L’attivista per il clima Lisa Poettinger: “sì a doxing e lanci di vernice”

Extinction Rebellion, manifestazione del 2019 a Berlino. Leonhard Lenz, CC0, via Wikimedia Commons

Bufera sulla giovane attivista per il clima Lisa Poettinger, che, prima in un’intervista e poi in un Tweet, ha espresso sostegno alla pratica del “doxing” contro chi porta avanti attività dannose per l’ambiente. “Le Nazioni che partecipano al G7 sono storicamente fra le principali colpevoli del cambiamento climatico”, ha dichiarato Poettinger alla conduttrice della ZDF Dunja Hayali. Questo fatto, secondo l’attivista, renderebbe i governi nazionali i soggetti meno adatti a intraprendere azioni di effettivo contrasto al riscaldamento globale. Le soluzioni alla crisi ambientale, ha continuato Poettinger, sono note da anni, ma non vengono implementate perché il sistema capitalistico è strutturalmente inadatto ad accoglierle, essendo orientato esclusivamente sul profitto delle aziende.

Su Twitter, la giovane attivista si è spinta ancora oltre, scatenando aspre polemiche: “Penso che sia legittimo pubblicare gli indirizzi di nazisti, dei fascisti del clima e dei proprietari di aziende. Il problema è cosa farci: gettare vernice o fare graffiti sulle loro case, è una buona cosa. La violenza sulle persone è problematica…”


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Dure reazioni alle dichiarazioni di Lisa Poettinger

Alla sua presa di posizione sono seguite critiche e polemiche piuttosto aspre, con utenti che suggeriscono di praticare Doxing ai danni di Poettinger e insinuando che le azioni contro di lei possano arrivare a qualcosa di più estremo di un gavettone di vernice.

Come viene punito il doxing in Germania

Il doxing, in Germania, è reato, codificato come tale dallo scorso settembre. Nello specifico, l’articolo 126a del Codice Penale, dedicato al pericolo correlato alla diffusione dei dati personali, stabilisce che “Chiunque pubblicamente, in un’assemblea o diffondendo un contenuto rende pubblici i dati personali di un’altra persona in modo idoneo e, in base alle circostanze, mirato a esporre tale persona o una persona a essa vicina al rischio di essere vittima di reati o di altri illeciti che vadano contro l’autodeterminazione sessuale, l’integrità fisica, la libertà personale o contro un oggetto di valore significativo, è punito con la reclusione non superiore a due anni o con una multa. […] Se i dati non sono generalmente accessibili, la pena è la reclusione fino a tre anni o una multa”.

Questa norma è stata introdotta come diretta reazione alla compilazione di liste di “nemici” da parte di gruppi di estremisti di destra, ma la polizia federale (BKA) ha specificato che nella categoria del doxing devono rientrare anche le liste corrispondenti pubblicate dai gruppi di estrema sinistra.

Deutschlandfunk ha affrontato il problema del doxing, intervistando l’avvocato ed esperto di sicurezza informatica Chan-jo Jun, il quale sostiene che questa pratica sia un problema di entità crescente in Germania. Molti politici locali e altre figure dal profilo pubblico, infatti, avrebbero sarebbero state bersaglio di azioni intimidatorie che vanno dalle lettere minatorie alla condivisione di fatti privati con i datori di lavoro, fino alle “consegne in massa di pizze ai loro indirizzi privati”.

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