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Gerhard Schröder: trattative fallite a causa dell’Ucraina, non di Putin

Trattative fallite a causa dell’Ucraina. Questa la riflessione dell’ex cancelliere e membro dell’SPD Gerhard Schröder, che lo ha recentemente dichiarato alla Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Le prime, aspre critiche gli sono arrivate dai liberali, ma anche l’SPD ha da tempo preso le distanze dall’insigne esponente, di cui è stata spesso chiesta addirittura l’espulsione. Le cause sono la sua amicizia di lungo corso con Vladimir Putin e il fatto di essere legato a Mosca da affari di miliardi.

Trattative fallite: Schröder punta il dito contro l’Ucraina

Non stupisce moltissimo quanto dichiarato dall’ex cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder. Parlando con il quotidiano tedesco considerato il riferimento dei conservatori, l’esponente social-democratico ha dichiarato innanzitutto di non aver nessuna intenzione di rinunciare alla possibilità di dialogare con Vladimir Putin.

Già a marzo, due settimane dopo l’invasione dell’Ucraina, si era già recato a Mosca a parlare con il presidente russo. Un’iniziativa personale, la sua, presa senza consultare il governo tedesco e che non aveva mancato di attirare critiche, in Germania.


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Commentando con FAZ quel viaggio in Russia, Schroeder ha dichiarato di non aver trovato, allora, chiusura da parte del Cremlino verso una possibile trattativa. “Per quanto ho capito durante la mia conversazione con Putin, c’era un interesse da parte sua per una soluzione negoziata” ha specificato Schröder. L’ex cancelliere tedesco ha inoltre dichiarato che il fallimento delle trattative sarebbe imputabile all’Ucraina, non a Putin. Parole che stanno già creando un discreto polverano, com’era immaginabile.

Schröder ha inoltre stigmatizzato il fatto che la Germania stia inviando armi a Kiev e dichiarato di non credere in una soluzione militare. “La guerra può essere conclusa solo attraverso dei negoziati. La sorte dei soldati e dei civili ucraini può essere alleviata solo attraverso una soluzione diplomatica” ha ribadito.

Kubicki (FDP): “Non sono affatto interessato a quello che pensa Schröder”

Le parole di Schröder sono già state contestate, non senza un filo di sarcasmo, da una parte della scena politica tedesca. Il vicepresidente dell’FDP Wolfgang Kubicki, ad esempio, ha già commentando ammettendo, in linea di principio, che sia sempre meglio mantenere un certo dialogo con i leader di Stati autoritari e che “nessuno può negarlo all’ex cancelliere Schröder”. Ha tuttavia aggiunto che “chiunque pensi che la Germania abbia il dovere diplomatico di porre fine alla guerra in Ucraina sta distorcendo i fatti”. Si è quindi detto “totalmente disinteressato” al fatto che Schröder ritenga che si possa trovare una soluzione negoziale con Vladimir Putin. Soluzione che Kubicki ritiene del tutto irrealistica.

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La leader dell’SPD Saskia Esken. Di Olaf Kosinsky, CC BY-SA 3.0 DE <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/de/deed.en>, via Wikimedia Commons

D’altra parte, anche l’SPD ha da tempo preso la distanza dal suo famosissimo esponente, diventato, negli ultimi mesi, una specie di pietra dello scandalo e un motivo di profondo imbarazzo. Un imbarazzo suscitato dalla sua amicizia con Putin, che risale ai tardi anni ’90, dai suoi affari miliardari con le energetiche russe, che dopo il suo ritiro dalla politica lo hanno reso una specie di lobbista del Cremlino, e dal suo contegno successivo all’invasione russa dell’Ucraina, che ha fatto emergere in pieno questo sbilanciamento.

Anche le dichiarazioni dei due leader, Esekn e Klingbeil, fanno apparire la situazione come fortemente problematica per tutti e si capisce chiaramente che la mancata espulsione di Schröder dal partito sia dovuta solo al timore che si potrebbe alzare un polverone ancora più denso, non al fatto che il partito sostenga il suo ex cancelliere. Klingbeil ha addirittura dichiarato conclusa la sua amicizia con Schröder, che ha commentato questa esternazione definendola “deludente” e aggiungendo che Klingbeil, probabilmente, pensa di dover prendere le distanze “per dovere d’ufficio”.

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