Si fingono una nazi band e accusano Spotify. La geniale trollata degli Hetzjäger

Foto concessa da Laut gegen Nazis

Un cavallo di troia contro la musica di estrema destra su Spotify e sulle altre piattaforme di streaming: così è stata definita la finta nazi band Hetzjäger, fondata dagli attivisti antifascisti tedeschi di “Laut gegen Nazis” (traducibile in italiano come “A gran voce contro i nazisti”) come parte di una mirata e originale azione politica. Facciamo un passo indietro: Spotify, in questo momento, è oggetto di aspre critiche per i contenuti controversi ospitati sulla piattaforma. Il caso più celebre delle ultime settimane è quello dell’ex comico americano, oggi commentatore di area populista e negazionista della pandemia Joe Rogan, il cui podcast è fra i più seguiti al mondo. Per protestare contro la sua presenza su Spotify e contro la diffusione incontrastata di false informazioni da parte di Rogan, il cantautore Neil Young ha fatto ritirare la propria musica dalla piattaforma. La disinformazione sul Covid, però, non è l’unico problema del servizio di streaming svedese – e neppure di altre piattaforme come Youtube e Apple Music.

Foto concessa da Laut gegen Nazis

Nascita di una nazi band. Così il singolo degli Hetzjäger ha sfruttato l’algoritmo di Spotify

Proprio per dimostrare quanto sia facile, per chi diffonde contenuti di estrema destra, promuoversi online grazie ai servizi di streaming, gli attivisti di Laut gegen Nazis hanno costruito a tavolino una finta nazi band. Lo hanno fatto studiando nel dettaglio tutti gli stilemi di questo filone musicale, dall’estetica ai testi, dalle sonorità alle scelte stilistiche e hanno composto e registrato un unico pezzo, “Kameraden”, per il quale hanno girato anche un video, lanciato su Youtube e visualizzato migliaia di volte nei primi tre giorni. La promozione precedente al lancio e il teaser hanno fatto arrivare la band, sfruttando gli algoritmi delle piattaforme, all’attenzione dei fan della musica di estrema destra di lingua tedesca, fornendo agli Hetzjäger un pubblico molto vasto al quale proporre il singolo, il cui lancio è avvenuto in diretta su Telegram.

Foto concessa da Laut gegen Nazis

Da quel momento, i destinatari della promozione hanno capito di essere stati vittima di un’elaborata trappola o, per essere più precisi, di una delle più divertenti “trollate” degli ultimi anni.


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Il video: dall’estetica neonazi a un inno contro l’odio

Il video inizia proprio come ci si aspetterebbe da un gruppo della scena di estrema destra: le immagini sono in bianco e nero, i membri della band si muovono in un bosco, indossando pellicce nere che ricordano i personaggi delle saghe nordiche e maschere di animali come lupi, cani dobermann e orsi. I dettagli degli anfibi neri sulle foglie si alternano a scene in cui il gruppo regge delle torce e a immagini di repertorio di esplosioni e aerei da guerra. Un tappeto musicale di rock oscuro, sporco e testosteronico supporta un testo che parla a quell’ascoltatore che si sente solo, che sente di non avere voce, che vede la patria “cedere al nemico” mentre vagheggia i “vecchi tempi” e il ritornello è un classico “non siamo solo camerati” e “non cederemo”.

Foto concessa da Laut gegen Nazis

Dopo il primo minuto (che, possiamo garantirvelo, se passato ad ascoltare una rock band di estrema destra può essere lunghissimo) le cose cambiano. Nel video cominciano a irrompere prima poco a poco, poi in modo sempre più prepotente, colori vivaci e toni del rosa e del magenta e un altro personaggio guadagna la scena. Anche il nuovo arrivato indossa una pelliccia, che però è bianca, e una maschera da gufo di un rosa vivace e inizia a spiegare agli ascoltatori, ormai caduti in trappola, che questo video non è ciò che si aspettavano.

Ne ho abbastanza di te / Questa canzone è il mio territorio / Ti fa il solletico nell’orecchio destro e io la sfilo dal sinistro” e il ritornello diventa “non siamo i vostri camerati”. Non mancano gli attacchi diretti alla “merda marrone” (il colore attribuito ai fascisti in Germania è il marrone e non il nero, dal momento che le camicie nere erano un fenomeno italiano, mentre il colore delle camicie dei militanti nazisti era appunto il marrone) e il proposito di combattere contro l’odio, la propaganda, la falsa informazione. Nel frattempo il video è diventato un tripudio di colori vivaci, le maschere da lupo hanno lasciato il posto a quelle da coniglietto bianco, gli anfibi a costumi metallizzati e leopardati.

Il video termina con un appello alle piattaforme di streaming perché eliminino i contenuti estremisti e la propaganda neonazista dai propri servizi.

Foto concessa da Laut gegen Nazis

I neonazi hanno vita facile sulle piattaforme streaming

Al momento, va detto, a non essere più reperibili su Spotify sono proprio gli Hetzjäger, mentre è estremamente facile trovarvi band e cantautori dalle tendenze palesemente estremiste come gli Übermensch, il cantautore Sascha Korn, Hannes Ostendorf, fondatore e frontman della band hooligan Kategorie C, presente sulla piattaforma nella sua versione solista o i nostrani 270bis.

L’operazione di Laut Gegen Nazis, peraltro, ha il grande merito di porre l’attenzione su un effetto particolare dell’algoritmo, che è quello di aggregare immediatamente gli estremisti identificando l’intera offerta a loro destinata. Chi scrive, per esempio, si è sacrificata per il bene dei lettori, verificando la presenza su Spotify e Youtube dei nomi sopra citati e anche la discutibilità dei loro testi e ora, grazie alla magia dell’algoritmo delle due piattaforme, viene considerata dai giganti dello streaming come una simpatizzante dell’estrema destra e riceve suggerimenti di band e artisti affini che già per nomi, titoli e grafiche delle copertine fanno venir voglia di sprangare la porta e tutte le finestre di casa e soprattutto spingono ad abbassare il volume onde evitare che i vicini si facciano un’idea sbagliata dell’italiana del primo piano. E siccome la suddetta si è anche dimenticata di impostare la sessione privata su Spotify, ha anche condiviso con tutti i propri amici questi ascolti indecenti, facendo evidentemente una figura barbina.

Non riporteremo, naturalmente, nessuno dei testi né dei titoli di questi “autori”, ma vi lasciamo con lo splendido video degli Hetzjäger, che per essere davvero credibile come video di un gruppo di estrema destra ha un solo difetto: è prodotto troppo bene.

 

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