Intervista esclusiva a Ragna Long: Luz Long, Jesse Owens e quell’amicizia osteggiata dal nazismo

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Luz in tenuta da boy scout, nel 1925, con Friedel, Lotti, Bastel e il cane Peter, nel loro magnifico prato di Probstheida. Per gentile concessione di Ragna Long

di Lucia Conti

In seguito alla pubblicazione del nostro articolo sull’amicizia tra Jesse Owens e Luz Long, che attirò l’attenzione del mondo durante le Olimpiadi tenute nella Germania nazista nel 1936, siamo stati contattati dalla nuora di Luz, Ragna Long. Insieme al marito Kai (figlio di Luz), Ragna ha fatto ricerche e pubblicato una biografia, “La carriera di un atleta nel Terzo Reich” (tit. originale “Luz Long – eine Sportlerkarriere im Dritten Reich”), in cui eventi sconosciuti della vita di Luz sono stati raccontati attraverso foto, documenti e diari.

Oggi, in esclusiva sulle pagine del nostro magazine, ci racconta Luz Long da una prospettiva inedita: quella di un familiare.


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Signora Long, chi era Luz? Sappiamo che era un atleta di talento e che parallelamente alla sua carriera sportiva, cioè dal 1934, frequentava l’Università di Lipsia. Nel 1939 ottenne la laurea in giurisprudenza e nel 1941 superò il secondo esame di Stato ad Amburgo, ricevendo il titolo di Ass.jur, che gli permise di lavorare come giudice. Ma come lo descriverebbe, come membro della famiglia?

Cara Lucia, ti ringrazio molto per questa intervista, ma prima di risponderti, devi capire i difficili tempi politici in cui Luz è cresciuto e la famiglia da cui proviene. I suoi parenti erano scienziati famosi, come il Prof. Justus von Liebig e il Prof. Dr. Karl Thiersch, dentisti, come il Dr. Friedrich Louis Hesse, o teologi, come Karl Gustav Adolf von Harnack. Queste persone erano tutte legate a livello familiare, com’era comune nel XIX secolo, sotto l’Impero Tedesco. In breve, Luz apparteneva alla classe media istruita.

Suo padre, Carl Hermann Long, rilevò la farmacia di famiglia a Lipsia nel 1907. In precedenza aveva vissuto in Venezuela per molti anni ed era conosciuto in famiglia come un “donnaiolo”. Sua madre, invece, aveva studiato, era una donna molto colta per l’epoca. Aveva superato degli esami di inglese e aveva fatto in modo che tutti i suoi figli crescessero conoscendo più lingue e ricevessero un’istruzione e un’educazione rigorosa, parallelamente ai loro interessi sportivi.

Il famoso chimico e accademico tedesco Justus von Liebig. Unknown authorUnknown author, Public domain, via Wikimedia Commons

Cosa può dirmi del contesto storico in cui visse Luz?

Sappiamo che nacque nel 1913, l’anno dell’inaugurazione, da parte del Kaiser Guglielmo, del Monumento alla Battaglia delle Nazioni a Lipsia/Probstheida, e crebbe sotto il cosiddetto Impero Tedesco, in un contesto in cui dominavano ufficiali eleganti e grandi parate militari.

Quando nel 1914 scoppiò la prima guerra mondiale, Luz poté sperimentare indirettamente, attraverso suo zio Fritz, cosa significasse morire in battaglia. Quando tornava a casa in licenza, Fritz raccontava le azioni di guerra con grande ricchezza di immagini e apprendiamo da Johanna, la madre di Luz, che il suo amatissimo fratello venne ucciso durante un’azione. Ecco perché i giocattoli dei bambini di allora erano soldatini di latta, tamburi, insomma, giocattoli di guerra! Il conflitto avrebbe dovuto finire rapidamente, ma durò fino al 1918.

Il Kaiser Guglielmo II e Carlo I di Romania. Bundesarchiv, Bild 102-00618 / CC BY-SA 3.0 DE, CC BY-SA 3.0 DE <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/de/deed.en>, via Wikimedia Commons

Suo zio Fritz era tenente e tornò indenne dalla guerra. Prima e dopo fu sempre attivo come commerciante, a livello internazionale. Era già stato negli Stati Uniti, in Italia e in Egitto, prima del primo conflitto mondiale, parlava correntemente inglese, francese e italiano e imparò facilmente anche il russo. Era considerato un “dandy”, in famiglia, e trasmise ai suoi nipoti il suo gusto eccellente per gli abiti, la musica e le avventure divertenti. Con grande dispiacere della madre di Luz, Johanna.

