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Le donne del Reich – Klara Pölzl, la madre di Hitler

Quando si pensa alla figura di Adolf Hitler, probabilmente le parole “cocco di mamma” non sono fra le prime che vengono in mente. Eppure è proprio così che il dittatore tedesco si definisce in un passaggio del “Mein Kampf”, a proposito dell’inizio della scuola, che lo costrinse a uscire “dalla bambagia”. Molto è stato detto sulla figura della madre di Hitler, Klara Pölzl. Si è cercato di ricostruire, a partire dal più viscerale dei rapporti, la formazione della personalità del dittatore, che è passata alla storia come sinonimo di mostruosità, follia spietata, delirio di onnipotenza e complesso di inferiorità elevato a rivalsa sul mondo.

Klara Pölzl nacque il 12 agosto 1860 nel villaggio di Spital, distretto di Weitra, che allora faceva parte dell’impero austriaco. Il suo compleanno, in seguito, sarebbe stato consacrato da Adolf Hitler come “giorno d’onore della madre tedesca”. Klara, tuttavia, condusse una vita modesta e non ebbe mai cognizione del proprio ruolo nello sviluppo emotivo e nell’educazione di uno dei dittatori più sanguinari della storia recente dell’umanità.

Il matrimonio con il cugino

Figlia di Johann Baptist Pölzl e Johanna Hiedler, Klara condusse una vita modesta e, quando era ancora adolescente, andò a lavorare come domestica per Alois Hitler, suo cugino di secondo grado. A lui Klara si rivolgeva sempre chiamandolo “zio”, dal momento che Alois aveva 23 anni più di lei. Alois aveva una moglie, Anna, e una seconda domestica poco più che ventenne, Franziska Matzelsberger, detta Fanni, che era anche la sua amante. C’è chi sostiene che già in quel periodo, tuttavia, in casa si sia tenuto più di qualche incontro amoroso con la giovanissima Klara, che infatti fu rispedita a casa quando Anna morì e Fanni divenne la seconda signora Hitler. Quando, tuttavia, anche Fanni si ammalò di tubercolosi, Klara fu richiamata a servizio e, inevitabilmente, dopo qualche tempo diventò la terza moglie di Alois.

Alois Hitler
Alois Hitler.
Foto: Public domain, via Wikimedia Commons

La coppia ebbe bisogno di una dispensa vaticana per contrarre matrimonio, dal momento che il legame di parentela fra i due era considerato troppo stretto dalla chiesa di Linz, dove la famiglia Hitler si era trasferita nel frattempo, Si ritiene che Klara debba essere arrivata all’altare già visibilmente incinta del primo figlio, Gustav, che morì a due anni e sette mesi di difterite – malattia che avrebbe stroncato anche i due figli che Klara diede alla luce in seguito. Dopo di lui nacque Ida, che visse appena un anno e quattro mesi, e in seguito Otto, che perì dopo tre giorni di vita. Un anno dopo la morte di Otto, il 20 Aprile 1889, nacque Adolf. Dopo la sua nascita, Klara rimase incinta altre due volte. Il fratello minore di Adolf, Edmund, morì in seguito di rosolia e nel 1896 nacque Paula, l’unica sorella naturale di Adolf sopravvissuta fino all’età adulta.

Adolf Hitler
Adolf Hitler da bambino.
Foto: German Federal Archives, Public domain, via Wikimedia Commons

Di Alois Hitler si sa che aveva una buona posizione come funzionario doganale, il che lo rendeva un ottimo partito per una giovane come Klara, ma si dice che il suo carattere fosse tutt’altro che facile. Austero, burbero, poco amato da conoscenti e colleghi, violento con i figli e in modo particolare con Adolf, sembra che portasse sempre l’uniforme, anche fuori dal lavoro, e insistesse per essere chiamato “Herr Oberoffizial Hitler”. Klara, tuttavia, continuò a chiamarlo “zio” anche dopo il matrimonio e dopo aver dato alla luce i suoi sei figli.

Alois Hitler
Alois Hitler in uniforme.
Foto: Reinegger, Josef [photographer] (born 1833), Public domain, via Wikimedia Commons

Cosa sappiamo della madre di Hitler

Indagare la figura della madre di Hitler non è facile, in parte perché il dittatore, dopo essere divenuto famoso, cercò di far sapere il meno possibile sul suo passato. Nel dopoguerra, tuttavia, storici e ricercatori hanno cercato di ricostruire la sua infanzia nel tentativo di comprendere lo sviluppo della sua personalità. Va quindi specificato che le fonti utilizzate sono di affidabilità variabile e le conclusioni sono, inevitabilmente, lasciate in buona parte alla soggettività del singolo ricercatore.


Eva Braun

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Adolf Hitler descrive i primi anni della sua vita come un idillio bucolico, al quale la durezza della scuola lo strappò. Tuttavia, secondo quanto raccontato in seguito da altre fonti, fra le quali la sorella Paula, il rapporto fra padre e figlio non fu mai sereno. Adolf sfidava di proposito la severità di Alois e veniva, per questo, picchiato brutalmente. Trovava poi conforto nelle tenerezze della madre, con la quale amava vantarsi della propria resistenza alle punizioni corporali subite. La madre, secondo Paula, cercava di ottenere da Adolf con la dolcezza ciò che il padre non riusciva a ottenere con la violenza. E solo alla madre, a quanto pare, Adolf Hitler permetteva di dimostrargli l’affetto fisicamente, con abbracci e carezze. A Paula, invece, non era permesso avvicinarglisi troppo: “Lasciava che la mamma lo stringesse a sé quando non c’erano estranei in giro, ma se cercavo di abbracciarlo, mi spingeva via. Non gli è mai piaciuto che le donne lo baciassero”.

