipline sportive.
Gli S.O. nacquero nei primi anni ’60 grazie a Eunice Kennedy Shriver, sorella di John Fitzgerald Kennedy, che aveva osservato quanto le persone con disabilità intellettive si entusiasmassero allo sport e non avesser però occasione di praticarlo. Nel 1968, dunque, propose ed organizzò eventi ad hoc.

Gli Special Olympics sono quindi giochi sportivi dedicati a persone con disabilità intellettiva, ma fanno parte del quadro dello Sport Unificato e questo significa che in alcune discipline possono gareggiare anche persone non disabili. A livello internazionale sono un’organizzazione riconosciuta e possono vantare la possibilità di inserire nel proprio nome la dicitura “Olympics”. Il motto degli Special Olympics è: “Che io possa vincere, ma se non riuscissi che io possa tentare con tutte le mie forze”. In Italia il movimento è abbastanza radicato nella società, è presente dal 1983 e conta oltre 12mila atleti.

La fiamma della speranza

La Fiamma della Speranza è il simbolo degli Special Olympics ed è atterrata a Berlino l’8 giugno. A differenza della sua sorella maggiore olimpica, non viene fatta volare in tutto il mondo affinché Stati, dittatori, capi d’azienda o chiunque abbia abbastanza soldi possa fregiarsene. No, questa fiamma arriva alla gente e agli atleti con un volo di linea in business class. È stata affiancata da due cosiddetti “Guardiani della fiamma”, che hanno sorvegliato la piccola lanterna durante il volo ed è stata scortata in sicurezza fino al BER.

Questa torcia “simbolo” si dirigerà verso le 16 città ospitanti gli Special Olympics, a Berlino e nel Brandeburgo. La staffetta vera e propria avrà luogo dal 14 al 17 giugno. Il 13 giugno, tutte le città ospitanti avranno l’opportunità di celebrare la propria staffetta insieme a una delegazione internazionale. Chi accenderà la fiamma durante la cerimonia di apertura del 17 giugno, all’interno Stadio Olimpico di Berlino, è ancora un segreto.

Nella cerimonia di apertura degli Special Olympics World Games, nessuna squadra potrà mostrare la bandiera della propria nazione, allo scopo di creare maggiore unità tra le persone, e ogni delegazione porterà a Berlino acqua imbottigliata nel proprio Paese, che verserà nel fiume creato appositamente per la cerimonia di apertura, nello Stadio Olimpico. L’idea di fondo: simboleggiare l’unità di tutti gli atleti, indipendentemente dall’origine e a prescindere dalla disabilità individuale.

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Rudolf Krieger

Ho intervistato Rudi Kogler, conosciuto lo scorso anno a Berlino, in occasione dell’incontro con la squadra degli atleti azzurri che avevano partecipato agli Special Olympics nazionali. Attualmente in pensione, ha lavorato come consulente del lavoro per persone disoccupate. Seguendo la sua passione per l’Italia, il Paese, la cultura e la gente, è consigliere nella società Dante Alighieri a Graz.

Come è nata la passione che ti ha portato a diventare volontario negli Special Olympics?

Io non sapevo cosa significasse essere in una squadra di volontari per i giochi olimpici e lavorare con persone disabili. Ho iniziato la mia prima esperienza come volontario negli S.O. nel 2017, a Graz, e da allora mi sono appassionato diventando un DAL (Delegation Assisten Liaison).

Nel 2019 c’erano i giochi estivi di Abu Dhabi, ma io non ho voluto partecipare e sono stato invece a Kiel, per i giochi nazionali tedeschi estivi, nel 2021 a Berchtesgaden,  per i Giochi nazionali tedeschi invernali e in Austria per i giochi nazionali invernali, a Villach. Nel 2022 ho lavorato per i giochi nazionali qui a Berlino, che si svolgono sempre un anno prima dei mondiali.

La bandiera italiana delle olimpiadi verrà consegnata alla fine dei giochi al rappresentante della squadra italiana, perché fra due anni si terranno a Torino gli Special Olympics invernali. Gli Special Olympics World Games si svolgono ogni 4 anni, dopo due anni quelli invernali e dopo due anni ancora quelli estivi. Finora ho accompagnato sempre le squadre tedesche, ma ora che ho imparato meglio la lingua italiana posso accompagnare la squadra italiana.

