Crocifisso rimosso per il G7 di Munster: attaccata Annalena Baerbock

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La ministra tedesca degli esteri Annalena Baerbock. Photo credits: EPA-EFE/Sean Gallup/POOL

In occasione del G7 di Munster, Annalena Baerbock è diventata bersaglio di accese critiche, perché avrebbe fatto rimuovere un crocifisso dalla sala in cui si sono tenuti gli incontri.

I ministri degli Esteri di Francia, Italia, Giappone, Canada, Stati Uniti e Gran Bretagna si sono riuniti giovedì e venerdì, nell’ambito della presidenza tedesca, per discutere di temi come la questione ucraina, la cooperazione transatlantica e l’ordine internazionale.


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La questione del crocifisso rimosso dalla sala del G7: critiche per Annalena Baerbock

Questo tipo di polemica, in realtà, normalmente riguarda più l’Italia che la Germania, ma a quanto pare esistono le eccezioni. Il crocifisso, che la ministra ed esponente dei Verdi avrebbe fatto rimuovere, è molto antico (ha 482 anni) e si trova nella Sala della Pace, all’interno del municipio storico di Munster. La sala è famosissima e qui è stata invocata la pace ispano-olandese del 1648, considerata parte della pace di Westfalia, che pose fine alla Guerra dei Trent’anni.

Il primo a dare la notizia della rimozione è stato il Westfälische Nachrichten. L’antico simbolo sacro, davanti al quale ancora giurano i nuovi consiglieri cittadini, sarebbe stato tolto dalla sala su richiesta del ministero degli esteri. Venerdì, in conferenza stampa, un portavoce dell’ufficio di Baerbock ha dichiarato tuttavia che lo spostamento del crocifisso si lega a una serie di modifiche apportate alla sala per ragioni di mera consuetudine. Non si tratterebbe, insomma, di una decisione “politica” e Annalena Baerbock non sarebbe stata neanche coinvolta. Tuttavia, l’amministrazione cittadina ha dichiarato al Westfälische Nachrichten che una simile richiesta non era mai stata presentata.

Indignate sono la stampa conservatrice e, ovviamente, le forze politiche di matrice cristiana. CDU e la CSU continuano a puntare il dito contro la ministra degli esteri e sottolineano l’importanza della tradizione, anche nelle democrazie liberali.

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