Il giovane Hitler

Alois Hitler desiderava che il figlio seguisse le sue orme e diventasse funzionario doganale. Non sorprende, considerando il rapporto travagliato fra i due, che Adolf abbia deluso di proposito queste aspettative, smettendo di studiare e ottenendo pessimi risultati scolastici fin dalla pre-adolescenza, innamorandosi invece, non ricambiato, delle belle arti.

Adolf Hitler
Adolf Hitler in una foto del partito nazista del 1923.
Foto: Parteifoto aus dem Jahre 1923, Public domain, via Wikimedia Commons

Alois morì nel 1903 e il giovane Adolf dedicò alcuni anni a godersi appieno la condizione di “cocco di mamma”. Non terminò gli studi e non si mise al lavorare per contribuire al mantenimento della famiglia. In compenso, nel nuovo appartamento degli Hitler a Linz, fu l’unico ad avere una stanza propria, mentre Klara, Paula e una zia dormivano insieme nel soggiorno. La madre di Hitler non ambì mai a essere temuta come era stato il suo defunto marito e non cercò di imporre al figlio di trovarsi un’occupazione e di rendersi indipendente. Sembra invece che abbia ceduto a tutti i suoi capricci di giovane adulto, acquistando per lui un pianoforte a coda e pagandogli, insieme alla zia Hanni, lezioni di musica, viaggi a Vienna e una vita di svaghi, fra serate al teatro o all’opera, dove il futuro dittatore si recava per assistere alle rappresentazioni dell’amatissimo Wagner.

La morte di Clara e il ricordo del dottor Bloch

Nel 1905, Adolf smise di studiare e, con il benestare della madre, cercò di lanciarsi nella carriera di pittore. Klara non seppe mai che nel 1907, mentre subiva una (allora rischiosissima) operazione per la rimozione di un tumore al seno, il figlio falliva gli esami di ammissione all’accademia di belle arti di Vienna.

Il medico che curò la madre di Hitler
Il dottor Eduard Bloch, medico di famiglia degli Hitler.
Foto: Bundesarchiv, Bild 146-1975-096-33A / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 DE <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/de/deed.en>, via Wikimedia Commons

Nello stesso anno, all’età di 47 anni, Klara morì, dopo atroci sofferenze. Il medico che la curò, Eduard Bloch, era ebreo e, in seguito, dichiarò di avere un ricordo molto vivido dei mesi in cui si occupò della madre di Hitler e della reazione del futuro dittatore alla morte della donna. “In quasi 40 anni di professione, non ho mai visto un giovane uomo così affranto dal dolore e pieno di tristezza come lo era il giovane Adolf Hitler quando venne a ringraziarmi per i miei sforzi medici con voce strozzata dalle lacrime”. La famiglia di Bloch, nel 1940, fu una delle pochissime famiglie ebree alle quali fu permesso l’espatrio verso gli Stati Uniti. La dispensa, per loro, arrivò su ordine specifico di Adolf Hitler.

La memoria, l’ossessione e l’indifferenza. Quanto contava la figura della madre di Hitler nella vita del dittatore?

Sembra che il dittatore sia rimasto estremamente attaccato alla madre e alla sua memoria per tutta la vita, al punto da tenere sempre una sua foto sulla scrivania e da averla vicina anche al momento del suicidio, nel bunker dove si tolse la vita insieme alla moglie Eva Braun. E tuttavia, secondo le testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto, tale devozione non si espresse in nessun altro modo dopo la morte di Klara. L’amico d’infanzia August Kubizek, che visitò la tomba di Klara, insieme ad Adolf, poco tempo dopo la morte della donna, non ebbe affatto l’impressione di un figlio affranto: “Mi stupì la chiarezza e la superiorità con cui ora ne parlava. Quasi come se si trattasse di questioni estranee”.

Lo stesso Hitler, nel “Mein Kampf”, scriveva: “Dal giorno in cui mi trovai sulla tomba di mia madre non avevo più pianto”. Il suo interesse si limitò all’acquisto di una bara costosa, ma sembrò inaridirsi del tutto in breve tempo. La tomba dei suoi coniugi Hitler fu abbandonata al degrado e Adolf non si occupò mai di restaurarla o preservarla, anche quando ebbe raggiunto il potere e disponibilità economiche praticamente illimitate.

Tomba del padre e della madre di Hitler
La tomba del padre e della madre di Hitler.
Foto: Public use via Wikimedia Commons

August Kubizek è una delle fonti che più largamente hanno parlato della madre di Hitler, dal momento che continuò per molti anni a frequentare la casa di famiglia, anche quando Adolf si trovava a Vienna. Descrisse clara come una donna buona, che ispirava pietà e che si tormentava pensando al futuro dell’unico figlio maschio che le fosse rimasto in vita e che sembrava non trovare la propria strada nel mondo e si vedeva avviato a un futuro di fallimenti e incertezze.

È forse inevitabile, di fronte a una figura portatrice di devastazione come quella del dittatore nazista, cercare di ricostruire le storture personali che ne hanno fatto il mostro del ‘900 per antonomasia. Non mancano le storie fantascientifiche di viaggi nel tempo nelle quali il protagonista si adopera per tornare indietro e uccidere Hitler bambino o impedirne la nascita, uccidendo Klara. Vale tuttavia la pena di riflettere sul fatto che il fenomeno Hitler non si sarebbe potuto sviluppare senza un sistema sorprendentemente pronto ad accoglierlo e a glorificarlo, senza una generazione di tedeschi pronti a fare da terreno fertile alle ideologie che Adolf Hitler canalizzò. E questo tipo di analisi continua a essere il dominio della storiografia e delle scienze politiche, più che della psicologia e della pedagogia.

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