Cosa ti entusiasma di più in questa attività?

Vedere come si impegnano i nostri atleti ed essere testimone della loro grande gioia, sia che abbiano vinto il primo o il secondo premio, o anche niente. Sono sempre molto felici di partecipare. Il giuramento, del resto, parla di questo.

Lunedì arriverà lo staff della squadra italiana?

Sono 142 persone, tra atleti e atlete, allenatori, capo delegazione, assistente del capo delegazione, responsabile della stampa e il medico. Ci saranno circa 60/70 atleti con disabilità, e circa 40 senza disabilità. Fanno parte degli sport unificati. Ci sono alcune discipline, come la pallavolo e la pallacanestro, che possono essere giocate insieme. Per esempio nella pallavolo da spiaggia ci sono sempre due persone con disabilità e due senza disabilità. Non possono essere giocati insieme gli sport che si praticano in modo individuale, tipo la corsa, per esempio. Ci sono regole molto severe a riguardo.

I 300 membri della delegazione DAL

C’è equità di partecipazione agli S.O. anche da parte delle donne?

Sì, c’è una componente maschile e femminile abbastanza equa. Nella squadra italiana ci sono tante donne nella squadra di pallavolo da spiaggia, nella ginnastica atletica e quella ritmica. Mentre nel calcio ci sono più uomini. Futsal è una squadra di calcio in un campo molto piccolo e lo stesso vale anche nella pallacanestro e questa disciplina, che vedrà una competizione 3 contro 3, sarà messa in atto presso la Neptunbrunnen, ad Alexanderplatz. Si è deciso di organizzare il tutto appositamente nel mezzo della città, per permettere a ciascuno di assistere con facilità. Le squadre del ciclismo faranno il loro torneo tra la Porta di Brandeburgo e l’Isola dei Musei.

Le persone che partecipano sono principalmente persone con la Sindrome di Down o con autismo?

È il tipo di disabilità che si incontra maggiormente, in questi casi, ma ci sono anche altre disabilità cognitive che non sono facilmente riconoscibili. Esiste anche la Matp, per persone con molte disabilità congiunte, che possono fare solo cose molto semplici. Ci sono alcune discipline in cui non ricevono la medaglia, tipo bocce. Ma l’intenzione è quella di dare anche a loro un’opportunità di partecipare.

C’è un limite di età per partecipare?

Devono essere persone a partire dai 16 anni ma il limite massimo non c’è. Partecipano anche persone di 70 anni e oltre. Certamente le persone molto anziane non partecipano ai giochi olimpici mondiali, ma sicuramente partecipano alle attività sportive che si svolgono sul territorio e lì non ci sono limiti di età.

C’è un aneddoto che puoi raccontarci dell’esperienza dello scorso anno a Berlino?

L’anno scorso stavamo ritornando da Messe, con i mezzi pubblici, ad Alexanderplatz e quando siamo scesi ed eravamo sulle scale, qualcuno si è accorto che Luca non c’era. Per fortuna aveva un cellulare e lo abbiamo subito chiamato. Lui ha pianto sul telefono dicendo “Io sono da solo, dove siete?” quindi gli abbiamo detto: “Luca scendi alla prossima fermata e fai una foto del cartello della stazione dove ti trovi e siediti su una panca e noi veniamo a prenderti”. Fortunatamente lui lo ha fatto ed ha aspettato, quando siamo arrivati era triste perché si era accorto che era da solo e piangeva.

Eravamo molto preoccupati, anche perché trovandoci in un paese straniero, i ragazzi non possono chiedere aiuto per via della lingua. Ci sono tanti imprevisti che possono succedere e devi essere pronto a reagire in modo da saperli gestire. Se la situazione diventa ingestibile, per noi della Dal, allora entriamo in contatto con l’organizzazione, che ci dà il supporto necessario.

Atleti e atlete scelgono liberamente con chi stare in stanza?

Cercano naturalmente di dormire con gli amici o le amiche, con cui già fanno sport insieme e che conoscono.

Sono indipendenti e si preparano in autonomia?

Sì, si preparano da soli e questo è molto importante, perché è un’esperienza che li aiuta a migliorare la loro autonomia.

Le famiglie sono parte dello staff?

