Brandeburgo e Berlino a rischio idrico per la Gigafactory di Elon Musk: in tribunale con due associazioni ambientaliste

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Tesla Gigafactory, Brandeburgo. Michael Wolf, Penig, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons

La Gigafactory di Elon Musk a Grünheide, alle porte di Berlino, avrebbe intenzione di aumentare il tasso di pompaggio dell’ acqua per incrementare la produzione, Questo costituisce però un rischio serio per l’approvvigionamento idrico del Brandeburgo, Land che già soffre molto a causa di una storica crisi.

Due associazioni ambientaliste si sono opposte al provvedimento e il ricorso è stato accolto, ma per i motivi “sbagliati”. Non soddisfatte, le associazioni vogliono quindi appellarsi a un tribunale superiore.


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La Tesla Gigafactory potrebbe consumare acqua quanto una piccola città

È ancora nella memoria collettiva la brutta risata che Elon Musk fece davanti alla stampa nell’agosto del 2021, dopo la domanda di una giornalista interessata a sapere se fosse preoccupato per l’impatto del suo stabilimento Tesla sulla regione, in termini di impoverimento idrico. Alla giornalista, ridendo, Musk rispose: “Si guardi intorno. C’è così tanta acqua in questa regione!”. E in questo modo dimostrò chiaramente di non avere idea dei termini reali della questione.

A distanza di quasi un anno, la fabbrica di Musk a Grünheide si preparerebbe a consumare più o meno la stessa quantità d’acqua di una piccola città. Si è infatti deciso che il tasso di pompaggio dell’acquedotto di Eggersdorf, predisposto per fornire a Tesla tutta l’acqua di cui necessita, debba subire un’aumento di 1,2 milioni di metri cubi all’anno. Gli ambientalisti si sono scatenati e due associazioni, Nabu e Grüne Liga, hanno fatto ricorso contro il provvedimento, di fronte al tribunale amministrativo di Francoforte sull’Oder.

Tesla Elon Musk
Elon Musk. The Royal Society, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

La lotta delle associazioni ambientaliste in tribunale

In aula, le associazioni hanno prodotto una perizia del 1977, che risale a quando l’acquedotto era nuovo e stabilisce un limite al pompaggio di soli 6900 metri cubi d’acqua al giorno. E all’epoca non c’erano cambiamenti climatici ed erano presenti molte più falde acquifere, nella regione.

“Ora, invece di adeguarsi ai cambiamenti climatici e pompare meno acqua, la quantità verrà aumentata a 10.300 metri cubi al giorno” ha commentato uno sconcertato Marten Lange-Siebenthaler, di Nabu. Lange-Siebenthaler ha spiegato anche che la scelta di Tesla rischia di avere un impatto molto negativo anche su Berlino. Il bacino dell’acquedotto di Friedrichshagen, nella parte orientale della capitale tedesca, confina infatti direttamente con le aree di due impianti nel Brandeburgo. In poche parole, si rischia una concorrenza idrica dalle brutte ripercussioni e cioè una maggiore estrazione di acqua in entrambi siti, con inevitabili ripercussioni negative, in termini di impoverimento, anche sulle falde acquifere delle aree vicine. In poche parole, un disastro.

Una sentenza che non convince: associazioni pronte al ricorso

La sentenza, tuttavia, non ha soddisfatto le associazioni. Il ricorso è stato accolto, ma non sulla base di considerazioni di merito, bensì per un puro rilievo procedurale. La popolazione non sarebbe infatti stata sufficientemente coinvolta nel processo di approvazione del provvedimento. Se e quando questo errore procedurale verrà sanato, la sentenza diverrà vincolante e Tesla potrà pompare più acqua.

Per poter avere una vittoria reale e quindi “blindare” il risultato, le associazioni hanno quindi deciso di fare ricorso presso il tribunale amministrativo superiore. “Lunedì abbiamo presentato una richiesta di autorizzazione all’appello” ha dichiarato martedì Christiane Schröder, amministratore delegato di Nabu.

Ce la faranno gli ambientalisti a contrastare le ambizioni di Tesla e quindi un tracollo della già precaria situazione idrica del Brandeburgo?

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