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Zohra G., uccisa dal compagno. In 300 protestano a Berlino: “Lasciata sola dallo Stato”

Circa 300 manifestanti hanno marciato nel distretto berlinese di Pankow per chiedere giustizia per Zohra G., uccisa dal compagno ad aprile.

Il gruppo che ha organizzato la protesta unisce diverse iniziative e ha espresso rabbia verso le istituzioni, ritenendo che la donna non fosse stata protetta abbastanza dall’uomo.


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In 300 marciano accusando lo Stato di complicità nella morte di Zohra G.

A Berlino 300 persone hanno marciato attraverso Pankow per ricordare la recente e terribile fine di Zohra G., donna afghana di 31 anni e madre di sei figli, uccisa il 29 aprile 2022 dal suo compagno. L’uomo, un 42enne da cui la donna si stava separando, è al momento in custodia cautelare. I manifestanti hanno chiesto un’indagine completa sul delitto e su eventuali errori della polizia e hanno chiesto a gran voce misure più incisive per contrastare la violenza sulle donne.

La manifestazione è partita dalla stazione della metropolitana e della S-Bahn di Pankow fino a Maximilianstraße, dove i manifestanti si sono fermati e hanno tenuto un comizio vicino alla scena del terribile delitto, che si trova vicino a un parco giochi. Grande è stata la rabbia per quella che è stata considerata come una tragedia annunciata. In un comunicato pubblico, diffuso prima dell’evento, gli organizzatori hanno infatti attaccato le istituzioni parlando di “complicità degli organi dello Stato”.

La vittima aveva chiesto aiuto due mesi prima della sua morte

Due mesi prima del suo brutale omicidio, avvenuto peraltro davanti ai suoi figli, Zohra G. aveva infatti denunciato per la prima volta il marito e in seguito aveva chiesto aiuto anche al personale di sicurezza della struttura per rifugiati in cui risiedeva. In seguito ad ulteriori due denunce contro l’uomo, presentate dalla polizia nelle settimane successive, il 42enne era stato bandito dalla casa in cui viveva la moglie.

Al momento, le forze dell’ordine stanno verificando le loro responsabilità eventuali o la presenza di possibili errori relativi a una protezione inefficace della donna, nonché valutando se debbano essere emessi provvedimenti disciplinari interni.

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