No, i familiari sono solo presenti solo come tifosi e non rientrano nella parte organizzativa. La famiglia, in questo momento, siamo noi che organizziamo il tutto e siamo il punto di riferimento per ogni evenienza.

Gli atleti che partecipano agli Special Olympics World Games si conoscono tra di loro?

No, non si conoscono, perché sono atleti provenienti da diverse città. Forse solo gli atleti della stessa disciplina, che hanno partecipato a precedenti classificazioni nazionali, hanno avuto occasione di conoscersi. In Germania hanno organizzato un incontro tra tutti i partecipanti provenienti dalla Germania, che si sono incontrati a Berlino per due giorni e in questa occasione sono state consegnate le divise e le valigie. In Italia questo non è stato fatto e gli atleti e le atlete hanno ricevuto a casa la valigia con le divise sportive degli Special Olympics.

Sei pensionato e fai ormai dal 2017 il volontario per gli Special Olympics, pensi di continuare a farlo per tanto tempo?

Devo dire che è molto impegnativo lavorare come DAL e dopo due settimane intensive di lavoro sono distrutto. Forse tra 5 o 10 anni non sarò più così in forma, per affrontare tutto questo, ma mi auguro che, anche se non avrò più la forza di dedicarmi a mansioni di questo tipo, magari potrò essere impiegato per lavoretti più semplici che non richiedono troppo impegno, sempre all’interno degli S.O..

Il 9 giugno arriveranno gli altri volontari della DAL da tutto il mondo, cosa succederà?

Arriveranno 300 persone della DAL provenienti da tutto il mondo e per la prima volta ci incontreremo di persona, dopo che abbiamo fatto 4 riunioni online. Nella DAL si parla solo in inglese. Resteremo in albergo ad Alexanderplatz per tre giorni, per fare l’accademia di addestramento. Lunedì arriveranno gli atleti e le atlete e ogni delegazione andrà insieme al suo staff DAL, per tre giorni, in un’altra città. Noi, con la squadra azzurra, andremo ad Hannover per tre giorni. Tutte le squadre verranno distribuite in diverse città della Germania. Alcune arriveranno, per esempio, a Stoccarda e a Berlino arriveranno solo dopo tre giorni. In seguito, la squadra azzurra verrà portata in albergo a Checkpoint Charlie e lì ci saranno, oltre alla squadra italiana, quelle di San Marino, Francia, Monaco, Spagna e Luxemburgo. Queste sono le squadre più grandi. La squadra tedesca è comunque la più numerosa in assoluto.

Vuoi aggiungere un tuo pensiero sugli Special Olympics?

Io vorrei lasciare un messaggio dal profondo mio cuore: trovo che sia molto importante che le persone con disabilità siano messe al centro della società e il modo migliore per farlo è che vediamo in loro i talenti e non le disabilità. Quando si vedono i talenti è più facile sentire che tutti siamo parte della società, “noi con loro”. Soprattutto lo sport e la danza sono discipline che possono mostrare cosa possono fare le persone con disabilità e questo può essere un incentivo ulteriore. Io voglio contribuire, anche attraverso il volontariato negli S.O., affinché tutto questo possa succedere.

Special Olympics: ulteriori informazioni

Per tutte le informazioni sui giochi si può scaricare la APP Berlin 2023 ed essere sempre aggiornati su tutte le attività sportive e le gare, nonché sugli eventi culturali che si svolgeranno contemporaneamente ai giochi.

Dal 14 al 24 giugno si potrà inoltre assistere alla performance Thikwa-Performances beim Special Olympics Festival, presso il Teatro e il Neptunbrunnen, aperta a tutti e gratuita.

L’associazione Artemisia sarà presente con una delegazione alla cerimonia di apertura nonché con due volontarie, Alice Marchetto e Valeria Reghenzani, e con due workshop per volontarie e volontari: Danzaterapia, condotta da Maria Cristina Canta, e Meditazione, condotta da Petra Fantozzi. L’8 Luglio, inoltre, presso la sede dell’AWO, si terrà un incontro per parlare dell’esperienza degli S.O., con chi ha partecipato. A breve saranno reperibili più informazioni sul sito dell’associazione.

Coloro che vogliono essere parte di un gruppo di supporto allo scopo di tifare per la squadra azzurra, potranno contattare il Comites a [email protected] e avranno l’occasione di assistere alle gare gratuitamente.


enrico cerruti

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