Luz schizza il fratello Bastel, 1925. Per gentile concessione di Ragna Long

Luz fu ucciso a 30 anni, in Sicilia, nel 1943, durante l’operazione Husky, più nota agli italiani come lo “sbarco degli alleati”. Questa però è la fine della sua storia. Torniamo indietro. Che ragazzo era e in che Germania crebbe?

Dopo la fine della prima guerra mondiale, il Kaiser Guglielmo abdicò e fu proclamata la Repubblica di Weimar, costituita contrattualmente come una nuova democrazia e sulla base dell’obbligo della firma del Trattato di Versailles.

Molti tedeschi videro questo come un errore e ci vollero anni perché i cosiddetti “dorati anni venti” raggiungessero la popolazione. Luz sperimentò anche questo, da scolaro, e cioè la parziale povertà della popolazione tedesca. Anche se, come figlio di un farmacista, crebbe privilegiato, così come i suoi fratelli. Andò a scuola, frequentò i Boy Scout, praticò molti sport, gli furono impartite lezioni di musica, insomma, in breve, ricevette l’educazione e l’istruzione della “classe superiore” dell’epoca.

Luz, nel 1925. Per gentile concessione di Ragna Long

Poi, nel 1929, ci fu il crollo del mercato azionario e cominciarono tempi di magra. C’era molta povertà, anche se il padre di Luz se la cavava bene, con la sua farmacia. Tuttavia, questo costituì un terreno fertile per Adolf Hitler e il partito nazionalsocialista (NSDAP). Il 1933 fu l’anno in cui Hitler salì al potere e nel 1939 scoppiò la seconda guerra mondiale e Luz fece il suo dovere, chiedendo di combattere per la sua patria come soldato, e cadde in Sicilia.

Nel 1933, nello stesso periodo in cui Adolf Hitler veniva eletto cancelliere del Reich, Luz vinse il suo primo campionato tedesco nel salto in lungo, come studente delle superiori. Prese molto tardi la maturità, all’età di 20 anni, perché dedicava più tempo allo sport che ai compiti. Questa sorprendente vittoria risvegliò in lui la passione per lo sport competitivo. Si allenava con Georg Richter allo Sport Club di Lipsia, ma era solo uno dei tanti giovani che vi praticavano il loro sport.

Luz con la sua DKW Front Reichsklasse. Per gentile concessione di Ragna Long

Al 1933 risale anche l’acquisto della sua prima moto, che Luz comprò con i soldi che aveva risparmiato grazie al sostegno del padre. Dopo la sua seconda vittoria come campione tedesco, nel 1934, suo padre gli regalò la prima auto.

Era un uomo previdente e voleva risparmiare al figlio i lunghi viaggi necessari per gli allenamenti, per l’università e per i campionati. Luz era istruito e parlava inglese e francese, si presentava come un uomo di mondo e sicuro di sé ed era stato educato a vestirsi in modo appropriato per ogni occasione.

Luz e Lotti Trenkler, 1934. Per gentile concessione di Ragna Long

Come ogni adolescente del suo tempo, quando non c’erano gare, amava andare alle feste, fumare, bere e fare le notti in bianco. Durante le vacanze scolastiche, i suoi genitori facevano sempre in modo che non praticasse sport, ma che ad esempio esplorasse la Germania in bicicletta, con suo fratello Bastel. Nel 1934 incontrò a un ballo in maschera, a Lipsia, la sua futura moglie Gisela Behrens, di Amburgo.

Come e quando nacque questa grande passione di Luz per lo sport?

Luz aveva sempre amato lo sport ed era membro della sezione giovanile dello Sport Club di Lipsia dal 1928. La svolta avvenne nel 1932, quando il suo allenatore, Georg Richter, decise di indirizzarlo verso il salto in lungo e lo convinse che era la disciplina adatta a lui.

Luz non era un talento naturale, come il suo futuro amico Jesse Owens. Luz era di corporatura molto esile, non era molto veloce nello scatto e lavorava sullo “Schwebehangstil”, che il suo allenatore, Georg Richter, aveva inventato per lui. In seguito lo avrebbero chiamato anche “il marinaio dei saltatori in lungo”. Sembrava quasi volare nell’aria senza sforzo, più che saltare. Luz pesava solo 72 kg ed era alto 1,84 m.

