Berlino, vernice spray sul murale BUTTERFLY. L’autore: “Credevo che almeno tra artisti ci fosse rispetto”

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di Michele Tombolini

Qualche giorno fa, sono stato avvisato che il palazzo a quattro piani dove ho realizzato il murale Butterfly, al centro di Friedrichshain, Krossener Strasse 36, nel 2015, sta iniziando i lavori di restauro. La prima reazione alla notizia è stata traumatica, ma immediatamente dopo mi sono scoperto piacevolmente sorpreso dal rispetto dimostrato verso il mio lavoro.

Mi hanno detto infatti che la mia opera, Butterfly, sarebbe stata accuratamente tolta (fortunatamente l’immagine è composta da moduli in forex rinnovabili) e poi correttamente riposizionata a lavori ultimati.

Sono così affezionato a quest’opera e così legato al messaggio che ho voluto esprimere attraverso di essa, che il pensiero di non vederla per lungo tempo mi ha fatto un certo effetto. Ho pensato alla città in cui ho vissuto per ben due meravigliosi anni, dal 2014 al 2016, sentendomi a casa, ho pensato ai berlinesi e a tutto il mondo che in quel periodo l’ha vista e riconosciuta, perché ormai Butterfly è un’icona.

Definita dalla stampa come una creatura fiabesca e senza tempo, è diventata simbolo del superamento del disagio dovuto all’incomunicabilità e alla mancanza di ascolto, e ancor più, di tutto quello che cambia e si evolve.


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Nemmeno il tempo di elaborare la sofferenza legata al fatto che l’opera potesse essere messa in stand-by, che ho ricevuto una mail anche più traumatica da parte dell’impresa edile incaricata del restauro. La ditta mi ha infatti comunicato l’avvenuto danneggiamento dell’opera da parte di alcuni pseudo-artisti di strada, se così vogliamo definirli (mi viene da chiamarli vandali), intervenuti sul murale con le classiche bombolette spray.

La notizia mi ha sconvolto talmente tanto che quella notte non sono riuscita a chiudere occhio. Emozioni come tristezza e delusione hanno sopraffatto i miei pensieri per diverse ore, mentre pensavo a quell’atto vandalico, eseguito, tra l’altro, da persone che si definiscono street-artist. Credevo che, almeno tra gli artisti, ci fosse rispetto.

Butterfly è il mio orgoglio! È l’opera che rappresenta più di tutte, per me, una grande storia di vita, di cadute e di risalite, di sofferenze e di amori, di censure e liberazioni e di quel grido silenzioso e risonante della sfida all’omertà e all’indifferenza. Ed è per questi motivi che vivo ancor più intensamente l’episodio in questione come un abuso, una vera e propria violenza.

La bambina, come la farfalla, nella sua bellezza e fragilità, rischia di non volare più nel momento in cui viene attaccata da un pericolo esterno. Tuttavia, voglio rivolgere al pubblico un messaggio rassicurante e ottimistico: Butterfly ritornerà più bella di prima! La sua autenticità sarà protetta, l’innocenza e la sua libertà saranno salvaguardate, per poter ritornare a osservarla incantati, alla giusta distanza: quella del rispetto.

Michele Tombolini è nato a Venezia e attualmente vive e dipinge a Berlino.
Dal 1990 è diventato sempre più popolare, il suo nome è presente in molte pubblicazioni d’arte ed è censito nell’Archivio storico della Biennale di Venezia, alla quale ha partecipato nell’edizione 2013. Negli ultimi anni la sua produzione artistica si è spinta verso tematiche contemporanee di notevole rilevanza sociale, con una serie “new pop” che risente dell’influenza del clima artistico berlinese e che vede in “Butterfly”, il murales di 30 metri posto nel centro della capitale tedesca, la sua opera di punta.

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