Luz e Gisi (Gisela), nel 1934. Per gentile concessione di Ragna Long

Concentriamoci sull’episodio per cui Luz è diventato incredibilmente famoso. Durante i Giochi Olimpici, nella Berlino del 1936, fece amicizia con un atleta afroamericano, Jesse Owens. Molto è stato scritto a riguardo, ma ora ho la possibilità di parlarne con una persona che fa parte della cerchia familiare di Luz. Come commenta l’episodio?

Prima di tutto, tutti gli atleti tedeschi avevano seguito le notizie provenienti dagli Stati Uniti. Avevano saputo quando Jesse Owens aveva saltato 8,13 m ad Ann Arbor, nel 1935, ed erano informati del fatto che battesse un record mondiale dopo l’altro. Pertanto, la questione su chi fosse “il favorito” non si pose mai davvero. Ogni atleta europeo era felice di poter gareggiare contro Owens e sperimentare un’eccezionale tecnica di salto e ognuno era grato di essere stato nominato dal proprio Paese per il più grande evento sportivo del 1936: le Olimpiadi di Berlino.

Jesse Owens. Los Angeles Daily News, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

L’obiettivo di Luz era poter competere contro i migliori del mondo e di fare del suo meglio. Nel 1935 iniziò il periodo di preparazione e nel suo articolo, ”Auf Kämpfen durch Europa” (Sulle gare attraverso l’Europa), descrisse come aveva conosciuto quelli che sarebbero divenuti i suoi successivi avversari, per capire i loro punti di forza e le loro caratteristiche.

Ai campionati mondiali studenteschi di Budapest, gareggiò contro i giapponesi Naoto Tajima e Masao Harada e arrivò secondo dopo Tajima. Alle Olimpiadi, tuttavia, dovette prima competere con altri atleti eccezionali, nonché amici, come il tedesco Wilhelm Leichum, l’italiano Arturo Maffei, il francese Robert Paul e altri. Alla fine della stagione agonistica, calcolò di aver percorso 15.000 km, facendo sport. Questa fu la sua conclusione: “La mia ricompensa è aver acquisito esperienza e spirito agonistico internazionale per il difficile compito dei Giochi Olimpici di Berlino 1936”.

Alloggio di Jesse, presso il Villaggio Olimpico di Berlino. Foto scattata da Angela Fiore nel 2014

Come e quando si incontrarono, Luz e Jesse?

Jesse si trasferì nel villaggio olimpico di Berlino con la sua squadra americana alla fine di luglio del 1936, mentre Luz preferì continuare ad allenarsi a Lipsia, con Georg Richter, per concentrarsi solo su se stesso, prepararsi con qualsiasi vento e clima, al mattino o alla sera, nel suo ambiente familiare. Ci sarebbero state troppe distrazioni al Villaggio Olimpico e Richter voleva evitarlo.

C’era molta professionalità in tutto il suo lavoro e Luz veniva predisposto, mentalmente e fisicamente, per essere, come diceva Georg Richter “puntualmente in forma”. Il 4 agosto del 1936, Jesse e Luz si incontrarono per la prima volta durante la gara. Jesse Owens stava ancora facendo la sua gara eliminatoria sui 200 metri, arrivò correndo e pensava di avere a disposizione un salto di prova, come si us in America. Ma i giudici di gara furono irremovibili e il salto fu considerato non valido. Anche il suo secondo salto risultò nullo e così, questo lo disse Jesse più tardi, Luz gli si avvicinò e gli consigliò di staccarsi molto in anticipo rispetto all’asse di battuta.

Villaggio Olimpico di Berlino. Foto scattata da Angela Fiore nel 2014

Questo non è mai stato confermato da Luz, ma senza Jesse Owens in finale le Olimpiadi non sarebbero state il degno evento di salto in lungo di cui si parla ancora oggi. Inoltre, Luz e gli altri atleti volevano disperatamente competere con lui. Per inciso, questo “mito” è stato riportato anche nella biografia di Arturo Maffei, ”Un salto… lungo una vita”, di Gustavo Pallicca.

La foto di Luz e Jesse che camminano a braccetto alla cerimonia di premiazione, davanti agli occhi di Adolf Hitler, ha fatto il giro del mondo e ha un impatto che oggi possiamo facilmente testimoniare. Come considerate questo episodio, in famiglia?

Come famiglia, lo chiamiamo “coraggio civile”. Non ha niente a che vedere con il razzismo, secondo noi. Fu una competizione memorabile. Tanta pioggia e vento e 100.000 spettatori che prestavano particolare attenzione a questo salto in lungo. In un’intervista rilasciata in seguito, Luz commentò il suo gesto sottolineando che: “A volte fai solo quello che il tuo cuore ti dice di fare”.

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Luz Long e Jesse Owens camminano a braccettoì attraverso lo Stadio Olimpico di Berlino, durante le Olimpiadi estive del 1936.. n/a, CC0, via Wikimedia Commons

I migliori saltatori in lungo del mondo gareggiarono per le medaglie, prima nelle gare preliminari, in un serrato testa a testa. Luz doveva sempre convertire le lunghezze dei salti in lungo di Tajima e Jesse da metri a pollici. Dopo i preliminari e prima della finale, Heinrich Hoffmann, il fotografo personale di Adolf Hitler, scattò la foto di Jesse e Luz sdraiati sull’erba.

Quello fu il momento in cui Georg Richter capì che la concentrazione di Luz era stata disturbata e la vittoria divenne una prospettiva lontana. In finale, la classe superiore di Jesse divenne chiara. Nel salto registrò un fantastico 8,06 m e Luz era più che soddisfatto del suo record europeo di 7,87 m. Terzo arrivò Naoto Tajima, seguivano l’italiano Arturo Maffei, il tedesco Wilhelm Leichum e il francese Paul Robert.

Villaggio Olimpico di Berlino. Foto scattata da Angela Fiore nel 2014

Sia nelle cronache che nel libro di suo marito, Luz non è esattamente ritratto come un’oppositore del regime nazista. Ha idea di quale posizione avesse Luz, a riguardo?

Secondo la madre di Kai, Luz non era una nazista. La politica non aveva un ruolo importante, per lui. Aveva così tanti impegni con i suoi studi di giurisprudenza, il suo lavoro come tirocinante in tribunale e le sue numerose gare ed esibizioni obbligatorie.

Naturalmente, ebbe molti inviti in quanto sportivo famoso: fu ricevuto da Adolf Hitler nella sua loggia dopo la sua vittoria, divenne un membro onorario del suo Sport Club di Lipsia, ricevette le congratulazioni del principe ereditario e fu invitato a comparire nel film “Olympia”, girato da Leni Riefenstahl, che lo portò nella penisola dei Curoni per filmare.

Leni Riefenstahl con un cameraman (Walter Frentz), durante le riprese del film “Olympia”, agosto 1936. Bundesarchiv, Bild 146-1988-106-29 / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 DE <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/de/deed.en>, via Wikimedia Commons

Nella famiglia di Luz, si pensava che Hitler fosse solo un fenomeno marginale da sopportare e si cercava di aiutare coloro che venivano perseguitati, ma solo nella misura in cui non si mettevano in pericolo i propri cari.

Tuttavia ci sono stati anche membri della famiglia, come Ernst von Harnack, presidente di distretto prussiano, che in seguito si unì al gruppo di resistenza di Stauffenberg e partecipò alla rivolta del 20 luglio 1944 (l’attentato a Hitler noto come “operazione Valchiria”, ndr) e per questo fu condannato a morte dal tribunale del popolo e impiccato il 5 marzo 1945.

Claus Schenk Graf von Stauffenberg. Organizzò ed eseguì l’attentato a Hitler del 20 luglio 1944 (noto con il nome in codice di Operazione Valchiria). AnonymousUnknown author, Public domain, via Wikimedia Commons

Torniamo a Luz a braccetto con Jesse Owens, durante le Olimpiadi di Berlino del 1936. Si aspettava, Luz, la reazione che ebbe il regime?

La telefonata privata a Luz da parte del vice di Adolf Hitler, Rudolf Hess, fu di sicuro inaspettata e molto stressante. L’ordine “mai più abbracciare un ne*ro” lo fece certamente riflettere. Da quel momento in poi, Luz fu classificato dai nazisti come “privo di coscienza razziale”.

Eppure, ho letto nella biografia su Arturo Maffei che Hitler, allo stadio, si congratulò personalmente con Arturo e Jesse, ormai amici intimi, mente camminavano all’interno del tunnel. Non ci fu una stretta di mano perché, cito Maffei, “il cancelliere del Reich, Adolf Hitler, si avvicinò a loro e tese la mano a Jesse, ma Jesse fece il saluto militare. Hitler capì il suo errore e fece anche lui il saluto militare, mentre Jesse a quel punto gli tendeva la mano a sua volta!”.

L’atleta italiano Arturo Maffei. Unknown author, Public domain, via Wikimedia Commons

Suo marito Kai, figlio di Luz Long, ha scritto la biografia di suo padre e custodito la sua memoria attraverso i decenni. In che modo il suo background familiare lo ha influenzato?

In nessun modo. Anche se non aver mai conosciuto suo padre gli è dispiaciuto per tutta la vita. Quando Luz morì, sua moglie Gisela era incinta del loro secondo figlio, Wolfgang Matthias. Purtroppo non aveva avuto il permesso di tornare a casa in congedo, come accadeva di solito, in questi casi. Ecco perché la sua ultima lettera dal fronte fu indirizzata proprio a sua moglie ed è datata 29 maggio 1943.

Nella lettera c’è un passaggio in cui Luz scrive “ora siamo accampati in tenda su un bel prato fiorito, circondato da montagne, in tutta tranquillità”. Il giorno dopo, il 30 maggio 1943, nacque il suo secondo figlio, Wolfgang Matthias. Il 14 luglio 1943 Luz fu ucciso in azione e risultò disperso per sette anni.

Fanteria della 51ª Divisione Highland scende a terra da una nave da sbarco durante l’operazione Husky, Sicilia. luglio 1943. No 2 Army Film & Photographic Unit, Wackett, Frederick (Sergeant), Public domain, via Wikimedia Commons

Ci sono stati altri contatti, tra la famiglia Long e la famiglia Owens?

Sì, ma Kai è stato l’unico a incontrare e conoscere Jesse Owens, nel 1951 e nel 1964. Ha poi incontrato sua moglie Ruth nel 1981, quando la città di Berlino ha intitolato una strada a suo marito ed entrambi sono stati invitati alla cerimonia. Come famiglia siamo stati invitati dal Senato di Berlino all’inaugurazione dello Stadio Olimpico, nel 2004. Lì abbiamo incontrato la nipote di Jesse, Gina Hemphil-Owens, e suo marito Bill. Nostra figlia, Julia Vanessa, e Gina, hanno avuto il grande onore di accendere insieme la fiamma olimpica in memoria dei loro nonni, Jesse e Luz.

Nel 2009 siamo stati invitati ai Campionati del mondo di Berlino dal Dr. Bach, del Comitato Olimpico Tedesco (DOSB), e dal Dr. Prokop, dell’Associazione Tedesca di Atletica Leggera (DLV), e in quella circostanza la nipote di Jesse, Marlene Dortch-Owens, ha avuto l’onore, insieme a Julia, di consegnare le medaglie ai vincitori della gara di salto in lungo.

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Kai e Ragna Long, con la loro figlia, Julia, nel 2009. Photo credits: Sabine Milde

Nel 2012, Julia ha incontrato un altro nipote di Jesse, Stuart Rankin-Owens, mentre era con degli amici ad una festa privata, a Monaco di Baviera. Nel 2017, infine, siamo stati invitati dalle tre figlie di Owens al Jesse Owens Awards Gala, a New York. Purtroppo, sono stata l’unica a poter rappresentare la famiglia, in quella circostanza. Ho alloggiato nel famoso New York Gentlemen Athletic Club del 1868 e la cerimonia si è tenuta al Lincoln Center. Quella sera, anche Muhammad Ali è stato onorato dai suoi nipoti, così come la tennista Serena Williams.

Cosa si sente di dire, per concludere questa nostra intervista?

Vorrei ringraziare tutti coloro che ci hanno sostenuti nella realizzazione del libro nel 2015, della mostra, che si è tenuta a Lipsia nel 2013, e del documentario, andato in onda sulla NDR nel 2016.

Siamo stati in grado di mostrare ciò che Luz ha rappresentato: passione, fair play, coraggio civile, umanità e rispetto, e per questo è ancora oggi un modello per i giovani. Per questi straordinari risultati sportivi, Luz ha ricevuto un premio postumo, e noi, come famiglia, siamo stati premiati dal dottor Thomas Bach, nel 2021, con il Trofeo dei presidenti dell’International Olympic Committee (IOC).

 E infine grazie, Lucia, per la bella intervista.

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